Intervista The Atticus Institute: William Mapother

Il protagonista dell'horror soprannaturale diretto da Chris Sparling ci racconta la sua esperienza sul set del film, su quello del celebre LOST e ci spiega cos'è... un mockumentary!

intervista The Atticus Institute: William Mapother
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

A metà degli anni '70 un piccolo laboratorio di psicologia dell'Università della Pennsylvania cerca di studiare le persone che sembrano avere poteri soprannaturali, ma con risultati piuttosto deludenti... almeno finché i ricercatori non si imbattono in una donna davvero fuori dal comune. Il Ministero della Difesa prende subito in carico il soggetto, segregandola nell'Istituto e sottoponendola ad esperimenti sempre più pesanti...
Finalmente disponibile in DVD, da qualche giorno e grazie a Universal Pictures, il nuovo film di Chris Sparling The Atticus Institute, un horror/thriller molto particolare che vede, tra i suoi protagonisti, William Mapother nei panni del Dr. Henry West. William, che abbiamo visto in noti serial come CSI, Law & Order e The mentalist, ma anche in film quali The Grudge e Another Earth, vanta inoltre un curioso rapporto coi videogiochi: ha doppiato infatti alcuni personaggi in Final Fantasy XIII: Lightning Returns, Fallout: New Vegas, Halo: Reach, oltre ad essere stato il modello per il MOCAP dell'Agente 47 in Hitman: Absolution. E, infine, in pochi sanno che è cugino del celebre Tom Cruise. In questa nostra intervista ci racconta della sua esperienza sul set di questo particolare horror.

Puoi raccontarci che cosa ci aspetta in The Atticus Institute?
Nel film interpreto il ruolo di un direttore di un istituto psichiatrico che si occupa principalmente di casi paranormali. La pellicola è ambientata negli anni '70, quando l'Istituto riceve una paziente molto particolare con poteri che neanche i medici del complesso avrebbero mai potuto immaginare. Il film racconta i fatti avvenuti nel momento in cui noi dello staff riceviamo questa paziente, come se fosse un documentario. Ci sono le interviste fatte ad amici e familiari di questa donna e riprese delle telecamere di sicurezza dell'istituto. È una sorta di documentario di ciò che successe in quel periodo.

Perché hai accettato la parte?
Ho accettato questo ruolo perché era un progetto veramente interessante, e in particolare per due motivi: per l'argomento che tratta e per il modo in cui il regista e sceneggiatore Chris Sparling ha costruito questo prodotto. Come dicevo è realizzato come un documentario ma è composto da tantissimi piccoli pezzi e non ho quasi mai visto un film realizzato con così tante piccole riprese, come se il tutto fosse un puzzle di immagini. Magari ho visto film con 250 pezzi, 1000 pezzi ma in questo erano milioni di piccoli pezzettini!

Quindi possiamo descrivere The Atticus Institute come un Mocumentary?
Sai che in Italia forse questo termine ha un altro significato rispetto a quello che intendiamo noi? Qui da noi per Mockumentary si intende una parodia o un falso documentario, come fosse una commedia. Mockumentary si riferisce principalmente a una commedia come potrebbe essere This is Spinal Tap, il cult di Rob Reiner o anche Waiting for Guffman di Christopher Guest. Quindi non saprei bene in che genere inserire questo film. Forse lo inserirei in una categoria a parte in cui rientrano pellicole thriller/horror e anche documentari! Un'altra particolarità è quella legata al fattore temporale: difatti il film è ambientato nel passato. Praticamente racchiude quattro generi diversi ed è una cosa molto interessante per me.

Sei contento della scelta fatta con questo film? Ti sei divertito sul set?
Sì, certo: ho adorato opere come The Blair Witch Project e altri di questo genere quindi non ho avuto problemi ad accettare la parte. Mi piace lavorare a titoli in cui si riesce a colpire lo spettatore e in un'epoca in cui è così difficile vedere reazioni del pubblico credo che questo film sia stata un'ottima scelta.

Una delle più importanti pagine della tua carriera è stata quella relativa all'ormai leggendario serial Lost, a cui hai preso parte. Raccontaci di questa esperienza!
È iniziato tutto nel 2004. Dovevo partecipare a un incontro con i miei vecchi compagni del college e all'improvviso mi chiama il mio agente. Mi dice che c'è la possibilità di partecipare a due episodi di questa nuova serie chiamata Lost di cui non avevo mai sentito parlare e che avrei dovuto iniziare immediatamente. Ovviamente ho accettato anche per curiosità e ho preso un volo per Los Angeles per andare a girare. Sul set si andava talmente forte che non mi hanno fatto cambiare neanche le scarpe per girare, tanto che le scarpe da corsa che indossa il mio personaggio sono quelle che in realtà avevo indossato per il volo! Ho dei ricordi bellissimi di questa serie, la troupe e tutti i ragazzi sul set sono stati fantastici e sono stato fortunato di averne fatto parte. Giusto oggi ho ricevuto un'email da un soldato che si trova in Iraq, mi faceva i complimenti per la mia parte e mi ha ringraziato per lo show. Sono contento che ancora oggi sia seguito e così tanto amato. Adesso anche i miei ex compagni di college mi hanno perdonato per non essere andato a quell'incontro e sono miei grandi fan!

Data la tua grande esperienza pensi sia più divertente lavorare per la tv o per il cinema?
Non credo che nessuna delle due sia migliore, è fantastico lavorare per entrambi. Forse fino a qualche anno fa il cinema veniva considerato come un'esperienza migliore e più importante, ma negli ultimi anni le serie tv stanno ottenendo un successo pazzesco e ci sono sempre più opportunità di lavoro per noi attori.

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