Recensione Abbraccialo per me

Vittorio Sindoni affronta con Abbraccialo per me il dramma della malattia mentale e delle sue conseguenze affettive e sociali: un film che ha il limite di prediligere marcatamente i canoni televisivi a quelli prettamente cinematografici.

recensione Abbraccialo per me
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Francesco (detto Ciccio Tamburo per una manifesta passione per la batteria) vive in una piccola contrada sicula assieme alla madre Caterina (Stefania Rocca), al padre Pietro (Vincenzo Amato) e alla sorella Tania (Giulia Bertini). Affetto sin da piccolo da un disturbo mentale piuttosto evidente, Ciccio sarà spesso e volentieri oggetto di isolamento e scherno da parte della comunità. I suoi attacchi improvvisi, i suoi modi non ‘ordinati' e prevedibili di comportarsi lo renderanno infatti vittima del contesto sociale, assolutamente non in grado di comprendere né tanto meno lenire quel suo senso di alienazione. Uniche a difendere Ciccio e a spronarlo nel suo essere sé stesso saranno sempre e solo la madre e la sorella (perfino il padre sparirà presto dal circuito degli affetti di supporto). Ma col passare del tempo il disordine del ragazzo diventerà ingestibile anche per le due donne e dunque, come da protocollo, il ragazzo inizierà il suo calvario tra psicofarmaci e cliniche psichiatriche. Un percorso che non lo aiuterà a ritrovarsi, ma anzi lo renderà sempre più aggressivo e dipendente dalle terapie, generandogli anche uno scompenso cardiaco che aggraverà il suo stato di salute. Eppure, l'amore incondizionato di sua madre e sua sorella, resterà il solo mezzo a disposizione per cercare la strada giusta verso la quale indirizzarsi. Quella legata a doppio filo ai suoi desideri e alle sue passioni. Come ad esempio la passione per la musica e la batteria. Abbraccialo per me, ovvero le parole di una madre infine consapevole di dover fare una dolorosa scelta.

Ti regalerò una rosa

Di disabilità (fisica o intellettiva) il cinema ne ha parlato in lungo e in largo, sfornando non di rado anche veri e propri capolavori capaci di rileggere la diversità con occhi nuovi, osservarne non solo i limiti lampanti ma anche il valore nascosto di quel non essere ‘incanalati' nella struttura societaria di riferimento. Da piccoli cult anni '90 come Buon Compleanno Mr. Grape o Benny & Joon - tanto per citare un paio di piccoli gioiellini, a opere più canoniche come Rain Man o Mi chiamo Sam, il cinema si è spesso interrogato sul confine tra l'apparente limite mentale e la capacità di vedere e sentire oltre, liberi dagli schemi precostituiti che quasi sempre la nostra cultura ci impone. Dopo circa vent'anni anni di militanza fissa nel circuito della produzione televisiva (Il Capitano, Butta la Luna, Regina dei fiori) Vittorio Sindoni torna al cinema con Abbraccialo per me, storia che inquadra la disabilità all'interno di un piccolo paesino siciliano dove il sistema non è solo ‘ingabbiato' ma anche ancora piuttosto retrogrado (il padre padrone, la famiglia da salvaguardare, le dicerie da soffocare). L'intento così come il tema trattato sono senza ombra di dubbio nobili, ma l'impianto dell'opera si dimostra sin da subito quello di una classica Fiction TV piuttosto che un prodotto pensato per il grande schermo. La recitazione approssimativa (i più bravi sono senz'altro proprio il protagonista Moise Curia seguito dalla sorella di finzione Giulia Bertini), una sceneggiatura "chiavi in mano" spesso ridondante e ricca di stereotipi, e lo sviluppo della tematica nel complesso parziale non giocano infatti a favore dell'impianto filmico. Un 'abbraccio' artistico e sociale compiuto solo a metà.

Abbraccialo per me Il regista Vittorio Sindoni torna al cinema dopo circa vent’anni di TV, e questo retaggio appare manifesto. Troppo decisamente spostato verso il suo lato televisivo, Abbraccialo per me risulta infine prodotto privo delle giuste carte per catturare l’attenzione del pubblico generalmente più smaliziato ed esigente del grande schermo, né dotato della sofisticatezza giusta per affrontare con originalità e nuovo slancio il tema della negazione dell’altro. In soldoni, una vetrina pur nobile cui mancano i giusti mezzi per alimentare e sostenere il dibattito. Anche se il finale racchiude (oltre ai pezzi Ti regalerò una rosa e Abbraccialo per me, composto appositamente per il film dal gruppo Freschi Lazzi & Spilli) un bel messaggio, ovvero la rivincita della malattia contro il disprezzo e l’indifferenza.

5

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