Intervista Stalking Eva: Joe Verni

Il regista Joe Verni ci racconta il suo debutto nel lungometraggio, un thriller ambientato nel mondo della moda e impreziosito dagli effetti speciali di trucco per mano del maestro Sergio Stivaletti.

intervista Stalking Eva: Joe Verni
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Le modelle internazionali emergenti Ksenia Kapinos e Philippa Bingham sono le protagoniste di Stalking Eva, thriller ad alto tasso di tensione che affronta il tema dello stalking e che sarà nelle sale cinematografiche a partire da Giovedì 24 Settembre 2015, distribuito da Europictures. Più in generale, un film riguardante la violenza contro le donne, tematica forte ed attualissima che in questo contesto pone dinanzi a degli interrogativi: quale soglia di dolore ognuno di noi riesce a sopportare? E quali le conseguenze, se la vittima si trasformasse in carnefice?
Il plot pone al suo centro Eva, ragazza dell'est straordinariamente bella che, appena arrivata a Milano per cercare successo come modella, viene immediatamente a contatto con una serie di personaggi più interessati al suo corpo che al suo talento. Fino al momento in cui, dopo un traumatico evento per cui Eva chiederà aiuto alla sua amica Cindy, si ritrova invischiata in una catena di omicidi perpetrati in nome di un antico rito occulto, dalle cui maglie deve cercare di sfuggire.
Prodotto da Extremely Rare, un lungometraggio che vanta effetti speciali a cura del maestro Sergio Stivaletti e che vede nel cast anche Douglas Dean, Tim Daish e Marcus J. Cotterell; mentre regia e sceneggiatura portano la firma di Joe Verni, qui al suo debutto e che abbiamo incontrato proprio per parlare del film.

Vi presento Joe Verni

Come nasce l'idea di questo film?
In realtà sono due soggetti che si sono uniti. Io scrissi anni fa la storia di una ragazza che voleva fare teatro a Roma e si trovava in una serie di situazioni poco piacevoli. Tra l'altro, avevo scritto il dialogo rimasto quasi invariato in cui incontra un certo Aroldi, che poi è diventato Airoldi e che, però, era più un impresario teatrale, con questi occhialoni alla George A. Romero e un po' in stile J. Jonah Jameson di Spider-Man. Poi ho scritto un altro soggetto che parlava di una modella che trovava la forza di vendicarsi di un sopruso durante una seduta spiritica. Qualche anno fa li ho ripresi entrambi e rielaborati insieme a Matteo Scarfò, poi Gabriele Albanesi gli ha dato uno stile da giallo, mentre il mio era più dalle parti de L'angelo della vendetta di Abel Ferrara.

Il film ha un prologo che ricorda molto i thriller italiani degli anni Settanta, poi, però, comincia a rispecchiare certi gialli del decennio successivo ambientati nel mondo della moda, su tutti Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina...
Il prologo è stato scritto da Gabriele Albanesi e voleva essere sia un omaggio ai thriller anni Settanta, con questo inizio molto suspiriano e alla Tenebre, che a Scream, perché lei entrava a casa e riceveva una telefonata dall'assassino. Però, mi sembrava eccessivo come omaggio, quindi ho preferito toglierlo. Poi, è vero, prende una piega anni Ottanta, anche il finalissimo. Anche se l'ho vissuta con occhi da bambino, mi è sembrata un'epoca molto allegra e colorata. Tanti associano il film a Sotto il vestito niente, ma credo più per l'argomento riguardante la moda che per lo stile del film.

Per quanto riguarda il reclutamento della protagonista nella setta sembra esservi qualcosa de Le streghe di Salem di Rob Zombie...
Sì, anche se, devo dire la verità, quando ho scritto il film ancora non era uscito quello di Rob Zombie. Mi sono ispirato ad un fatto vero, perché ho vissuto un anno a Praga e, un giorno, una mia amica, una wicca, ovvero una strega buona, mi ha detto che conosceva un alchimista che, ogni tanto, andava ad assistere a sorta di sabba di magia nera. Allora l'ho contattato e mi ha portato una sera, di nascosto, ad assistere a questo sabba, da cui, appunto, ho preso un po' ispirazione. Quindi, se c'è stata qualche influenza dal film di Zombie è stata involontaria perché l'ho visto solo dopo aver fatto Stalking Eva.

Quali sono i tuoi punti di riferimento nell'ambito del cinema horror?
Come registi, sicuramente John Carpenter e il primo Dario Argento sono tra i miei principali punti di riferimento. Per quanto riguarda i film, posso citare Suspiria, Shining di Stanley Kubrick, L'esorcista e La casa dalle finestre che ridono, un film che mi ha inquietato tantissimo e che tutt'oggi mi inquieta. Dei nomi più recenti mi piacciono Lucky McKee, il primo Rob Zombie, Ti West e questi cineasti un po' indipendenti. Poi, anche se non lo considero un semplice regista horror, mi piace George A. Romero.

Concordo su questo, da autore di una guida sul cinema dei morti viventi lo considero un regista di film politici in cui inserisce gli zombi.
Carpenter è simile a lui, ma fa anche film disimpegnati. Poi, mi piace anche Jörg Buttgereit, perché lo reputo un artista. A Berlino e New York i suoi film non sono considerati trash, ma opere d'arte. Sarebbe il mio sogno fare qualcosa insieme a lui.

La tematica dello stalking, invece, come si colloca all'interno del plot horror del film?
Inizialmente, si trattava di un film molto meno horror e più incentrato sullo stalking. Io ho conosciuto ragazze che hanno subito una cosa del genere ed ho pensato di fare un film di vendetta, poi, però, Gabriele Albanesi mi ha consigliato di dargli una struttura da giallo. Ma credo che, se avessi fatto un film drammatico sullo stalking, mi sarei divertito meno io e, probabilmente, anche il pubblico.

Come è avvenuta la scelta delle attrici?
Inizialmente, non avevo pensato di fare un film con delle modelle, ma su due attrici di teatro e ambientato a Roma. Purtroppo, poi, ho avuto un lutto in famiglia e, per stare vicino a mia madre, ho deciso di girare a Milano. Il soggettista, però, mi ha consigliato di non fare una storia di teatro o di cinema a Milano, perché è la città della moda. A quel punto, avendo già lavorato con delle modelle in un cortometraggio fatto per l'America, ho deciso di prendere modelle vere ed ho scelto Filippa e Nicole, entrambi australiane, ma la seconda, alla fine, non si è sentita di fare il film. All'ultimo momento è arrivata questa ragazza ucraina, molto sveglia e intelligente, sebbene fosse giovanissima.

Nel film c'è la frase "Non c'è spazio in questo mondo per il tradimento". Che mondo è quello a cui fa riferimento?
Nonostante sia un mondo satanico, delle sette, l'idea su cui ho insistito molto era nel fatto che Cindy è veramente convinta di fare il bene di Eva, quindi vive la cosa come un tradimento. Cindy vuole proteggere Eva dagli uomini e farle avere successo, purché lei entri nella sua setta, quindi, quando la ragazza vuole uscirne, diventa una traditrice. In generale, chiunque esca da una qualsiasi setta, non solo quelle sataniche, viene considerato un traditore.

Come avete lavorato sugli effetti speciali con Sergio Stivaletti?
Benissimo, siamo amici anche se non ci vediamo dalla fine delle riprese del film. Gli è piaciuta subito la storia, è una persona disponibilissima, non solo lui, ma anche tutto il suo staff e i suoi stagisti. A riprova che, un po' come nel film, l'umiltà è una caratteristica delle persone famose, che potrebbero "tirarsela". Me lo ha presentato Gabriele Albanesi perché aveva fatto gli effetti speciali dei suoi Il bosco fuori e Ubaldo Terzani horror show.

Stalking Eva può essere letto come una critica alla corruzione che regna nel mondo spettacolo e ai compromessi a cui, spesso, molte persone scendono per arrivare in alto?
Sì, sicuramente. Tanto è vero che doveva concludersi con Eva che chiudeva la valigia e, intanto, si sentivano diversi messaggi di segreteria telefonica con voci che la chiamavano per andare a prendere parte a sfilate. Era il finale scritto da Gabriele, mi piaceva molto ma mi sono imposto di farne un secondo in cui far vedere che è una persona normale. Perché volevo dimostrare che ha trovato un proprio equilibrio e mi sono ispirato a modelle che sono persone normalissime, sebbene famose. Ho voluto rompere lo stereotipo della modella che va con il calciatore e cose del genere. Poi, non è che tutti gli uomini sono come quelli che si vedono nel film, ma ho voluto ispirarmi a determinati produttori ed accentuare questi aspetti negativi per dare, però, un messaggio di speranza.

Tra l'altro, la protagonista si chiama Eva come la prima donna apparsa sulla Terra. È un aspetto scelto forse per dare ancora più speranza tramite il mutamento del prototipo femminile?
Sì, fin dall'inizio ho voluto questo nome per omaggiare il mondo femminile in generale.

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