Venezia 72

Recensione 11 Minutes

Undici personaggi diversi vivono undici minuti di vita in un pomeriggio qualunque, senza rendersi conto che le loro banali scelte condizioneranno la loro esistenza. Un lavoro calibrato al secondo per il regista polacco Skolimowski.

recensione 11 Minutes
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di
Serena Catalano Serena Catalano Figura mitologica metà umana e metà pellicola, ha sfidato e battuto record mondiali di film visti, anche se il successo non l'ha minimamente rallentata. Divora cortometraggi, mediometraggi, lungometraggi, film sperimentali, documentari, cartoni animati: è arrivata addirittura fino alla fine della proiezione di E La Chiamano Estate. Sogni nel cassetto? Una chiacchierata con Marion Cotillard ed un posto nei Tenenbaum.

Come in un giorno qualunque, tutti i cittadini di Varsavia si apprestano a vivere il loro pomeriggio: cinque ripetuti rintocchi di campana segnano le ore diciassette per un marito estremamente geloso della moglie attrice, una giovane donna disorientata, un ex galeotto venditore di hot dog, per un regista di hollywood, un corriere della droga, un anziano pittore di acquerelli, un lavavetri, una squadra di paramedici, delle suore affamate, un ragazzo con una misteriosa missione. Dalle ore diciassette in poi, Jerzy Skolimowski segue le vite di undici persone per undici minuti (gli 11 minutes del titolo) nella loro straordinaria ordinarietà, unendole solo grazie a riferimenti temporali e ad un misterioso aereo che passa nel cielo. Vite semplici che vivono in una serie di momenti astratti undici minuti qualsiasi, compiendo una serie di decisioni banali che ognuno di noi si trova ad effettuare decine di volte al giorno, senza rendersi conto di quanto anche il più banale dei cambiamenti può condizionare la nostra vita. Skolimowski decide di mostrarcelo nel modo più folle possibile, confezionando una pellicola magistralmente dissacrante fatta di suggestioni visive ed uditive, che si sovrappongono tra loro creando un interessante esperimento cinematografico.

Raccontare undici minuti in ottantuno

La Varsavia del regista polacco è il teatro di un contrasto urbanistico tra vecchio e nuovo, tra ordine e caos: piazze e strade, interni ed esterni, metaforici incroci che celano l'inaspettato dietro ogni angolo - esattamente come la vita. E dietro ogni angolo cambiano direzione gli undici personaggi, raccontati attraverso un montaggio alternato che si raccorda solo attraverso pochi segnali, rappresentati dall'ora che passa e da qualche fortunato incrocio. All'inizio completamente scollegati, gli undici personaggi arrivano alla fine del film a diventare come un piccolo pixel morto nell'enorme schermo della vita, bruciato e quasi perduto in mezzo agli altri, in una finale cacofonia acustica respingente: un opposto rispetto alle prime immagini, così personali da essere girate dagli stessi personaggi nelle loro attività quotidiane, intimi momenti estremamente personali ed unici. Sequenze che li avvolgono nella loro singolarità, prima di ricacciarli nel mondo esterno e farli diventare persone qualunque in un momento qualunque di una giornata qualunque. Un destino che si compie improvvisamente in una concatenazione di eventi immediata, a dimostrazione del fatto che durante la nostra vita camminiamo su una lastra di ghiaccio finissima che al primo sussulto potrebbe rompersi e farci cadere nell'abisso.

Una sceneggiatura studiata fino all'ultimo secondo

Jerzy Skolimowski non ha paura dell'inaspettato, ma lo usa anzi per collegare i suoi personaggi e regalargli all'improvviso un destino comune - un po' come una bolla di sapone, che fluttua lentamente, morbida ed accompagnata dal vento, fino a scoppiare all'improvviso. Per creare questa sensazione di destino incontrollabile eppure perfettamente definito, il regista polacco scrive una sceneggiatura misurata al millisecondo, in cui con estrema attenzione e puntualità ogni personaggio è nel luogo giusto al momento giusto. Un lavoro minuzioso, che si interseca perfettamente con l'intimo prologo regalando allo spettatore un senso di strumentalizzazione del tempo (i famosi 11 Minutes) in favore della percezione emozionale della storia. Una simmetria che risuona anche nello stesso numero 11, piccola estetica ciliegina sulla torta. Nel renderci tutti, prima o poi, dei pixel bruciati, Skolimowski finisce per realizzare un dissacrante ritratto della condizione umana, acuto ed irriverente, che scuote il Concorso del Festival di Venezia.

11 Minutes Undici minuti per raccontare le vite di undici personaggi, che con le loro banali scelte andranno incontro involontariamente ad un unico ineluttabile destino: la pellicola di Jerzy Skolimowski, in concorso alla 72. Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, è un racconto cronometrato di momenti qualsiasi che ognuno di noi potrebbe vivere, senza rendersi conto che il destino è dietro l'angolo e può renderci fumo da un momento all'altro. Un film attento, preciso e convincente, sicuramente un esperimento riuscito da parte del regista polacco.

7.5

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