ROMA 2012

Recensione A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III

Un salto nella mente di Roman Coppola.

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Con un cognome come il suo è impossibile non avere delle aspettative, se non proprio di eccellenza, almeno di originalità e maestria cinematografica. Ovvio, non deve essere semplice portarsi dietro per tutta la vita il peso dei Coppola, ma di certo avrà i suoi vantaggi, soprattutto perché equivale all'essere cresciuti in un ambiente estremamente creativo dove il cinema è parte della quotidianità come l'idea di respirare per vivere. Di certo, dal suo ultimo lavoro come regista, Roman Coppola si è preso il suo tempo, dedicandosi nel frattempo alla scrittura e alla produzione di altri lavori. Anche perché quella di A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III, film in concorso alla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, è una storia che Coppola cova dentro di se da parecchio tempo, lasciando che assorbisse tutte le emozioni e gli squilibri della vita, prima di trasportare il tutto sulla carta della sceneggiatura. Decantare la storia ha fatto sicuramente bene al progetto, donandogli un aspetto originale e visionario davvero irresistibile. Ecco cosa si nasconde nella mente di Charles Swan III.

Delusioni e ricordi

Charles Swan III (Charlie Sheen) è un pubblicitario dalla mente aperta e creativa, sempre pronta a farsi attrarre dal nuovo, soprattutto quando si tratta di belle donne. L'80% del suo cervello, infatti, è occupato dai pensieri legati al sesso e alla figura femminile. Non è un caso quindi che i rapporti che Charles ha con le donne non sono tra i più semplici e che Ivana (Katheryn Winnick) abbia deciso, dopo mille sorrisi e mille litigi, di lasciarlo. Per Charles si tratta davvero di un duro colpo: la sofferenza della rottura tormenta il suo animo, rendendo la sua vita e i suoi pensieri più complessi e confusionari del solito. Dovrà affrontare un lungo viaggio mentale all'interno dei suoi pensieri, accompagnato dal migliore amico Kirby (Jason Schwartzman) e da Saul (Bill Murray), per ricostruire se stesso.

Pubblicità di se stesso

A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III è pazzo, colorato, vistoso e terribilmente magnetico. Roman Coppola sceglie per il suo film una narrazione onirica, fatta per accostamenti di situazioni reali a proiezioni mentali del subconscio del suo protagonista (interpretato eccelsamente da Charlie Sheen), seguita passo dopo passo da uno score musicale che da sottofondo si trasforma in elemento in grado di interagire con lo spazio scenico. Una composizione certamente complessa, ma che rispecchia a pieno l'estro di Charles Swan, la vera forza motrice della pellicola. Il suo tentativo di dimenticare Ivana e tutto quello che tra loro è successo prima della rottura, le finte giustificazioni al suo modo di vivere sregolato e i flash mentali che si disegnano dietro i suoi occhi, costituiscono un filo narrativo delirante, costantemente sopra le righe e proprio per questo naturalmente geniale. Roman Coppola affronta un argomento caro a ognuno di noi, quello dell'apparente impossibilità di superare una delusione d'amore, quella confusione conseguente a un cuore spezzato, quel senso di non appartenenza che ci perseguita quando la normalità smette di essere tale. Lo guarda in modo ironico, senza giudicarlo e senza appesantirlo da vistosi drammi visivi, ma non per questo non lo analizza seriamente. Lo sconforto e lo spaesamento si palesano anche tra i riverberi comici e i colori vibranti, forse non nel modo più convenzionale immaginabile, ma comunque tangibili seppur distrattamente. È una storia raccontata forse un po' troppo per se stesso, ma funziona su più livelli e questo è qualcosa che non tutti riescono a permettersi.

A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III è un viaggio registico che conduce lo spettatore dentro e fuori la mente, confusionaria e patinata come un cartellone pubblicitario, di un protagonista sperduto, carismatico e impacciato, distrutto e allo stesso tempo divertente. Nei suoi movimenti, nella sua incapacità di stabilità, si riconoscono le emozioni che lo tormentano e che compongono lo spessore emotivo della pellicola. Roman Coppola si destreggia bene tra ambienti e sentimenti a lui familiari, alternando saggiamente il paradosso al dramma, la preoccupazione all’ironia, costruendo così un progetto originale e davvero molto piacevole. Una storiella, certo, ma di quelle che è bello che qualcuno ogni tanto ti racconti.

6.5

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