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Intervista The Avengers - Conferenza stampa

A tu per tu con Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth e Tom Hiddleston

intervista The Avengers - Conferenza stampa
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Sabato 21 aprile, poche ore prima dell’emozionante première italiana, i protagonisti del film Marvel The Avengers hanno incontrato una ristretta delegazione stampa nella luminosa cornice dell’Hotel de Russie di Roma. Ecco cosa Scarlett Johansson, Chris Hemsworth, Mark Ruffalo e Tom Hiddleston hanno raccontato ai giornalisti presenti.

Scarlett, lei interpreta Vedova Nera. Cosa l’ha attratta in questa supereroina, così affascinante e letale?
Scarlett Johansson: Sono entrata in questo progetto con Iron Man 2, all’epoca ero stata attratta dall’idea di partecipare al film proprio per poter lavorare con Jon (Favreau) e Robert Downey Jr., era un’idea che mi piaceva tantissimo ed è stato anche molto bello che in un certo senso Jon abbia visto in me le potenzialità per interpretare una supereroina, una scelta che può essere sembrata non convenzionale. La speranza era che ai fan questo personaggio piacesse e che quindi io potessi diventare una protagonista di questa serie successiva di film Marvel.

Mark, lei è un fan del fumetto di Hulk?
Mark Ruffalo: Sì, da piccolo ero un fanatico, io e mio cugino leggevamo tantissimi fumetti, poi negli anni ’70 sono diventato un appassionato della serie televisiva. Però devo dire che il mio preferito era Occhio di Falco.

Chris, il personaggio di Thor è cresciuto umanamente, quanto l’ha affascinata tornare in questo ruolo?
Chris Hemsworth: Ero entusiasta all’idea di far fare un passo successivo al mio personaggio, senza per questo voler sottrarre nulla al sequel di Thor, ma cercando di rimanere nella parte e fare qualcosa che fosse rilevante in questo nuovo film. Mi piace molto questo personaggio e contrattualmente sono tenuto a interpretarlo altre volte ancora! In ogni caso, sono stato molto contento di questo nuovo passo in avanti del mio personaggio.

Tom Hiddleston torna nei panni di Loki, un cattivo straordinario oltre che un personaggio affascinante. È più divertente interpretare il cattivo o essere l’eroe beneamato?
Tom Hiddleston: Si dice che il diavolo abbia la possibilità di cantare i motivi migliori... Mi è piaciuto moltissimo interpretare questo personaggio, il primo così lontano rispetto a come sono io realmente. La scelta non è stata immediata, non sono stato scelto subito per il ruolo del cattivo. Prima di Loki avevo sempre interpretato personaggi di 200 anni fa, che montavano a cavallo, vestiti con abiti d’epoca, l’inglese medio di buon cuore, la persona per bene. Loki invece è il personaggio più lontano da me ed è interessante osservare i motivi per cui questo personaggio cattivo è così affascinante: in un certo senso le sue credenziali di cattivo dipendono dal fatto che lui ha o ha avuto problemi psicologici, una sofferenza emotiva che lo ha portato a essere così.

Scarlett, come sceglie i ruoli da interpretare?
Scarlett Johansson: La mia scelta si basa sulla capacità della sceneggiatura di terrorizzarmi un pochino, ci deve essere questo elemento. Non è sempre stato così, ma con il passare degli anni mi vengono fornite più opportunità di interpretare dei personaggi che sono in un certo senso più realizzati, che hanno più sostanza. Ho interpretato personaggi che erano più in transizione, ora invece hanno di più i piedi per terra. L’elemento di paura è quello che mi fa capire che c’è qualcosa all’interno della sceneggiatura per cui vale la pena di combattere.

Da piccola leggeva i fumetti?
Scarlett Johansson: Non ero una grandissima fan dei fumetti, li leggevo ma non quelli con i supereroi. Ero più che altro una appassionata divoratrice di libri, mi è sempre piaciuto molto leggere.

C’è qualcosa che lei ritrova di sé nel personaggio di Vedova Nera?
Scarlett Johansson: Abbiamo entrambe delle convinzioni. Io personalmente sono ipersensibile e sfrutto questo eccesso a vantaggio del mio lavoro; lei, invece, non voglio dire che sia insensibile e non provi nulla, ma deve rimanere più grigia, più distaccata per portare a compimento il proprio obiettivo. Con questo non intendo dire che non sia vulnerabile, lo è ma non sfrutta la sua vulnerabilità come faccio io nel mio lavoro. Se c’è una cosa che abbiamo in comune è che a entrambe piace portare a termine il lavoro.

Qual è la differenza, in termini di esperienza, tra questo film e gli altri in cui ha lavorato?
Scarlett Johansson: Non penso che si possa fare un confronto tra i film, anche perché ognuno è un’esperienza a sé, né penso che il budget possa influenzare più di tanto. O forse sì, magari con un budget più alto puoi avere un catering migliore! (ride) Ma a parte questo non credo che ci sia una differenza in termini di sfida che il film e la sceneggiatura presentano. Almeno per me non è stato così. In molti casi puoi trovarti davanti a delle sfide da un punto di vista drammatico, puoi essere chiamato a doverti cimentare in cose importanti a prescindere dalla dimensione del budget. Certo, in un film di questa portata, con un cast di tutto rispetto come quello che è qui, non puoi certo avere la stessa sensazione che puoi avere all’interno di un film più piccolo, magari un film indipendente. Questo è comunque un film incentrato sui personaggi e da loro trainato, in questo senso non c’è differenza, la sfida di interpretare un ruolo drammatico c’è tutta e per quel che ci riguarda nessuno di noi si è messo al di sopra degli altri. Probabilmente avete visto in precedenza tutti gli altri attori del cast in ruoli drammatici, molto diversi da quelli che interpretano in questo film. Forse l’unica eccezione è Mark (Ruffalo).
Tom Hiddleston: Sì, è vero, io sono sempre stato un fan di Mark!

In questo film è impegnata in molte scene di lotta, le ha realizzate personalmente? Come vi siete preparati?
Scarlett Johansson: Abbiamo fatto tantissima pratica, abbiamo passato molto tempo in palestra.
Tom Hiddleston: Non hai un alter ego in computer grafica, quindi ti devi impegnare e darti da fare tu in prima persona.
Scarlett Johansson: Abbiamo passato talmente tanto tempo con gli stuntman che ormai erano la nostra famiglia, vedevamo più loro di chiunque altro. Inoltre sia a noi che al regista piaceva l’idea di poter inquadrare le nostre facce anche in queste scene, così abbiamo dovuto imparare a usare queste armi strane.

Scarlett, le sarebbe piaciuto far parte del film di Woody Allen “To Rome with Love” ?
Scarlett Johansson: Chi non ama Woody Allen! Mi sarebbe piaciuto tantissimo essere nel suo film, io per lui farei di tutto, pur di lavorare nei suoi film mi occuperei del catering, di qualsiasi cosa. Tra l’altro amo Roma, adoro questa bellissima città. Ho avuto l’opportunità quasi dieci anni fa di recitare in un film girato qui, Le seduttrici, ed è stata una bellissima esperienza. Infatti quando siamo arrivati all’aeroporto ho avuto un piccolo brivido, la sensazione di tornare a incontrare un amore del passato. Mi piacerebbe in qualsiasi momento poter girare un film a Roma.

Che differenza c’è tra il modi di lavorare con gli attori che hanno Woody Allen e Joss Whedon?
Scarlett Johansson: Joss è un regista che si concentra moltissimo sulla caratterizzazione del personaggio, ti dà moltissimi appunti. Woody non è il tipo che ti dà molti appunti, quando ti sceglie per un ruolo lo fa aspettandosi che tu sappia come interpretare il personaggio, magari ti guida in un’altra direzione se vede che ti stai allontanando rispetto a quello che lui si aspetta ma non ti sommerge di note e appunti. Da un certo punto di vista forse tutta questa differenza in effetti non c’è, forse semplicemente Joss è più specifico sulle note che ti dà, Woody lo è meno.

Tom Hiddleston, anche lei ha lavorato con Woody Allen in Midnight in Paris, nel ruolo di Francis Scott Fitzgerald, cosa ne pensa della differenza fra i due registi?
Tom Hiddleston: Ho lavorato con Woody Allen per circa otto giorni, quindi ho sicuramente meno da dire rispetto a Scarlett. Per quanto riguarda Joss lui ama moltissimo Woody. Tra l’altro, ha visto Midnight in Paris mentre giravamo The Avengers: all’epoca avevo i capelli lunghi e biondi e Loki è completamente diverso, quindi ha avuto grosse difficoltà a riconoscermi in quel film. Joss nutre un profondo affetto e rispetto per quel che riguarda la mitologia, alla quale è molto interessato, perché gli consente di portare la sceneggiatura e la regia su un livello diverso, superiore. Lui ammira la mitologia antica, la mitologia shakespeariana, che gli consente di creare personaggi che sono al di sopra della realtà e gli consente di esprimere la sua visione del mondo senza sottrarre attenzione alla specificità e ai dettagli. Woody è interessato a un tipo di sofisticazione diversa, un po’ più fuori dal comune, è alla ricerca della commedia e dell’intimità, è più concentrato sui piccoli dettagli della vita. Anche se devo dire che Woody Allen che dirige The Avengers non è una cattiva idea, anzi secondo me è un’idea molto affascinante!

Mark, com’è stato per lei misurarsi con il primo Hulk realizzato con il motion capture e com’è stato per il cast interagire con lei in quelle scene?
Mark Ruffalo: Devo dire che c’erano diversi aspetti che rendevano per me interessante interpretare questo ruolo. Oltre alla presenza degli altri attori, anche la possibilità, appunto, di essere sia Hulk che Bruce Banner, e tutti gli altri attori erano sempre entusiasti e morivano dalla voglia di vedermi arrivare nella mia tuta per il motion capture, cosa che a volte era imbarazzante perché rendeva grande tutto ciò che non doveva essere grande e piccolo tutto ciò che non doveva essere piccolo. C’erano molte risate quando arrivavo con la mia tuta. La maggior parte di queste scene però le ho girate lontano dal resto del cast, chiuso in una piccola scatola verde, poi il montaggio ha unito tutto. Credo si tratti di una tecnologia straordinaria, credo che gli anni che ho passato a teatro mi siano serviti moltissimo perché hanno rafforzato la mia immaginazione, permettendomi di divertirmi anche nei momenti che potevano essere più imbarazzanti.
Chris Hemsworth: in questo film la componente tecnica è stata maggiore rispetto a qualunque altro in cui ho recitato in passato, ma gli stunt e il regista ci hanno aiutato. Ci ha aiutato moltissimo il fatto che dietro ci fosse una grande storia, potente, e l’umorismo. L’aspetto tecnico disgiunto da queste altre componenti non avrebbe funzionato.

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