Recensione 100 metri dal paradiso

Sport e fede, un connubio poco usuale, nel secondo film del cineasta casertano Raffaele Verzillo, che racconta in commedia una fantomatica squadra olimpica del Vaticano...

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"Nessun riferimento a fatti reali. Il soggetto nasce un po' per caso, insieme a Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola, abbiamo individuato nella moda, nello sport e nella Chiesa i tre elementi che maggiormente si prestavano ai toni di una commedia. Abbiamo inventato un Monsignore un po' folle che, pur di rinnovare i metodi di diffusione della parola di Dio, finisce per imbarcarsi nell'avventura della Nazionale Olimpica del Vaticano".
Il casertano classe 1969 Raffaele Verzillo, attivo soprattutto come regista della serie tv Un medico in famiglia, sintetizza così la genesi del suo secondo lungometraggio cinematografico, a quattro anni da quell'Animanera che, nel 2008, vide Luca Ward nei panni di un poliziotto alla ricerca di un pericoloso pedofilo.
Quindi, dal territorio drammatico ci si sposta a quello più rassicurante della commedia per porre Jordi"Bad boys 2"Mollà nel ruolo di Mario Guarrazzi, ex centometrista che, tormentato dal fatto che nella sua carriera ha vinto tutto tranne le Olimpiadi, ovvero la corsa più importante, cerca riscatto attraverso il figlio velocista Tommaso alias Lorenzo Richelmy; il quale, però, gli rivela l'intenzione di farsi frate.
Ma è Monsignor Angelo Paolini, caro amico d'infanzia con le fattezze del televisivo Domenico Fortunato, a ridargli paradossalmente speranza, in quanto, profondamente convinto che la Chiesa debba aggiornare il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo, pensa di poter risolvere le proprie necessità e quelle di Mario progettando di mettere su la Nazionale Olimpica del Vaticano per farla partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012.

Il monsignore Fortunato

E, dal wrestler austriaco Christoph Raber a Chiara Rosa, primatista italiana di lancio del peso, passando per il decatleta nel giro della nazionale Lucas Lanthaler, non mancano veri atleti nel corso dei circa novantacinque minuti che vedono il sacerdote organizzare una stangata alle gerarchie ecclesiastiche dal momento in cui Sua Eminenza Higgins, espressione dell'ala più tradizionalista della Chiesa con il volto del Ralph Palka di Visions (2009), boccia la sua idea.
Novantacinque minuti che, in mezzo a citazioni verbali di Orzowei e il coinvolgimento di veterani del calibro di Enzo Garinei e Luis Molteni, non sembrano riuscire a sfruttare a dovere, però, il non disprezzabile soggetto di partenza.
Infatti, mentre il sempre lodevole Giorgio Colangeli, nei panni di un ex allenatore, sembra essere l'unico in grado di strappare qualche sorriso, le diverse battute che tempestano lo script non riescono a risultare divertenti; forse perché appartenenti a una comicità di stampo decisamente datato, forse perché affidate ad attori con ogni probabilità inadatti a sfoggiarle.
Mentre il buon Angelo Orlando viene coinvolto poco e male e il resto del cast, dalla Milena Miconi di Don Matteo alla Giulia Bevilacqua di Distretto di polizia, non fa che accentuare il look da fiction televisiva dell'insieme, il quale finisce per rispecchiarne anche i ritmi narrativi poco adatti al grande schermo.
Tanto che, più che Rai Cinema, si prova quasi l'impressione che a produrre sia stata soltanto la Rai.

100 metri dal paradiso Al suo secondo lungometraggio cinematografico, il regista Raffaele Verzillo dichiara: “Quando ho fatto Animanera, in molti, che mi conoscono bene, si sono stupiti perché mi ritenevano più portato per storie leggere. In realtà, ho sempre avuto un po’ paura della commedia, un genere difficile, che, al contrario di altri, non consente vie di fuga: funziona o non funziona. Poi, ho avuto l’opportunità di avvicinarla grazie alla fiction Un medico in famiglia, mi ci sono sentito bene e ho deciso di provare con un progetto cinematografico”. Eppure, sebbene presentasse connotati non troppo distanti da quelli di un prodotto destinato al piccolo schermo, Animanera (2008) riusciva in qualche modo a funzionare, risultando a tratti anche atipico per il panorama cinematografico nostrano. Questa commedia, invece, non solo non si mostra capace di divertire sufficientemente, ma non lascia neppure individuare quali possano essere gli elementi utili per distinguerla da una qualsiasi fiction televisiva d’inizio XXI secolo.

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