Alien - La clonazione, la recensione del quarto capitolo della saga

Ellen Ripley viene riportata in vita per vie genetiche e si trova ad affrontare la sua storica nemesi in Alien - La clonazione, quarto capitolo della saga.

recensione Alien - La clonazione, la recensione del quarto capitolo della saga
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Nel cinema a differenza della realtà la morte può non segnare la pietra tombale di un personaggio, a maggior ragione nel filone fantascientifico dove può accadere sempre l'impensabile. E donare giusta sepoltura alla figura di Ellen Ripley pareva un suicidio commerciale per la 20th Century Fox, che a cinque anni da Alien³ (1992), decide di riportare sul grande schermo l'iconica eroina interpretata d Sigourney Weaver. Lo script di Alien - La clonazione, curato da un Joss Whedon , successivamente deluso dalla visione del film, opta sull'escamotage genetico per rendere nuovamente Ripley l'assoluta protagonista della vicenda, ambientata duecento anni dopo gli eventi del titolo di David Fincher. La donna infatti viene clonata dalla corporazione militare al fine di recuperare l'embrione di xenomorfo dal suo torace con l'obiettivo di generare una regina che partorisca esemplari in gran numero per scopi bellici. Le cose andranno ovviamente per il verso sbagliato e Ripley dovrà cercare di sopravvivere in compagnia di una ciurma di contrabbandieri spaziali in cui milita anche la giovane e misteriosa Call, membro dei ribelli.

Ancora una volta

La domanda che tanti appassionati si sono fatti era se questo ennesimo sequel, il più odiato dai "puristi", fosse realmente necessario. La risposta non è però così scontata, visto che Alien - La clonazione pur aggiungendo poco di nuovo alla mitologia del franchise ha comunque dei sani istinti di genere, rivelandosi un solido b-movie ad alto budget e di ludico intrattenimento. Se la sceneggiatura ha sicuramente delle falle e delle forzature, con tanto di finale quantomai prevedibile (e citante parzialmente il capostipite), il costrutto filmico regge in quest'ennesima fuga per la sopravvivenza di una rinnovata Ripley, legata a doppio filo alle creature da un morboso rapporto filo-materno, e la progressiva eliminazione dei numerosi personaggi di contorno offre sequenze di buon impatto visivo, con scene rozzamente testosteroniche e una piacevole ironia nera che fa capolino in più occasioni. Il regista francese Jean-Pierre Jeunet, tornato nuovamente alla ribalta quattro anni dopo con il cult Il favoloso mondo di Amélie (2001) e autore in precedenza di due visionari titoli quali Delicatessen (1991) e La città perduta (1995), condensa il suo personalissimo stile in scenari metallici e claustrofobici, ambientazione perfetta seppur abusata capace di nascondere insidie dietro ogni angolo, e ricicla alcuni dei suoi interpreti feticcio (Ron Perlman e Dominique Pinon) nei ruoli principali, ricchi di una certa varietà caratteriale e fisica. Dilemmi etici e morali sono così presenti sia nella sorprendente rivelazione legata all'identità della giovane Cass (Winona Ryder) che nei tormenti di una Ripley costretta a confrontarsi con la sua essenza genetica, con alcune sequenze vagamente disturbanti a speziare anche psicologicamente la vicenda. Vicenda in cui gli xenomorfi sono, come da tradizione, l'incarnazione assoluta del ferale predatore, realizzati con ottimi effetti speciali e al centro di sequenze inedite come quella ambientata sott'acqua. Per un divertimento horror oriented che, pur non reggendo il paragone coi primi due capitoli, gioca bene le proprie carte spettacolari.

Alien - La clonazione Ha sani istinti da b-movie il quarto, bistrattato, capitolo della saga con protagonista Sigourney Weaver, qui riportata in vita per vie genetiche e costretta a confrontarsi ancora una volta con la sua atavica nemesi. Lo stile visionario di Jean-Pierre Jeunet ben si adatta ad una vicenda che, pur non priva di imperfezioni, segue con brio il classico canovaccio del gatto col topo in un'ambientazione "chiusa" in cui inesorabilmente ha luogo il prevedibile massacro. Alien - La clonazione intrattiene con una rozza ironia di genere e un vago scavo psicologico in due dei personaggi principali, sorreggendo l'impianto spettacolare della messa in scena grazie anche ad un cast di facce giuste al posto giusto che ci accompagnano fino al non del tutto riuscito epilogo, forse vero e proprio punto debole di un'operazione comunque godibile.

6.5

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