Recensione 17 Ragazze

Le sorelle Coulin raccontano 'l'epidemia' di ragazze-madri in un liceo francese

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Ispirato a una storia realmente accaduta, 17 ragazze è il ritratto - tutto francese - di un movimento femminista adolescenziale che rivendica il proprio diritto di esistere, e di scegliere. Le sorelle Delphine e Muriel Coulin (dopo essersi cimentate in diverse cortometraggi, cinque per l'esattezza) approdano alla loro opera prima, una fiaba sociale ambientata a Lorient, una piccola cittadina francese affacciata sull'Atlantico. Una location che già di per sé è metafora dello scontro di ideali, che è alla base del film, tra l'illusione della libertà (l'orizzonte sconfinato dell'oceano e dello sguardo adolescenziale) e la pressante sensazione di confinamento (le scarse prospettive di una cittadina di provincia e le limitazioni effettive che la non maturità comporta). La condizione di ragazza-madre (sempre molto analizzata nel cinema d'indagine sociale) amplia dunque qui il suo orizzonte diventando vincolo comunitario di una lotta giovane per la libertà e l'indipendenza, coniugate al desiderio di un mondo migliore. E infatti proprio come le coccinelle cui vengono paragonate, le 17 ragazze (più o meno avvezze al grande schermo, ma tutte bravissime) delle sorelle Coulin sceglieranno (istintivamente e sprovvedutamente) di cavalcare il soffio di libertà e amicizia che le scorterà verso il mare aperto, offrendo (loro) per un attimo il sogno - reale - di una vita diversa, poi subito negata dalla realtà di una precoce e necessaria maturazione.

Il volo delle coccinelle

Nel liceo di Lorient, una cittadina portuale della Bretagna, la giovane Camille resta incinta per caso, o meglio per colpa di un preservativo inaffidabile. Ma invece della disperazione che di solito bracca le giovani vite messe di fronte all'imprevisto di diventare precocemente madri, la forte Camille coglierà nell'inaspettata gravidanza l'occasione per rivendicare la sua libertà di donna e ragazza decidendo non solo di tenere il bambino, ma convincendo anche il suo gruppo di amiche intime a fare lo stesso. Così facendo, l'unione di 17 ragazzine future madri (tutte belle e invincibili come il sogno adolescenziale) porterà scompiglio nell'intera comunità di Lorient, aprendo uno spinoso dilemma sulla responsabilità di un gesto che pur nella sua follia sembra esser latore di una spregiudicata protesta sociale, segnata dalla determinazione delle ragazze nel seguire, entusiaste, la scelta di Camille. Tanto più che poi, l'imposizione del moltiplicarsi di tante giovani vite, finirà per oscurare ciò che di solito accade nelle storie di gravidanze precoci, ovvero quel processo di 'privatizzazione' in cui famiglie e futuri padri vengono solitamente chiamati a dare il loro contributo (positivo o negativo). Qui la gravidanza assume invece una dimensione globale e sociale, una gestazione attraverso la quale dare voce alla volontà di svincolarsi ed emanciparsi dalla vita grigia di una cittadina senza aspettative, in cui l'avvicendarsi delle generazioni sembra seguire sempre lo stesso, invariabile schema che segue cronologicamente le tappe di scuola, diploma, lavoro e matrimonio. Profondamente ispirate da questa immagine di cambiamento gridato e sopra le righe, le sorelle Coulin conferiscono a 17 ragazze un tono sognante e al contempo serio che svincolandosi però dal reale e dai canoni della realtà, può permettersi di avere voce propria, concentrandosi solo sulla magia della maternità come atto di fede e sogno adolescente di una vita piena d'amore in cui "non saremo mai più sole".

"Non si può fermare una ragazza che sogna". Fedele fino in fondo a questa idea, il film delle Coulin si muove libero tra fantasie adolescenziali e la forza di una giovinezza convinta di poter cambiare le regole del gioco, così come i suoi risultati. E anche se la presa di coscienza di una responsabilità che non è più un gioco (semmai un giocare con il fuoco ben sottolineato nella scena sulla spiaggia) è dietro l'angolo, rimane l'ebbrezza di quel volare senza rete, noncuranti di rischiare il peggio, che appartiene all'adolescenza di ogni vita così come alle coccinelle del film.


17 Ragazze Le sorelle Delphine e Muriel Coulin, con uno stile e una regia tipicamente francesi (un delicato incedere visivo che non è mai sopraffatto dal ‘rumore’ del parlare) condensano in 90 minuti tutta la freschezza, la sconsideratezza e la voglia di cambiamento tipiche dell’adolescenza in un film che sfrutta la maternità per rivendicare il ruolo della donna e il libero arbitrio dell’essere umano. Il risultato è un'opera che se vista nella sua contingenza narrativa ha non poche debolezze ma che, ciò nonostante, prende straordinariamente corpo laddove lo spettatore riesce a seguirla nella sua capacità di rinnegare il confinamento della realtà per inseguire, invece, solo i valori assolutistici e liberitari (tipici della giovinezza) che da essa scaturiscono.

7

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