Recensione Alberto il grande

Carlo e Luca Verdone firmano un piccolo documentario omaggio per onorare il ricordo di Alberto Sordi, a dieci anni dalla sua sco

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In onore del decennale della scomparsa di Alberto Sordi, Carlo Verdone e suo fratello Luca realizzano un documentario omaggio che ripercorre i luoghi di casa Sordi (nella storica casa trasteverina di via delle Zoccolette dove il piccolo Verdone fu dirimpettaio del suo mentore che ivi abitò fino al 1958, ma anche nella maestosa villa di Via Druso dove Sordi spese tutto il resto della sua vita) ma anche e sopratutto i mille personaggi di un uomo che ha saputo ergersi a vera maschera del cinema italiano, incarnando con strabiliante veracità la vis creativa e la caustica furbizia tipica dell'essere italiani. Carlo Verdone, in qualità non solo di storico amico ma soprattutto nelle vesti di comico che ha in un certo senso raccolto e modernizzato il lascito artistico del grande Albertone nazionale, attraversa così i sacri spazi di un passato rievocato attraverso le interviste di tanti amici e colleghi di Sordi (calorose le testimonianze di Franca Valeri, Claudia Cardinale, Luigi Proietti, Pippo Baudo, Gian Luigi Rondi, Christian De Sica, Goffredo Fofi, Ettore Scola, Carlo Vanzina, Enrico Vanzina) e tramite la magia di alcune scene cult dei moltissimi film (più di 140 pellicole da attore e una ventina di titoli da regista) di quello che è stato un artista sotto molti punti di vista più unico che raro, amatissimo e imitatissimo (anche e soprattutto dallo stesso 'discepolo' Carlo Verdone). Quell'ironia caustica attraversata da una vena di cattiveria capace di cristallizzare in una risata o una smorfia la profonda duplicità della natura umana sono i due elementi principe che insistono nella filmografia di Sordi contribuendo a renderla una insidiosa ed esilarante carrellata di prototipi umani della nostra colorita società italiana. Un sorprendente album di fotografie in cui tutti noi possiamo rispecchiarci e che, a dieci anni dalla scomparsa, Carlo Verdone in sodalizio con il fratello vuole richiamare alla memoria con questo piccolo documentario dal titolo Alberto il grande.

Un documentario omaggio

Più che di un documentario canonico si tratta (invero) dell'occasione per Carlo Verdone di onorare il ricordo del suo mentore e maestro ispiratore Alberto Sordi ritornando per un'ultima simbolica volta su quelli che sono stati i luoghi e i momenti simbolo di un sodalizio umano e artistico che ha attraversato molte stagioni per farsi poi infine una sorta di vero e proprio rapporto padre-figlio, per buona parte descritto e profetizzato nelle frizioni relazionali di In viaggio con papà (di Alberto Sordi e con Carlo Verdone, 1982). Molti dunque i volti e i flash filmici chiamati a rievocare il carisma istrionico, il sorriso contagioso e l'incredibile capacità di bucare (e non solo occupare) lo schermo del grande Sordi, cristallizzatosi nella memoria del nostro cinema attraverso ruoli che lo hanno reso un'icona intramontabile. Attraverso Lo sceicco bianco (Federico Fellini, 1952) passando per I vitelloni (ancora Federico Fellini, 1953) e Un americano a Roma (Steno, 1954), fino ad arrivare ai personaggi simbolo della sua maschera comica come ne Il vigile (Luigi Zampa, 1960) o in E il Casanova di Fellini? (Gianfranco Angelucci, Liliane Betti, 1975), si evidenzia il piano circolare di quella capacità attoriale in grado di abbracciare la commedia e il dramma, coniugare la leggerezza e l'intensità con straordinaria naturalezza. Una carriera nata e nutritasi (proprio come per Carlo Verdone) all'ombra del Cuppolone e per le vie di una veracità romana (anzi, trasteverina) che ha forgiato il suo percorso artistico con i mille pregi e difetti che sono parte integrante del nostro Dna italiano e della nostra cultura. Carlo Verdone ricorda (più che racconta) l'immagine di quella superiorità artistica che non aveva timore di autoimporsi e auto-compiacersi, ma che (al contempo) accoglieva nella sua incredibile generosità la voce popolare di un essere italiani a tutto tondo. Una straordinaria carriera forse racchiusa e mirabilmente sintetizzata in due degli ultimi film capolavoro di Alberto Sordi, entrambi a opera di Mario Monicelli: Un borghese piccolo piccolo (1977) e Il marchese del grillo (1981). Perché in effetti è proprio nella dimensione becera e triviale di un'aristocrazia poco nobile e maligna (che si mischia al popolo per umiliarlo) e nelle piaghe di una pallida aspirazione borghese che insegue la propria emancipazione e poi vendetta sociale, che Sordi riuscì a cristallizzare al meglio la sua idea di italianità cagionevole e disperata, eppure sempre animata da una indomabile carica di vita.

Alberto il Grande Con Alberto il grande i fratelli Carlo e Luca Verdone realizzano un'opera che di fatto non insegue alcuna finalità artistica, se non quella di riportare alla memoria (se mai ce ne fosse il bisogno, ma forse in effetti ce n’è) l’ineguagliata vis artistica di Alberto Sordi, omaggiato dai fratelli Verdone in questo documentario che si ripropone (come primo obiettivo) di aprire un varco verso la conoscenza del passato, soprattutto (e possibilmente) a quella generazione di più giovani che oggi forse ignorano la grandezza di un cinema italiano che fu, anche (e forse soprattutto rappresentato) dalla geniale arroganza di un uomo e attore che ha genuinamente avuto il privilegio di affermare: “Ma io so io, e voi non siete un cazzo”.

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