Recensione 4:44 Last Day on Earth

La fine del mondo secondo Abel Ferrara

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E' un semplice dato di fatto, il 21 dicembre 2012 si avvicina. Tra profezie e teorie catastrofiste, sono in molti (nonostante le continue smentite da parte dei più esperti studiosi) a ritenere che il mondo possa trovare la sua fine. Il Cinema negli ultimi anni non ha certo dimenticato il filone dei disaster movie, adattandolo in diversi situazioni alla fatidica data, dallo sguardo del blockbuster (il giocattolone 2012 di Roland Emmerich), altrove cercando soluzioni più intimiste e introspettive come Lars von Trier col suo mai troppo lodato Melancholia. Anche un altro grande autore come Abel Ferrara ha scelto di dire la sua con una pellicola strettamente d'autore, sicuramente lontana dai gusti del grande pubblico, presentata allo scorso Festival di Venezia. 4:44 Last day on Earth sancisce inoltre il forte sodalizio tra il regista e Willem Dafoe, nuovamente insieme dopo New Rose Hotel e Go go tales.

Aspettando la fine

Il mondo finirà alle 4:44, secondo più, secondo meno. A causa dell'inquinamento, il buco nell'ozono ha raggiunto i propri limiti, e l'uomo stesso sarà perciò fautore della propria fine. Nell'ultimo giorno sulla terra, Cisco (Willem Dafoe), uomo di mezz'età divorziato e con una figlia adolescente e Skye (Shanyn Leigh), sua giovane amante nonché aspirante pittrice, cercano di passare le ultime ore della loro vita guardando la televisione e osservando ciò che accade intorno a loro. Tra tristi addii, litigi e riappacificazioni, la coppia attenderà insieme l'ultimo istante dell'umanità.

Un piccolo, grande film. 4.44 Last day on Earth, pur nella sua brevità (poco più di un'ora e venti minuti) e nell'apparente staticità della narrazione, è capace di cogliere al volo l'istinto primario, i sentimenti più puri e profondi che si nascondono in ognuno di noi. Sembra che non accada nulla, ma in realtà succede l'esatto contrario: la forza emotiva che scaturisce dai due personaggi principali, praticamente unici protagonisti di questo atipico dramma sull'incomunicabilità della società "civile", rappresenta la tendenza masochistica ed egoista del genere umano nelle sue più diverse sfaccettature. Similare per certi versi al mi-sconosciuto Last Night di Don McKellar del 1998, in cui compariva come attore anche David Cronenberg, il film di Ferrara ne è una sorta di rivisitazione in chiave più privata e personale, confinando l'ambientazione (eccetto un breve passaggio esterno) all'abitazione di Cisco e Skye, ora intenti a osservare le emittenti televisive, ora a dialogare su skype con amici a parenti. E poi l'amore, sia fisico che spirituale, tra questa coppia formata da due anime diverse per età ma simili per attitudine, pronti ad affrontare insieme un qualcosa di sconosciuto e proprio nella sua incertezza, terribilmente spaventoso. "Al gore aveva ragione" recitano più volte i programmi tv (citando il documentario Una scomoda verità), che offrono anche vecchi discorsi del Dalai Lama e di altri personaggi della storia recente sull'istinto autodistruttivo dell'uomo. E così, tra una figura suicida da un tetto del vicinato e improvvisate visite last minute agli amici di un tempo, Cisco e Skye comprenderanno l'avvenire dell'ineluttabile e l'importanza di essere insieme, stretti l'uno all'altra, per abbracciare la fine.

4:44 Last Day on Earth 4:44 Last day on Earth, pur nella sua ardua assimiliazione, è un film prezioso, capace di offrirci la personale visione di Ferrara (anche sceneggiatore) sulle possibili reazioni di due persone di fronte all'imminente fine del mondo. Senza l'ausilio di effetti speciali e di sequenze rocambolesche, senza deliri spropositati e con una calma placida dalla quale fuoriesce un dolore intimo e toccante, il regista statunitense indaga nei meandri dell'animo con una lucida sobrietà, lontana dai suoi eccessi rabbiosi e virata verso una atipica dolcezza. Con due protagonisti in grandissima forma quali Willem Dafoe e Shanyn Leigh.

7

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