Intervista To Rome With Love - Conferenza Stampa

Woody Allen a Roma per presentare To Rome With Love, sua ultima fatica cinematografica ambientata e girata a Roma

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In occasione dell'anteprima mondiale di To Rome With Love, ultima fatica del prolifico Woody Allen (girata interamente nella città eterna e che uscirà venerdì 20 aprile in 600 copie), abbiamo avuto l'occasione più unica che rara di incontrare il regista e parte del cast nella suggestiva cornice dell'Hotel Parco dei Principi di Roma. Presenti alla conferenza, oltre allo stesso incredibile Woody Allen, Giampaolo Letta (amministratore delegato di Medusa film e produttore del film), e gli attori Penelope Cruz, Jesse Eisemberg, Alec Baldwin, Roberto Benigni e parte della delegazione degli altri attori italiani. Qui di seguito un resoconto dell'incontro che è stato impreziosito dall'immarcescibile carisma di Woody Allen e dalla sagace ironia di Roberto Benigni.

Roberto Benigni, volevo sapere quanto hai giudicato vera la tua parte e qual è il rapporto che hai quotidianamente con l'essere famoso e, in generale, con il pubblico.
Benigni: Grazie della bellissima domanda. Io ancora non ho visto il film ma in effetti l'ho letto e poi l'ho girato (Ride). In realtà è stato fatto tutto in gran segreto tanto che fino al primo giorno delle riprese non sapevo nemmeno chi fosse il regista. Scoprirlo è stata una bellissima sorpresa! Mi permetto di dire che noi qua siamo in compagnia di uno degli artisti che rappresenta questo secolo, uno di quelli che in un ipotetico futuro Midnight in Paris potrebbe prendere il posto di Matisse o di Fitzgerald nel rappresentare la nostra epoca. Per questo motivo è un'occasione alla quale non ho potuto rinunciare. E inoltre ho accettato subito soprattutto perché mi piaceva il nome del mio personaggio: Leopoldo Pisanello. Poi in realtà credo che Allen mi abbia scelto anche per la mia bellezza, e in effetti nel cast, fatta eccezione per la Cruz e la Page, io credo di essere decisamente il più bello. Per ripondere alla domanda, il tema della notorietà riguarda un po' tutti, soprattutto in questo momento storico in cui ci sono facebook e la rete; perfino i politici, tutti vogliono avere il famoso quarto d'ora di notorietà, ma quello che accade nel film gode della grazia che il signor Allen riesce a mettere nei suoi lavori, quella capacità di rendere tutto favolistico e reale al tempo stesso. Addirittura mentre giravamo hanno cominciato ad accaderci le stesse cose che accadevano nel film. Alla Garbatella un'ambulanza si è fermata con la sirena accesa e gli operatori sono scesi per fare una foto con me, poi sono ripartiti dicendo: "A li mortacci tua Benigni noi nnamo a pijà un malato". Talmente straordinario e surreale che Allen ha detto: "Only in Italy, only in Italy!", che tra l'altro poteva essere benissimo anche il titolo del film.

Questo è sicuramente un omaggio a Roma, che lei ritrae in maniera bellissima. Però è anche un omaggio apparente al cinema italiano, al cinema di Fellini. C'è nel film una citazione de Lo sceicco bianco?
Allen: Non che io sappia, o che ne sia consapevole. Devo dire che io sono cresciuto con il cinema italiano. Me ne sono nutrito, sono stato e sono un grandissimo ammiratore del cinema italiano. E in realtà tutto quello che può sembrare si riferisca a film italiani è un qualcosa che sicuramente viene fuori perché io l'ho assorbito nel corso degli anni, ma non si tratta di qualcosa di consapevole. D'altra parte è impossibile per chi è cresciuto in quegli anni, come me, non essere stato influenzato dai film italiani che venivano proiettati a New York. Film che io e i miei amici abbiamo visto e che hanno lasciato il segno. Ed è naturale che nella realizzazione di un film si tenda ad essere influenzati da quello che si è assorbito e recepito nel corso degli anni e del proprio sviluppo, ma questo suscita un'influenza determinante di cui però non si è necessariamente coscienti o consapevoli.

Allen volevo sapere che immagine lei ha dell'Italia, o almeno che immagine ha voluto raccontare dell'Italia in questo film?
Allen: Tutti gli americani provano un sentimento di profondo affetto per l'Italia. Ritengono l'Italia un paese molto ricco di calore, e un paese che ha dato un grandissimo contributo alla cultura mondiale nel corso della storia. Un luogo molto alla mano dove si vive bene e dove la gente si gode la vita. Un paese che rappresenta tutto ciò che è positivo. Se io facessi un film in Svezia di sicuro avrebbe un'atmosfera permeata da una psicologia e da elementi completamente diversi. Gli americani amano l'Italia e in particolare hanno un profondo affetto per alcuni luoghi come Parigi o Roma, e hanno imparato a conoscere l'Italia attraverso il cinema, i film, ma anche attraverso gli italoamericani che nel nostro paese rappresentano personaggi abbastanza coloriti: persone calorose che hanno a cuore la famiglia. Personaggi in un certo senso positivi e anche un po' enfatizzati.

Fino a un certo punto abbiamo pensato che per lei Allen non sarebbe stato possibile girare film lontano da Manhattan. Poi invece abbiamo visto Londra, Barcellona, Parigi, adesso Roma e prossimamente sembra Copenaghen. Come sceglie queste città e quali stimoli creativi riceve da questi luoghi?

Allen: Questa storia di Copenaghen non so proprio da dove sia venuta fuori. Non ho mai parlato di Copenaghen, non ho incontrato nessuno a Copenaghen, né tantomeno conosco qualcuno a Copenaghen...e dunque l'idea di girarci un film non mi è mai neanche balenata per la testa. In un certo senso è molto facile fare film in città come Parigi, Londra, Barcellona, Roma perché sebbene abbiano un'anima e uno spirito che le contraddistingue in realtà sono città che in termini di energia e di fermento culturale si assomigliano molto tra di loro e nello stesso tempo assomigliano alla mia città, New York. Sono tutte città che possiedono magari un'estetica diversa ma nelle quali fondamentalmente è molto facile trovare storie da raccontare; al contrario, ad esempio, non potrei mai girare un film in luoghi rurali o nel deserto.

Allen, lei riesce a dare una leggerezza a tutto ciò che racconta, però l'Italia che io ho visto sullo schermo non è l'Italia che lei ha appena descritto. Ho visto un'Italia superficiale e piena di escort, dove i giornalisti parlano di niente e dove praticamente gli italiani sembrano persone inesistenti. Lei lo racconta molto, però, allora, questa Italia com'è davvero? E poi vorrei sapere se il personaggio di Alec Baldwin fosse in realtà finito sotto un taxi.
Allen: Nel film io fornisco semplicemente la mia impressione dell'Italia, fermo restando che non ho una conoscenza così approfondita della politica o delle dinamiche del paese da poter essere in qualche modo d'insegnamento. Per quanto riguarda Alec Baldwin riconosco che sia un personaggio enigmatico nel film, ma si tratta comunque di un vero turista che viene in Italia per rivedere i posti dove ha vissuto in passato e provare qualcosa, ritrovare un'emozione. Neanche io so in realtà se nel suo personaggio prevalga la memoria, la fantasia, o se lui riveda in Jack sé stesso da giovane. Ho pensato solo che il duetto tra loro due funzionasse e qualunque sia l'interpretazione che voi vogliate dargli l'importante è che alla fine il film vi sia piaciuto.
Benigni: Alla luce dei fatti di oggi se uno fa un film su uno che diventa famoso, ha macchine e donne senza nessun merito, allora sembra la storia di Renzo Bossi. Invece all'epoca non era così...infatti quando abbiamo girato il film eravamo nell'Italia che ha descritto il signor Allen: c'era il nostro presidente del consiglio, c'erano le escort, le feste, c'era ancora Umberto Bossi. Adesso piove, ci sono gli esodati, c'è Monti, è cambiata molto la situazione. E secondo me per ritrarre l'Italia di oggi oltre a Il dittatore dello stato libero di Bananas si potrebbero citare Prendi i soldi e scappa anche senza 'scappa', oppure Criminali da strapazzo, o ancora Crimini e misfatti. Un grande autore anche quando parla dell'attualità va sempre oltre e Allen è l'unico che riesce a unire, diciamo, Ingmar Bergman e Groucho Marx. Ecco, ora non vorrei fare lo spiritoso, perché fare lo spiritoso accanto a Woody Allen è come suonare il piano davanti a Mozart o cantare 'All'alba vincerò' di fronte a Pavarotti. Io comunque ci tengo a dire che sono stato molto attento a seguire il lavoro di Allen e ogni volta trovavo la macchina da presa posizionata in un posto semplicemente perfetto. Senza contare il modo in cui dirige gli attori, come un grande maestro d'orchestra, quasi a occhi chiusi. Concludo dicendo che mi ha confidato che vorrebbe fare un altro film con me e che il sogno della sua vita è fare un film a Copenaghen o nel deserto. Adesso ci stiamo pensando e io ho solo il finale, in cui vengo schiacciato da un taxi.

Alec Baldwin: Beh in effetti per me il film è stato sin da subito un gran malinteso. Avevo capito che ero il personaggio che si ritrovava in camera una Penelope Cruz pronta a fare l'amore, quindi ho detto subito di sì. E invece poi ho scoperto con grande delusione che in realtà avrei interpretato un altro ruolo!

Penelope Cruz: Per me è stata una bellissima esperienza perché io adoro Woody e lo considero un punto di riferimento molto importante. Ha una personalità molto peculiare, senza contare che la sua intelligenza e il suo senso dell'umorismo sono eccezionali. Mi piace guardarlo lavorare sul set e poter seguire una dopo l'altra le sue trovate geniali, e poi nei film mi ha sempre proposto delle parti che sono per me dei piccoli gioielli. E non è affatto vero che non segue gli attori. Anzi. Il grande pregio di Woody Allen è che in lui non c'è ‘fuffa', non c'è niente di contraffatto, lui è sempre sé stesso al cento per cento e riesce sempre a strabiliarti. È davvero una persona a un altro livello e ora mi fermo perché potrei andare avanti a parlare per ore di lui.
Allen: No, vai pure avanti. Ti stai appena scaldando. (Applausi).
Jesse Eisemberg: Lavorare con Allen è stato un grande onore per me, lui è di sicuro uno dei più gradi intrattenitori al mondo. E poi è così talentuoso che sa benissimo come dirigere un attore e aiutarlo in ogni momento.

Allen, sono circa 30 anni che viaggia alla media di un film l'anno. Si tratta forse di una sorta di terapia psicanalitica per lei?
Allen: Beh in effetti nel fare un film cerco di risolvere dei problemi e se ci riesco bene, ma se non ci riesco al massimo viene fuori solo un brutto film, e non è la fine del mondo. In realtà io faccio questo mestiere soprattutto per soddisfare la mia necessità di distrarmi, ed evitare di stare a casa ad affliggermi e a pensare a quanto è faticosa e difficile la vita.

Allen, che rapporto ha con il doppiaggio? Come si sente rispetto al fatto che altre persone diano la voce ai suoi personaggi?
Allen: I miei sentimenti nei confronti del doppiaggio sono misti. C'è da dire che l'idea del doppiaggio di per sé non mi piace affatto, anche perché in America non siamo per niente abituati a questo tipo di procedimento. Sostanzialmente trovo abbastanza strano il fatto che qualcuno prenda la tua voce e la rimpiazzi con un'altra. E infatti ogni volta che io mando i miei film in Europa cerco sempre di ottenere delle copie sottotitolate, anche se poi spesso mi devo scontrare con una certa resistenza perché alcuni paesi europei non sono abituati a leggere con i sottotitoli e lo spettatore preferisce il film doppiato. Ovviamente dal punto di vista americano questo è un qualcosa di estremamente strano, quasi sgradevole. D'altro canto però devo anche dire che il doppiatore che purtroppo oggi non è più con noi [Oreste Lionello, ndr] che ha dato la voce i miei film in Italia mi ha reso un eroe. Lui mi ha dato la voce ma quello che è diventato famoso sono io. La gente ha amato me grazie a quello che lui mi ha dato e grazie al lavoro che lui ha fatto. In effetti non so se gli italiani mi avrebbero amato altrettanto se avessero visto i miei film in originale. E anche per quello che riguarda i complimenti che sto ricevendo ne sono davvero lusingato ma in realtà il segreto del regista è quello di potersi circondare di attori di talento, dotati, che poi sappiano fare il loro lavoro. Il trucco del regista sta proprio nello scegliere un cast di attori validi e lasciarli recitare ed essere il più possibile sé stessi. E alla fine loro fanno il lavoro e io divento famoso. Qui ho avuto a disposizione un grande cast [indica Penelope Cruz, Alec Baldwin, Jesse Eisemberg] e quindi mi sento doppiamente fortunato.

Cosa l'ha sorpreso di più di Roma e, se non è Copenaghen, dove girerà il suo prossimo film? Allen: Non c'è nessun'altra città al mondo come Roma. La prima volta che un americano si rende conto di essere in Europa è quando viene a Roma, perché Roma è in base agli standard americani una città davvero esotica, così diversa. Non come Parigi, Londra, Madrid. Roma è diversa, dal punto di vista visivo, dei colori. E poter girare un film a Roma è davvero un regalo, una festa. Per quanto riguarda il prossimo film ne girerò una parte a New York City e il resto a San Francisco.

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