Recensione 4 mosche di velluto grigio

Il raro capolavoro di Argento finalmente in dvd!

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La notizia dell'uscita in dvd è stata di quelle che fanno balzare dalla sedia qualunque fan del maestro dell'alta tensione tricolore Dario Argento, ma anche tutti coloro che amano collezionare su supporto digitale i titoli della celluloide a 360 gradi che hanno avuto vita difficile o inesistente nel mercato dell'home video nostrano.
Proprio così, perché 4 mosche di velluto grigio, firmato nel lontano 1971 da Mr. Profondo rosso per chiudere la sua cosiddetta "trilogia degli animali", iniziata con l'ottimo L'uccello dalle piume di cristallo e il non troppo convincente Il gatto a nove code, era stato fino a oggi assente su suolo italiano perfino in formato vhs; tanto che non pochi cinefili ne custodiscono ancora la registrazione di uno degli ultimi passaggi televisivi, risalente ai primi anni Novanta.
Grazie a 01 distribution, che lo lancia con custodia amaray inserita in invogliante fodero cartonato, quindi, è giunto il momento di lasciarsi coinvolgere nell'intricata vicenda che vede protagonista Roberto Tobias, batterista in un gruppo rock con le fattezze di Michael Brandon, il quale, sentendosi seguito da giorni da un misterioso individuo, decide di affrontarlo direttamente all'interno di un teatro, dove lo uccide in maniera accidentale con il suo stesso pugnale.

Il dvd

Un plot che non funge altro che da pretesto per poter dare il via ad una sequela di delitti, situazioni e risvolti inaspettati destinati a popolare quello che, probabilmente, rimane ancora oggi uno dei migliori script a firma del futuro autore di Tenebre, il quale, in questo caso, parte da un soggetto concepito da lui stesso insieme a Luigi Cozzi e Mario Foglietti.
Autore di cui, tra l'altro, sono riconoscibili tutti gli elementi che hanno reso grande il suo cinema prima e dopo 4 mosche; dall'importanza conferita alla colonna sonora, composta come nelle due opere precedenti dal maestro Ennio Morricone, al virtuosismo tecnico (citiamo soltanto l'inquadratura dall'interno della chitarra e l'incidente finale, girato a 3000 fotogrammi al secondo).
Senza contare l'immancabile spruzzata d'ironia (a dire la verità, proprio l'ingrediente che sa gestire meno degli altri), impressionanti uccisioni come quella in cui un individuo si ritrova una siringa conficcata nel petto e, ovviamente, il citazionismo cinefilo.
Infatti, se in un momento dei circa novantotto minuti di visione il protagonista si trova in via Fritz Lang, in un altro abbiamo un omicidio che avviene all'interno di un parco, ricordando non poco una sequenza del contemporaneo Lo strano vizio della signora Wardh di Sergio Martino, a sua volta ripresa da una mitica de L'uomo leopardo, diretto nel 1943 dal fautore dell'orrore suggerito Jacques Tourneur.
Con un ricco cast comprendente, tra gli altri, Oreste Lionello, un Bud Spencer lontano dalle scazzottate da grande schermo e la Mimsy Farmer successivamente tornata al genere con Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli; fino alla geniale trovata che, fornendo la spiegazione del titolo del lungometraggio, incastra l'assassino. Non facile da indovinare, oltretutto.

4 mosche di velluto grigio L’attesa è stata veramente molta, dai tempi della videocassetta, formato in cui non venne mai distribuito su suolo tricolore, a quelli moderni del dvd, che, sporadicamente, lo ha visto circolare all’estero in edizioni che lasciavano abbastanza a desiderare. Finalmente, 4 mosche di velluto grigio (1971), terzo capitolo della “trilogia degli animali” di Dario Argento, nonché uno dei migliori titoli appartenenti alla sua filmografia, approda nel mercato dell’home video tricolore grazie a 01 distribution, che lo lancia con il solo trailer nella sezione riservata ai contenuti speciali. Ma basta e avanza, considerata l’irreperibilità che, fino a oggi, ha penalizzato la pellicola (se si escludono le registrazioni televisive che circola(va)no tra i collezionisti).

6.5

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