Venezia 2012

Intervista Shark 3D: Kimble Rendall

Il regista di Shark 3D ci parla del suo approccio al genere

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La passione per il cinema la coltiva parallelamente a quella della musica da quando il padre, all’età di otto anni, gli regalò una cinepresa super 8. Quindi, nella vita ha anche girato videoclip e messo su una band, ma, a un certo punto, ha deciso che la strada da prendere era quella della Settima arte, pur essendo rimasto in rapporti con il suo gruppo.
È Kimble Rendall, responsabile nel 2000 di quel Cut-Il tagliagole che vedeva alcuni studenti uccisi l’uno dopo l’altro da un misterioso omicida mentre tentavano di portare a termine un lungometraggio horror interrotto vent’anni prima, il quale torna al genere con lo shark-movie Bait, girato in tre dimensioni e distribuito in Italia, da Medusa, con il titolo Shark 3D.
Scritta e prodotta dal Russell Mulcahy artefice della saga Highlander, la storia di un gruppo di sopravvissuti a un violento tsunami che, rimasti rinchiusi in un supermercato allagato, si trovano ad avere a che fare con un pericoloso squalo affamato di carne.
La storia che hanno potuto visionare, in anteprima, gli spettatori della sessantanovesima Mostra d’arte cinematografica di Venezia, dove abbiamo anche avuto modo di incontrare il simpaticissimo cineasta per un’intervista.

Dodici anni dopo Cut-Il tagliagole, horror ambientato nel mondo del cinema, ritorni al genere e, in un certo senso, ci trasporti dentro il cinema, perché lo fai con un film girato in tre dimensioni...
Kimble Rendall: Qui con noi abbiamo il produttore Gary Hamilton, con il quale realizzai anche Cut-Il tagliagole. Ho sempre avuto un certo interesse per il genere horror, anche se, in realtà, in questo caso tutto è partito da Russell Mulcahy, in seguito imbarcatosi in altri impegni e che, quindi, mi ha contattato. Appena mi ha detto che si trattava di squali in un supermercato, ho risposto che ci sarei stato. Volevo fare quello che viene definito “film pop corn”, ovvero un prodotto d’intrattenimento, quindi, il 3D è stato uno strumento che, una volta sviluppato il progetto, ha fatto parte dell’evoluzione in maniera abbastanza naturale. Comunque, ho cercato di utilizzarlo in modo tale che, per essere efficace, non vi fosse il bisogno di ricorrere continuamente a oggetti lanciati contro il pubblico.

Hai paura di essere travolto dalla hype machine che ha colpito film come Snakes on a plane con Samuel L. Jackson?
Kimble Rendall: Quando mi è arrivata la notizia che il film era stato preso qui a Venezia, pensavo fosse uno scherzo, perché, comunque, si tratta di un film di genere finito in mezzo a tutti questi lungometraggi d’autore. Ciò che mi piace fare è raggiungere direttamente il pubblico, riuscire a intrattenerlo. Tra l’altro, io ho vissuto qui a Venezia per cinque mesi perché sono stato regista della seconda unità in Casanova di Lasse Hallström e, allora, dissi alla mia troupe che, se avessi imparato almeno cinque parole di italiano, avrei voluto la cittadinanza. Ne ho imparate quattro, quindi sono italiano, ma non lo dite a nessuno (ride).

La sequenza dello tsunami è molto realistica...
Kimble Rendall: Avendo lavorato a molti film d’azione come regista della seconda unità, conosco molto bene l’universo degli effetti speciali. La sequenza dello tsunami era difficile da realizzare, ma, per me, era anche molto importante. Comunque, al di là degli effetti digitali, il film lo abbiamo girato principalmente lavorando con gli stunt: per questo, alla fine, l’effetto è molto realistico. Ed è stata una vera sfida, perché qui il budget era molto più basso di quello dei film di Hollywood ai quali ho collaborato.
Inoltre, con la mia band ho anche fatto la colonna sonora del film.

Il supermercato come scenario d’ambientazione ha forse una valenza simbolica? Viene da ripensare a Zombi di George A. Romero.
Kimbe Rendall: In effetti, trovo che andare in un supermercato sia come entrare in un incubo (ride), perché mi spaventano le luci e, ogni volta, devo trovare parcheggio. Per il film, il supermercato lo abbiamo ricreato in studio, quindi, è stato come girare in un altro mondo. Prima abbiamo girato in situazioni d’asciutto, poi di bagnato.

Riallacciandoci a questa domanda, vedendo il film si nota che i personaggi non siano affatto banali, in quanto non tutti pienamente positivi e destinati a incarnare, in un certo senso, il compendio di un’umanità che, bloccata nel supermercato distrutto, si trova a dover fare i conti con lo squalo, a suo modo rappresentazione di una natura feroce che incarna un riflesso dei loro lati negativi...
Kimble Rendall: Sono felicissimo che tu abbia fatto questa osservazione. Alcune persone potrebbero pensare che si tratti di stereotipi, ma, in realtà, stiamo mostrando una fetta di società e dobbiamo scegliere i personaggi. E, considerando il loro numero, dovevano essere abbastanza sviluppati. Anche se è solo per pura coincidenza che il film è stato girato in sequenza; quindi, abbiamo prima l’attacco dello squalo all’inizio, poi torna molto dopo.

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