Intervista The Bourne Legacy - Passato, presente e futuro degli stunt

Intervista a Dan Bradley, coordinatore degli stunt della saga di Bourne

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Quando si parla di film d'azione, oltre agli effetti speciali che ne sono parte integrante si pensa in primis agli stunt e alle acrobazie che gli attori realizzano sullo schermo. Certo, al giorno d'oggi la computer grafica aiuta nel rendere ancora più realistiche certe scene, ma alla base c'è tanto lavoro e sperimentazione da fare prima del momento di girare la scena. Inventare le coreografie e il modo migliore per realizzarle, anche tramite attrezzi come piattaforme girevoli, esplosioni controllate, funi etc.: questo è il lavoro dello stunt coordinator.
Tra di essi, Dan Bradley è una vera istituzione. Attivo fin dai primi anni '80, Bradley ha lavorato per un numero enorme di pellicole, vincendo diversi premi e avendo l'onore di essere regista di seconda unità per molti film importanti, tra cui Spider-Man 2. Johnny Knoxville, uno dei più grandi scavezzacollo della storia del cinema, lo idolatra. E noi, in occasione dell'uscita in Home Video di The Bourne Legacy per Universal (il film è già disponibile in Blu-Ray e, dal 23 gennaio prossimo, lo sarà anche in DVD) vi offriamo la nostra intervista esclusiva con Dan, nume tutelare degli stuntmen cinematografici.

The Bourne Legacy è un film pieno d'azione, cosa che è un po' una caratteristica fondante della serie. Quali sono le caratteristiche più spettacolari di questo nuovo capitolo della saga?
Credo che la cosa probabilmente più entusiasmante da questo punto di vista sia il fatto di aver realizzato cose mai viste e fatte prima, in particolare gli inseguimenti in moto, con addirittura due persone sulla stessa moto nello stesso tempo. Ed è tutto vero!

Avete cambiato in qualche modo l'approccio alla realizzazione degli stunt rispetto ai precedenti capitoli?
Essendo un film d'azione basato sui personaggi, creo gli stunt in base alle caratteristiche degli stessi. Il protagonista è cambiato, dunque sono diversi anche gli stunt, perché lo stile e le motivazioni di Jason Bourne sono diverse da quelle di Aaron Cross.

Oltre che coordinatore degli stunt, lei è stato anche regista della seconda unità. È stato difficile combinare questi due aspetti? Ci sono degli intoppi, delle particolari incompatibilità?
No, anzi! Mi dà più possibilità di controllo quando posso dirigere le scene che coordino. Ho fatto diverse esperienze in proposito, oramai. C'è un sacco di lavoro da fare, ma garantisce un risultato di un certo tipo.

Lei ha lavorato a moltissimi film famosi, tutti dotati di incredibili acrobazie. Com'è cambiata la tecnica vera e propria degli stunt negli anni? La computer grafica ha forse un po' cambiato le carte in tavola?
La CGI, a volte, può essere molto, molto utile. Ma da cineasta preferisco lavorare sul vivo dell'azione, con la computer grafica ridotta al minimo indispensabile. Più che altro, la uso per eliminare i cavi e meccanismi di sicurezza dalle inquadrature. A me piace la gente vera, le macchine vere, le motociclette vere! Calate in contesti reali.

E quale sarà, dunque, il futuro degli stunt nel cinema secondo lei?
In primis, spero potrò continuare a fare il mio lavoro come faccio oggi, potendo sempre distinguere una persona vera che ho in camera da un qualcosa generato al computer. Perché di sicuro ci emozioniamo di più per una persona vera che compie acrobazie che non per un avatar. Penso che ci rapportiamo diversamente se vediamo qualcosa di reale.

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