Intervista Regression: Alejandro Amenábar

Nei cinema dal 3 Dicembre 2015 con Regression, suo nuovo horror thriller distribuito da Adler Entertainment, abbiamo incontrato a Roma il cineasta cileno Alejandro Amenábar, autore di The others.

intervista Regression: Alejandro Amenábar
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I fan del cinema horror lo conoscono per la ghost story The others interpretata da Nicole Kidman e, prima ancora, per i thriller di produzione spagnola Tesis e Apri gli occhi, mentre la maggior parte del pubblico, magari, lo ricorda per essere stato regista del dramma Mare dentro, risalente al 2004 e aggiudicatosi il premio Oscar nella categoria relativa al miglior film straniero.
Assente dal grande schermo dal 2009, anno in cui diresse lo storico Agora con protagonista Rachel Weisz, il cileno classe 1972 Alejandro Amenábar torna dietro la macchina da presa tramite il thriller a tinte horror Regression, che, co-prodotto da Spagna e Canada, parte da fatti realmente accaduti per calare l'Ethan Hawke de La notte del giudizio nei panni di un detective impegnato nel Minnesota del 1990 ad indagare sul caso di una giovane dalle fattezze di Emma Watson, la quale accusa il padre di un terribile crimine.
In occasione dell'arrivo della pellicola nelle sale cinematografiche italiane, distribuita da Adler Entertainment a partire dal 3 Dicembre 2015, abbiamo incontrato a Roma il cineasta.


Alejandro

Questo film si riallaccia un po' alla tematica delle sette sataniche affrontata una quindicina di anni fa negli spagnoli Nameless - Entità nascosta, Darkness e Second name, ma approda ad altre conclusioni che forniscono anche spunti per una certa critica di carattere sociale...
Quello degli abusi durante i riti satanici è stato il tema che poi mi ha consentito di trasmettere qualcosa e di raccontare una storia. La critica sociale credo sia presente nel film, ma non è così plateale, esposta; ciò che mi piace nei film è che vi siano diversi livelli di lettura, in modo che lo spettatore possa leggervi tante cose. Per esempio, anche il ruolo della chiesa evangelica è qualcosa che io ho cercato di mostrare senza eccedere e, soprattutto, l'importante era far svolgere il tutto nella mente, nel nostro cervello.

Il film è sulla fase regressiva e ciò che può causare, ma possiede una parte corposa che si svolge sullo sfondo riguarda quanto queste suggestioni siano alimentate dai media...
Ovviamente questo aspetto oggi c'è, al contempo, però, è vero che con internet è molto più facile prendere informazioni, ma è anche vero che le fonti sono molte e diverse; è quindi necessario cercare di capire quale di esse dica la verità. Possiamo forse affermare che l'informazione è diventata più democratica; basta guardare quello che sta succedendo in Europa e che sta facendo l'ISIS, in quanto attraverso la rete è molto più facile infettare la mente della gente. Poi, il film gioca anche con l'idea dell'autorità, perché dipende da quale persona arriva un'informazione la tua tendenza a credere in qualcosa che ti viene riferito.

Forse, allora, i giornali rappresentano sempre meno un'autorità?
In realtà, oggi i giornali si stanno reinventando. L'idea è quella di avere buone informazioni di cui le persone avranno bisogno e di capire da dove esse vengono. Probabilmente, cambierà il concetto di giornale fisico, cartaceo, e noi cittadini avremo bisogno di una adeguata informazione e di una sua altrettanto adeguata analisi.

È anche un film che parla di errori...
Quando ci si trova nel bel mezzo dell'uragano in cerca della verità, a volte si finisce con il non essere in grado di vedere gli errori. Questo è quello che succede anche al detective protagonista, il quale, in un certo senso, vede un po' oscurata la sua percezione della verità. L'errore può essere anche una cosa molto piccola, ma che può avere grandi conseguenze. Per questo è necessario andare a capire quale sia la fonte di questo piccolo errore.

È un film che, comunque, parla dell'importanza del pensiero laico e indipendente nel mondo di oggi...
Io sono molto razionale. Sono stato molto attaccato alla fede cristiana, ma, ad un certo punto, ho dovuto combattere con la mia razionalità e con il mio raziocinio e ho deciso di leggere e studiare in profondità la Bibbia. Tanto più andavo in profondità, tanto più mi distaccavo dalla fede e da quello che avevo imparato. Oltretutto, sono arrivato alla conclusione che è possibile avere una vita morale non necessariamente imparando a memoria i dieci comandamenti, ma, semplicemente attenendosi al precetto "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". Nel caso di questo film, che ha l'horror e il mistery e parla del Diavolo, l'importante è non farsi prendere da questo concetto.

E per quanto riguarda il senso di colpa nel film?
Sì, questa idea c'è, ma c'è soprattutto quella dell'errore, perché all'interno di questa storia tutti commettono degli orrori, anche il protagonista, sebbene cerchi di non fare stupidaggini. Il concetto del senso di colpa è molto cristiano e, in un certo senso, ho voluto farlo vedere anche in questo penitenziario che manifesta un po' l'aspetto di un monastero.

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