Intervista Ribelle - The Brave: intervista a Natalia Valeeva

Il nostro incontro con la campionessa olimpionica di tiro con l'arco

intervista Ribelle - The Brave: intervista a Natalia Valeeva
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Ribelle - The Brave racconta la storia dell’avventura coraggiosa di Merida, abilissima arciera e figlia irriverente del Re Fergus e della Regina Elinor. Determinata a trovare la sua strada, Merida si oppone a una tradizione secolare sacra ai Signori della sua terra: l'enorme Lord MacGuffin, il burbero Lord Macintosh e l'irascibile Lord Dingwall. Le azioni di Merida scatenano involontariamente il caos e la furia del regno. Quando si rivolge ad un'eccentrica vecchia strega per chiederle aiuto, il suo sfortunato desiderio viene esaudito. Il conseguente pericolo costringe Merida a scoprire il significato del vero coraggio al fine di distruggere una tremenda maledizione prima che sia troppo tardi.
Ribelle - The Brave sarà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 5 settembre e verrà preceduto dallo splendido cortometraggio La Luna di Enrico Casarosa.

Ospite d’eccezione per la presentazione del film alla stampa milanese non poteva che essere la campionessa olimpica di tiro con l’arco Natalia Valeeva, arciera di origine moldava naturalizzata italiana che rappresenterà la nazionale tricolore alle prossime Olimpiadi di Londra.
Loquace, simpatica e disponibile, Natalia, accompagnata dai tre figlioletti, ha risposto volentieri alle domande dei giornalisti, raccontando del suo primo incontro con questo particolare sport oltre ad interessanti aneddoti della sua vita pubblica e privata.

Di seguito, il resoconto della nostra chiacchierata con l’arciera azzurra.

E’ la prima volta che vediamo un film della Pixar con al centro le gesta di un’eroina donna, tra l’altro con un destino da arciera. Secondo te, anche a livello narrativo, quali sono le caratteristiche di questo sport che contribuiscono ad arricchirne il fascino?

Già, finalmente c’è stato qualcuno che ha fatto un film sulle donne viste come eroine. Noi siamo tante, davvero tante, non solo in questo sport ma anche in tutti gli altri. Avere il fegato di fare una vita “da donna” e insieme realizzarti nello sport, non è proprio da tutti. Devi avere una flessibilità e una resistenza che negli uomini, spesso, viene a mancare; loro sono forti, noi siamo flessibili, loro sono intelligenti, noi siamo furbe... (ride)
Se la donna vuole essere un’eroina, lo può fare. L’unica cosa è che ci vorrebbe anche l’aiuto delle persone che la circondano. Io sono fortunata, perché tutti coloro che mi stanno intorno, dalla Federazione a mio marito e ai miei figli, mi aiutano e mi danno la forza per affrontare ogni difficoltà. Senza di loro, probabilmente non riuscirei a fare tutto quello che sto facendo adesso.
Penso che riuscire a programmare le cose, per le donne, sia impossibile. Abbiamo un’infinità di compiti da sbrigare e programmiamo tutto mentre facciamo qualcosa. E finalmente, abbiamo avuto un ottimo esempio di questo anche al cinema!


E’ abbastanza particolare per una donna praticare il tiro con l’arco. Come è nata la passione per questo sport?

Confermo, è davvero insolito... (ride)
Ho fatto tanti sport, da bambina li ho provati praticamente tutti, o meglio, tutti quelli che era possibile praticare nella mia città: dalla ginnastica all’atletica leggera fino a sparare col fucile...
Nel mio condominio abitava un allenatore, che mi fece provare il tiro con l’arco, ed è stato amore a prima vista. Non volevo più smettere...
C’è da dire che, a livello sportivo e soprattutto per questa disciplina, il nostro insegnamento è molto diverso da quello italiano; in Italia ti spingono subito a colpire il bersaglio, mentre da noi, prima di tutto, ti fanno imparare la tecnica. E a me, questo, è servito tantissimo, perché la cosa che mi ha sempre affascinato di più di questo sport è forse proprio l’armonia del movimento prima di tirare la freccia.
Inoltre, hai un grande privilegio, perché, a differenza di sport come il calcio o l’atletica leggera dove ti “consumi” subito, qui puoi andare avanti molto di più. Io mi sono operata alla spalla, ma ho ripreso in fretta.


Il tiro con l’arco è legato anche a Cupido, bene o male. In amore, chi ha scagliato la prima freccia?

Credo che il tiro con l’arco fosse il mio destino, e mi ha cambiato in meglio.
Questo sport mi ha dato la forza anche per lottare contro le critiche e i pregiudizi, soprattutto da parte di mia madre, che desiderava per me una vita “normale” con gente “normale”.
Alla fine, ho incontrato mio marito facendo le gare internazionali, lui è stato campione italiano per un paio d’anni. Ci siamo incontrati, innamorati e sposati nel ’97, e adesso abbiamo tre figli. Direi che le frecce di Cupido hanno funzionato alla grande...


In quanto sportiva, come pensi sia stato trattato lo sport al cinema in questi anni?

Beh, direi innanzitutto che, se finalmente si è cominciato a trattare lo sport al cinema, ben vengano prodotti come questo della Pixar. Perché se è vero che il cinema deve passare ai bambini modelli positivi, è necessario che, prima di tutto, li induca a sfogarsi e a liberare la loro energia attraverso lo sport. Se i bambini non si sfogano è sbagliato perché, quasi sempre, finiscono per cacciarsi nei guai e ne combinano di ogni.
Per quanto mi riguarda, devo dire che, grazie allo sport, mi sono sempre sentita “protetta”, in qualche modo. Non ho mai incontrato brutte compagnie e sono contenta di non aver mai provato la droga, perché non ne ho mai sentito il bisogno e l’ambiente a cui appartengo l’ha sempre rifiutata.
Ben vangano soprattutto le continue réclame a favore dello sport, perché è il miglior modo per divertirsi, dimenticare i problemi e sfogare lo stress dopo una giornata di lavoro.

Nel film sono presenti anche diversi riferimenti al rapporto tra genitori e figli, come ad esempio il rapporto conflittuale tra la protagonista e sua madre, che si incrina ancor più quando questa le getta l’arco nel fuoco. Qual è la tua opinione in merito?

Ho visto questo film non tanto da semplice spettatrice quanto da madre, e ho trovato diverse cose in comune con quello che è il rapporto con i miei figli. Inoltre, anch’io, come dicevo, ho trovato diverse difficoltà nel fare accettare a mia madre la scelta di intraprendere questo sport.
Se i miei figli dovessero anche loro, un giorno, iniziare a tirare con l’arco ne sarei felicissima, anche se devo dire che il più grande ha provato più volte e mi ha già detto che non gli piace... (ride)


Sempre parlando del film, quale messaggio vorresti fosse recepito dai più piccoli e quindi anche dai tuoi bimbi?

Dal film, si capisce molto bene quanto sia importante il rapporto tra genitori e figli. Io stessa, ricordo sempre ai miei di mantenere la propria personalità ricordandosi però di essere una famiglia.
Mi è piaciuta soprattutto la grande attenzione che il film ha riposto sul fattore “complicità” tra i membri della famiglia. Fattore chiaramente indispensabile anche nello sport, perché ti rende più forte e più preparato per affrontare difficoltà più grandi di te.


A livello cinematografico, quali sono i tuoi generi preferiti? E, per caso, ti sei mai immaginata come attrice?

Io faccio l’attrice tutti i giorni... (ride) Come mamma, come moglie e come atleta...
Devo essere una brava attrice per dimostrare ai miei avversari e al pubblico che sono pronta e che sono in forma anche se non lo sono. Nel mio piccolo, quindi, l’attrice la faccio già da tempo. Difatti, tutti quelli che mi conoscono, mi dicono sempre che, quando sono in campo, sono molto diversa rispetto a quando sono fuori. In campo, devo essere competitiva, poi, a casa, posso essere anche un’altra persona.
Parlando invece dei miei generi preferiti, devo dire che, grazie ai miei figli, ho imparato ad amare tutti i cartoni. Ultimamente guardo anche film più “seri” ma solo quando non sono con i bambini, perché preferisco che, fino a una certa età, non vedano quello che può veramente succedere nel mondo. Non voglio che crescano nelle favole, assolutamente, ma solo con principi sani e non facendosi condizionare da quello che si può vedere, per esempio, in un telegiornale.


In cosa ti senti italiana e in cosa, invece, ti senti del tuo paese d’origine?
Nel cibo, nelle chiacchiere e nel godersi la vita sono italiana. Quando faccio le gare, però, sono sovietica... (ride)

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