Intervista Una famiglia perfetta: Genovese/Crescentini/Neri

Dopo i due Immaturi e il divertente La banda dei Babbi Natale, Paolo Genovese torna al cinema con una singolare commedia corale con protagonista Sergio Castellitto: regista e cast del film si raccontano.

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Una famiglia perfetta segna il ritorno dietro la macchina da presa del regista Paolo Genovese dopo il successo del dittico Immaturi-Immaturi - Il viaggio (2011, 2012) e del divertente La banda dei babbi Natale (2010), con il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo.
Al centro di questa commedia dai tratti marcatamente pirandelliani, la vicenda che vede protagonista Leone (Sergio Castellitto), misterioso uomo di mezza età, ricco, potente, ma soprattutto solo. Proprio per questo motivo, decide, per il giorno di Natale, di ingaggiare una scalcinata compagnia d'attori per impersonare la sua "famiglia"...
Insieme alle dichiarazioni del regista, abbiamo raccolto anche quelle delle interpreti Carolina Crescentini e Francesca Neri.

CAROLINA CRESCENTINI

A un certo punto del film, il personaggio di Sergio Castellitto afferma che 'La famiglia perfetta non esiste'. Cosa ne pensi a riguardo?
Sono assolutamente d'accordo: anche nelle migliori famiglie ci sono delle imperfezioni più o meno evidenti. Non può esistere la perfezione proprio perchè, a volte, sono proprio le difficoltà e i problemi a dimostrare la vera forza di una famiglia.
E poi, David Lynch con i vecchietti di Mulholland Drive ci insegna che, se in famiglia si sorride troppo, c'è sicuramente qualcosa che non va... (ride)

Questa di Paolo Genevose è solo l'ultima delle tante commedie cui hai preso parte durante la tua carriera. Quale pensi che sia la situazione odierna della commedia italiana?
Sicuramente è un genere che sta cambiando. In particolare è il pubblico ad essere cambiato, negli ultimi anni. Ormai, lo 'scettro del potere' ce l'hanno gli spettatori, e bisogna quindi fare di tutto per andare incontro alle loro necessità.
Mi sento molto più attratta, e questo si ripercuote anche sulle mie scelte professionali, dalle commedie che hanno un senso, che ti fanno riflettere e che, uscito dalla sala, ti lasciano veramente qualcosa. Perchè, diciamocelo, la volgarità che va tanto di moda adesso, cosa mai potrà lasciarti?!
Penso ad esempio a Quasi amici, un film che ho molto apprezzato e che in Italia, secondo me, non avrebbero mai e poi mai prodotto senza avere le garanzie del successo che ne è poi scaturito.

Insieme alle commedie, hai partecipato anche a molti drammi. In quale dei due generi ti trovi più a tuo agio e riesci a esprimerti al meglio?
Mi sento molto fortunata ad avere avuto la possibilità di alternare spesso drammi e commedie. Il mio unico desiderio e obiettivo è quello di fare l'attrice. Non voglio essere rilegata in un solo genere. Semplicemente, riesco a dare il meglio di me quando sento che il progetto a cui sto lavorando è in grado di darmi degli stimoli, indipendentemente dal fatto che si tratti di una commedia o di un film drammatico.

C'è un ruolo che ti manca e che vorresti assolutamente interpretare?
Mi piacerebbe moltissimo fare un film d'azione! E poi, non appena si decideranno a fare un remake de La ragazza sul ponte, sarò la prima della fila per i provini... (ride)

FRANCESCA NERI

In questo momento di tremenda crisi che tutti, in un modo o nell'altro, stiamo vivendo, che funzione pensi possa avere la famiglia? E' un sostegno oppure solo un impedimento da cui facciamo di tutto per isolarci?
La solitudine ci accompagnerà sempre. Penso che, più che famiglie, esistano solitudini che si uniscono, e questo è forse l'unico modo per identificare questi nuclei familiari. E' giusto pensare che si possa trovare sempre qualcuno con cui star bene, ma non necessariamente questo qualcuno deve essere un parente. Sono infatti convinta che la 'famiglia perfetta' sia fatta più che altro di amici.
Quando hai dei figli, ad esempio, sei quasi costretto a creare questa sorta di nucleo per potergli dare comunque sicurezza, ma nel momento in cui questo nucleo si sfalda è inutile tentare di ricucirlo perchè ne soffrirebbero tutti.
Penso che la solitudine dell'individuo, che è poi il tema centrale di questo film, sia proprio il punto di partenza per creare poi diversi tipi di famiglie.

Quale pensi che sia, per un attore, il miglior modo di conciliare il successo con la famiglia?
Durante la mia vita e la mia carriera mi sono trovata diverse volte a fare i conti con questo problema. Fortunatamente, però, non l'ho mai visto come un sacrificio. Nel momento in cui mi sono accorta che, forse, stavo trascurando un po' troppo la mia famiglia, ho allentato i ritmi lavorativi e mi sono concetrata sui miei figli. Non è stata assolutamente una scelta forzata perchè, in quel periodo, avevo comunque già ottenuto diverse soddisfazioni a livello professionale e mi sono resa conto che, un momentaneo stop, in quel momento era più che necessario.

Durante la tua carriera hai lavorato in diverse produzioni internazionali, tra cui Carne tremula (1997) di Almodovar e Hannibal (2001) di Ridley Scott. Hai per caso in cantiere qualche nuovo progetto al di fuori dell'Italia?
Al momento no, ma mi piacerebbe molto tornare a lavorare all'estero. Le esperienze più gratificanti della mia carriera sono state proprio quelle in Spagna. Mi è capitato di dover rinunciare ad alcune proposte internazionali proprio per stare più insieme alla mia famiglia, ma se ne dovessero arrivare di nuove, sicuramente le accetterei.

PAOLO GENOVESE

Sig. Genovese, fino ad ora lei ha diretto solo commedie, ma in ognuna di esse ha sempre inserito un sottotesto, se non completamente drammatico, quantomeno riflessivo. Le piacerebbe, in futuro, cimentarsi con un dramma a tutti gli effetti?
E' sempre difficile decidere in partenza quale sarà il genere della storia che vuoi raccontare. La commedia, ad esempio, è un genere talmente vasto da essere in grado di darti la possibilità di spaziare fra moltissimi altri generi, e non è detto che una commedia in quanto tale debba essere necessariamente divertente o superficiale. Può benissimo avere una desinenza drammatica o malinconica, ad esempio.
La commedia è semplicemente un modo come un altro di raccontare la vita.
Al momento non ho esigenza di fare un film soltanto drammatico, perchè trovo che raccontare la vita solo attraverso il dramma sia, soprattutto in questo momento, davvero poco stimolante, per me. Personalmente preferisco giocare con i drammi e le dissaventure dei miei personaggi piuttosto che renderli elementi di 'compassione'.
Ma, chissà... Magari, in futuro, girerò un giallo... (ride)

Facendo un salto indietro ai due capitoli di Immaturi, qual è, se c'è, l''immaturità' che accomuna i personaggi di quei due film a quelli di Una famiglia perfetta?
Penso che 'immaturità' sia un termine molto generico e che si adatta a qualunque personaggio di qualunque film. Chiunque può essere 'immaturo'.
Facendo proprio un'esegesi del termine, l'immaturo è colui che è totalmente inadeguato ad affrontare determinate situazioni della vita. Ogni personaggio risente di queste difficoltà e non riesce ad affrontare la vita esattamente come vorrebbe.
In questo senso sì, c'è un punto di contatto: tutti i personaggi di Una famiglia perfetta sono inadeguati, in alcuni casi; Leone, il protagonista, è inadeguato ad avere una famiglia, Fortunato (Marco Giallini) è inadeguato a mantenere saldo un rapporto sentimentale, e così via per ognuno.
Intesa in senso generico, l'immaturità è una componente che accomuna davvero tutti quanti noi.

Il Natale è, per antonomasia, il giorno in cui si sta tutti insieme: felici, contenti e spensierati. Ma da qualche anno, probabilmente, non è più così. Forse lo stare insieme è quasi diventato un obbligo, una costrizione che ci crea disagio, un sintomo del nostro 'vuoto sentimentale'. Se davvero il Natale si è ridotto ad essere solo questo, non sarebbe meglio, secondo lei, festeggiarlo ognuno per contro proprio, esattamente come avrebbe fatto il personaggio di Sergio Castellitto se non avesse ingaggiato la compagnia attoriale?
Sono convinto che la solitudine sia uno dei più grandi mali di questo secolo. E' un chiaro sintomo della nostra incapacità di comunicare che, con gli anni, si è acuita sempre di più.
Con l'avvento di internet e dei social network si sta sempre più da soli, non ci si incontra più. La 'piazza', ad esempio, che è sempre stato il luogo d'incontro per antonomasia, va man mano scomparendo, per essere sostituita da una 'piazza virtuale' che è, appunto, quella telematica.
La solitudine c'è, ed è vero che ci sentiamo sempre un po' costretti, ma proprio perchè, mediaticamente, veniamo messi in condizione di sentirci isolati o 'fuori posto' se non stiamo con qualcuno.

Senta, prima di lasciarla andare: ma il fatto che i cognomi degli attori che interpretano la (finta) famiglia del personaggio di Sergio Castellitto abbiano tutti il suffisso in 'ini' è solo una banale coincidenza o è stata una scelta ragionata, magari proprio per mettere ancor più in risalto il contesto 'familiare'?
No, assolutamente... (ride). E' solo una coincidenza.

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