Recensione Affare fatto

Vince Vaughn, Tom Wilkinson e Dave Franco nella commedia di Ken Scott, sempre in pericolante bilico tra trash e buonismo, ricca di stereotipi e cadute di tono, mai in grado di far realmente ridere.

recensione Affare fatto
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Aveva fatto parlare di sè con la riuscita commedia, un piccolo cult, Starbuck - 533 figli e... non saperlo!, produzione canadese del 2011 anche oggetto di (auto)remake hollywoodiano. E grazie al successo di quel suo secondo film Ken Scott è sbarcato nella Mecca del cinema due anni fa, dirigendo proprio egli stesso il rifacimento della sua produzione precedente, il ben più modesto Delivery Man, film che ha segnato l'inizio della sua collaborazione con Vince Vaughn, protagonista anche di Affare fatto. Scritto da Steve Conrad, già sceneggiatore de La ricerca della felicità e I sogni segreti di Walter Mitty, il titolo si avvale di altri interpreti di richiamo come Tom Wilkinson e, in ruoli secondari, Sienna Miller e James Mardsen, oltre che del fratello d'arte Dave Franco. Un vero e proprio flop di critica e di pubblico, tanto che in madrepatria ha recuperato con gli incassi neanche la metà del budget. E non è difficile comprenderne il motivo...

Job trip

Dan Trunkman è un business-man che decide di licenziarsi dalla sua azienda dopo che la sua superiore gli ha abbassato la percentuale di incasso sui contratti. L'uomo forma così una nuova società con il settantenne Tim, mandato via per anzianità, e il giovane ed inesperto Mike. Un anno dopo la genesi del neonato team, Dan riceve un messaggio riguardante un viaggio di lavoro a Portland per incontrare nuovi investitori. Inizia così un vero e proprio tour alla ricerca di fondi che condurrà l'inedito trio fino in Germania dove, tra Amburgo e Berlino, i nostri dovranno sfidare i ben più agguerriti concorrenti e al contempo dare un nuovo slancio alle loro appannate esistenze.

Non ci resta che piangere

Una commedia che non fa ridere è un insulto a tutto il genere. Affare fatto appartiene proprio a questa infausta categoria, con quel suo discordante mix tra trash di bocca buona e un irritante buonismo che strizza l'occhio alle famiglie, con problemi di bullismo e insicurezze che riguardano i figli di Dan. Ken Scott gioca coi luoghi comuni europei, trasportandoci in una Germania multi-etnica (e poco sfruttata dal punto di vista scenografico) dove hanno luogo caotici gay-pride, estenuanti maratone e violente manifestazioni di protesta. Ma il tutto resta sempre in uno svuotato sottofondo, concentrandosi principalmente sulle acerbe caratterizzazioni dei tre protagonisti: Dan, uomo determinato a raggiungere il successo; Tim, infelice della propria relazione coniugale e desideroso di nuove "avventure"; Mike, ragazzino goffo e ancora vergine. Con una sceneggiatura ai minimi termini, neanche un attore di razza come Tom Wilkinson (unico in forma tra i tre protagonisti) può rendere interessante il suo personaggio. E tra gag poco ispirate e non poche cadute di stile, i novanta minuti di visione fanno più effetto di un lassativo.

Affare fatto Improbabile mix tra trash e buonismo, Affare fatto è una commedia concettualmente sbagliata che si addentra nelle feroci sfide lavorative tra le società di investimento. Tra gli States e la Germania un viaggio noioso che sfrutta malamente certi stereotipi e infila una sequela di passaggi a vuoto, solo in parte attenuato dal mestiere di Vaughn e, soprattutto, Wilkinson.

3.5

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