Berlinale 65

Recensione Aferim!

Raccontare il presente prendendo spunto dal passato, in un Western che strizza l'occhio alla commedia nera

recensione Aferim!
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Nella Romania del diciannovesimo secolo, la giustizia non guarda a tribunali e processi, ma è affidata alle mani dei governatori e ai suoi funzionari. I reati possono essere molteplici e le pene vicine alla morte, soprattutto per la condizione degli zingari - schiavi spesso maltrattati nelle case dei propri padroni, costretti a prendere colpe che in realtà non hanno. Lo sa bene Carfin, zingaro macchiatosi di un reato che lo costringe alla fuga e quindi alla caccia di Cosdantin, un funzionario di legge che assieme a suo figlio si mette in viaggio per restituirlo alla giustizia ed avere così il suo pagamento. Aferim! è un’espressione che in turco significa “ben fatto”, la stessa che ripete anche il governatore, mano di una giustizia arcaica e corporale, che tuttavia nelle ideologie è meno lontana di quanto pensiamo.
Gli psicologi affermano che una persona è considerata mentalmente sana quando sa da dove viene, dov’è e dove vuole andare: probabilmente lo stesso può essere detto anche per le società, compresa quella rumena che non sarà mai completamente sana finché non affronterà con lucidità il suo passato comprendendolo, per poi guardare ad un futuro consapevole. Radu Jude tenta con la sua pellicola, fotografata in un provocatorio bianco e nero, quel viaggio così importante per il suo paese, mostrando il passato in un viaggio attraverso le mentalità della Valacchia del diciannovesimo secolo che punta a cercare le spiegazioni dei problemi presenti.

Un western ironico e particolare

Radu Jude mescola ottimamente i canoni del genere western con le tradizioni culturali del suo paese, la Romania, nascondendo dietro un’ironia pungente e mai invadente una piccola ma brillante commedia nera: dietro dialoghi spesso lunghi e dalle musicalità a noi sconosciute si nascondono pregiudizi, luoghi comuni che strappano una risata ma portano ad una profonda riflessione. La fotografia in bianco e nero della pellicola 35mm aiuta a dare quel tocco retrò alla pellicola che contrasta i dialoghi, rendendo il film estremamente particolare anche se complicato da comprendere a pieno per chi non ha gli strumenti adatti a scoprire la cultura rumena. Nonostante questo il film funziona comunque abbastanza, sfruttando il passato per raccontare il presente, raccontandoci che il razzismo non è solo in bianco e nero e non è solo del passato, ma arriva soprattutto fino a noi all’interno di un contesto che non può più essere ignorato.

Aferim! Al servizio del presente grazie ad un racconto passato, Aferim! si prende la responsabilità di portare sullo schermo la cultura rumena grazie ad un western pregno di amara ironia, divertente ed intelligentemente sopra le righe. Radu Jude dimostra una maturità di pensiero interessante, tuttavia non da al film un respiro più universale, rendendolo una pellicola classicamente festivaliera che difficilmente avrà respiro al di fuori del 65° Festival di Berlino.

6

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