ROMA 2012

Recensione 1942

Xiaogang Feng firma un kolossal storico che ripercorre un'agghiacciante pagina della storia cinese

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Nel 1942, per colpa di una carestia acuita da una duratura siccità e da un'invasione di cavallette, la Cina visse un vero e proprio esodo di massa in cui morì il raggelante numero di circa 3 milioni di persone. Dalla regione dello Henan migliaia di famiglie furono infatti costrette a dirigersi a piedi nella speranza di raggiungere una possibilità di vita a Ovest, nello Shaanxi, costrette alla fame di una pesantissima carestia e dall'indifferenza delle autorità, (come sempre) impegnate nella corruzione e a inseguire i loro tornaconti personali. Costretti a marciare per centinaia di chilometri nutrendosi sempre di meno e infine di sola corteccia, e soffrendo il gelo di un clima oltremodo rigido, gran parte delle famiglie furono poi costrette, durante il lungo viaggio, a vendere mogli e figlie in cambio di poche pinte di grano. Episodi di cannibalismo, insieme alla ricerca spasmodica del cibo e alla totale mancanza di una speranza di sopravvivenza, trasformarono quell'esodo in una lugubre scia di morte, mentre nelle alte sfere dilagava la corruzione e si discuteva del conflitto che di lì a poco avrebbe visto le armate giapponesi scontrarsi con le forze nazionaliste dello Henan, motivo per cui le sole provviste rimaste andavano a nutrire le file dell'esercito. Anche il proprietario terriero Fan, privato di ogni suo bene, sarà costretto a compiere il viaggio della speranza assieme a milioni di suoi compaesani, e lui (più degli altri) dovrà assistere alla graduale dispersione dei suoi beni e al lento quanto inesorabile smembramento della sua famiglia.

Viaggio di sangue nel 1942 cinese

Il film di Feng Xiaogang racconta la terribile mancanza di attenzione mostrata nei confronti di un popolo annientato e di una tragedia di proporzioni bibliche, che solo lo sforzo documentativo (in condizioni a dir poco estreme) compiuto dal giornalista americano Theodore White costrinse il Potere a prenderne marginalmente atto. Un evento indimenticabile che interessò una enorme fetta della popolazione cinese e che diede vita a questa tristissima pagina di storia, tramandataci oggi dal regista Feng Xiaogang. In questo lungo ed epico film che segue la via crucis della popolazione attraverso le macerie della vita, il regista cinese descrive con devastante minuzia di particolari il lento processo che appiattirà il divario esistente tra ricchi e poveri, portando la famiglia del proprietario terriero allo stesso identico livello di disperazione di quella del suo umile lavoratore. Una ‘livella' umana che sfocerà in una immane tragedia e che Feng riproduce così dettagliatamente da costringere lo spettatore a unirsi al gruppo di esodati (che il padre descriverà a sua figlia nell'essenza di ‘coloro che cercano da mangiare') in questo peregrinare cieco tra soprusi, violenza, fame nera, e una folla di gente dai cui corpi la vita scivolerà via lentamente alba dopo alba. Nascite negate e morti liberatorie attraverso la ‘politica della guerra' sono il cuore di questo lungo (siamo sui 150 minuti di pellicola) film storico che riporta in vita una delle pagine più tragiche della storia cinese. Un film denso che può facilmente risultare ostico a un pubblico occidentale poco vicino alla geografia della vicenda storica, ma che non può non coinvolgere tutti noi a livello umano attraverso la necessità di elaborare i perché di un martirio umano così sconfinato. Pallida, come i volti sempre più emaciati degli esodati cinesi in marcia sotto una fitta neve o alle bombe nemiche, anche la fotografia di Yue Lu coglie e rimette magistralmente in scena il pallore di una vicenda capace di azzerare i parametri della tragedia umana.

1942 Primo dei due ‘film a sorpresa’ di matrice orientale scelti dal direttore artistico Marco Muller per la corsa al marco Aurelio d’oro di quest’anno è 1942, un affresco denso e agghiacciante di una delle pagine più lugubri della storia cinese. Xiaogang si (e ci) schiera dalla parte del popolo, partecipando visivamente e moralmente a ogni attimo di quella marcia durata anni verso una salvezza mai raggiunta. Il numero di tre milioni di morti basta da solo a chiarire l’importanza storica, sociale e umana di questo film che pur nel suo essere un viaggio complesso negli orrori della storia, risulta un lavoro necessario in quanto opera di ricostruzione e testimonianza senza eguali.

7.5

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