40 sono i nuovi 20: la recensione del film con Reese Witherspoon

Commedia familiare dai toni leggeri, che segna il debutto dietro la macchina da presa della figlia d'arte Hallie Meyers-Shyer. Ecco cosa ne pensiamo...

recensione 40 sono i nuovi 20: la recensione del film con Reese Witherspoon
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A Hollywood sanno perfettamente come vendere un prodotto, soprattutto quando questo non gode del particolare interesse di un pubblico specifico, né sembra calpestare territori cinematografici inediti. Nel caso di 40 sono i nuovi 20 (traduzione italiana al solito sconveniente di Home again) basterebbe dare uno sguardo alla locandina e agli slogan di lancio pubblicitario per capire l'inganno, o meglio, quanto il risultato finale sia distante dall'apparenza: commedia romantica (?) e familiare, il film segna l'esordio dietro la macchina da presa di una figlia d'arte, Hallie Meyers-Shyer, e se il cognome non vi dice nulla, forse potreste ricondurlo alla nota regista, produttrice e sceneggiatrice Nancy Meyers. La donna dietro successi come Genitori in trappola, What Women Want - Quello che le donne vogliono e L'amore non va in vacanza, tanto per citarne alcuni, una vera senatrice del genere che nell'ultimo ventennio ha contribuito senz'altro a risanare e rinvigorire lo stato della comedy americana stabilendo ottimi risultati anche al box office. Rimasta dunque dietro le quinte, la Meyers lascia nelle mani dell'erede - di cui si riconosce già il tocco simile e il taglio della scrittura - questo tentativo di imitazione che però mostra subito i segni di una certa immaturità artistica e di uno sguardo ancora troppo acerbo; e nemmeno un cast di tutto rispetto e una confezione produttiva medio alta possono salvare 40 sono i nuovi 20 da un giudizio complessivamente negativo e un esito davvero deludente.

Una commedia familiare deludente

Nel film Reese Witherspoon (versione sbiadita dell'ottima Madeline vista quest'anno in Big Little Lies) è Alice, quarantenne in crisi appena lasciata dal marito (Michael Sheen) che dopo la separazione si trasferisce da New York alla calda e soleggiata Los Angeles, luogo d'infanzia dove conserva i ricordi più belli della sua vita legati al padre. La villa di famiglia conserva infatti la memoria paterna, lui che da vivo era un celebre e apprezzato regista, ma fa scontrare la malinconia del presente con il dolore del passato; sarà un incontro casuale nella notte del suo quarantesimo compleanno (finendo a letto con un ragazzo molto più giovane) a scombinare i piani di Alice, incastrata nel ruolo di madre e irrigidita dalla sfiducia negli uomini.

L'involuzione della comedy americana

Se già il titolo italiano appare debilitante, le cose si complicano ulteriormente nel corso della narrazione, fatta di scelte che rinunciano alla sorpresa, all'emozione sincera e alla presentazione di personaggi interessanti. Le dinamiche relazionali inverosimili, i cliché disseminati ovunque e l'improbabile velocità con cui gli avvenimenti si susseguono senza reali motivazioni, non aiutano affatto ma anzi sembrano invertire la tendenza positiva di quella commedia americana (e la Meyers adulta ne è la più fiera rappresentante) che ha sempre saputo intrattenere con gusto, eleganza e brillante humor. Siamo lontani dal ritmo delle battute e dai tempi comici di L'amore non va in vacanza, una delle ultime rom-com davvero gustose del panorama hollywoodiano, e la colpa è forse attribuibile alla precoce età della Meyers-Shyer, classe 1987, ad uno stile di regia non ancora a fuoco, ad una scrittura poco ficcante e alla recitazione appena sufficiente del cast (Witherspoon e Sheen, viziati dal doppiaggio italiano, ai minimi storici delle loro possibilità, deludenti invece i giovani co-protagonisti). Ci troviamo allora di fronte ad un film che, tolti alcuni momenti piacevoli, rivela la struttura scricchiolante del suo impianto produttivo - e un finale gettato alle ortiche senza idee - e segna il passaggio di una commedia in piena fase di involuzione. A volte un cognome non basta, e 40 sono i nuovi 20 ne è la chiara dimostrazione.

40 sono i nuovi 20 Non basta un cognome e un sostegno produttivo come quello che ha avuto la Meyers-Shyer per confezionare un buon film: la commedia romantica americana non è mai stata così deludente e fiacca, il cast di star (tra cui spiccano Reese Witherspoon e Michael Sheen) fa fatica ad emergere di fianco ai giovani attori, anche loro non particolarmente ispirati, e il ritmo dettato dalla sceneggiatura risulta davvero inferiore al livello medio offerto dai titoli di genere. Mai davvero brillante ma non privo di alcuni momenti piacevoli, 40 sono i nuovi 20 è il risultato dell'inesperienza artistica della sua regista e un tentativo fallito di riscrivere la storia della commedia americana.

5

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