Intervista Quello che so sull'amore

Il nostro incontro con Gabriele Muccino, che dopo La ricerca della felicità (2006) e Sette anime (2008) torna con un film 'americano' con protagonisti Gerard Butler, Jessica Biel e Catherine Zeta-Jones.

intervista Quello che so sull'amore
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In Italia, a partire dal 10 Gennaio 2013 distribuito da Medusa, ci arriva di sicuro accompagnato dalle polemiche di cui è stato oggetto oltreoceano, dove non solo si è rivelato un vero e proprio fiasco al botteghino, ma ha anche finito per essere bersagliato dalla critica, la quale si è dimostrata tutt'altro che positiva nei suoi confronti.
Eppure, Quello che so sull'amore, conosciuto negli Stati Uniti con il titolo Playing for keeps, nonché terza fatica a stelle e strisce realizzata dal nostro Gabriele Muccino, dopo La ricerca della felicità (2006) e Sette anime (2008), non è assolutamente peggio di tante commedi(ol)e che, in maniera piuttosto frequente, giungono nelle nostre sale cinematografiche direttamente dalla terra degli yankee.
Gradevole, divertente e ben recitato dal nutritissimo cast comprendente, oltre al protagonista Gerard Butler, Jessica Biel, Catherine Zeta-Jones, Dennis Quaid e Uma Thurman, un lungometraggio per tutti che non lascia delusi, sicuramente, sia gli inguaribili romantici che i seguaci del cinema di Muccino; tornato nella natia Roma proprio per incontrare la stampa e parlare dell'operazione, della quale precisa: "Questo non è un film hollywoodiano, ma un prodotto indipendente, in quanto è stato realizzato con i fondi di diversi paesi, tra cui il maggiore è l'Italia, rappresentato da Medusa. Poi, solo ieri ho saputo che, probabilmente, la pellicola avrà cittadinanza italiana".

Un italiano in America

In alcune recenti interviste hai affermato che nel cinema americano procedono per generi e che film di un certo tipo devono rispettare determinate regole. Questo film è la commedia che loro ti hanno imposto?

Gabriele Muccino:
Potrei scrivere un libro su ciò che ho imparato in America in questi anni. Questo film non è una commedia romantica, come lo fu Harry, ti presento Sally. Per gli americani, le commedie romantiche sono film del tutto diversi, roba che da noi neppure esce; credo che l'ultima sia stata Notting Hill. Sulla carta, Quello che so sull'amore non era una commedia romantica, ma drammatica. I problemi non sono sorti tanto durante la lavorazione, ma quando il distributore ha deciso che si sarebbe trattato di una commedia romantica. Sette anime ebbe lo stesso problema, perché loro devono vendere il genere e lo vendettero definendolo thriller, mentre è un film ibrido, come un po' tutti i miei, che non sanno in che modo catalogare. Ma la critica lo accolse male, perché non è un thriller. Il marketing in America è più importante del prodotto, me lo disse Will Smith, che è un grandissimo venditore; ma, di questo film, i trailer erano sbagliati, il manifesto brutto e il titolo originale orrendo, preferisco quello italiano. Poi, è stato fatto uscire nel week-end più debole dell'anno.

Visto che nel film Gerard Butler interpreta un ex calciatore, quale è il tuo rapporto con il calcio?


Gabriele Muccino: In realtà, è un rapporto inesistente, perché ciò che so sul calcio lo so tramite mio figlio; sarò andato allo stadio due volte. Comunque, questo non è un film sul calcio; tra l'altro, originariamente il protagonista era un campione di baseball, ma si trattava di uno sport difficile da comprendere per noi e, come accennato, coinvolti nel film c'erano anche i finanziatori europei.

E' vero che del film esiste una tua versione che è stata bocciata?

Gabriele Muccino: C'erano due scene drammatiche con Uma Thurman che davano spessore al film, ma il pubblico degli screening non le ha apprezzate e ne ho dovuta togliere anche una in cui l'attrice confidava tutta la sua infelicità di donna. Se ci fosse stato Will Smith, me l'avrebbe lasciata, perché mi ha difeso anche quando il pubblico aveva insistenze.

Quanto hai rimpianto Will Smith e come ti sei trovato a lavorare con Gerard Butler?


Gabriele Muccino: Se vi dico che rimpiango Will Smith non è perché con Butler mi sono trovato male, il cast è stato tutto professionale. Per esempio, Catherine Zeta-Jones, nonostante sia una diva hollywoodiana, si è comportata come una esordiente. Con Dennis Quaid siamo rimasti talmente amici che, da quando ha divorziato, viene sempre a trovarmi a casa insieme ai figli. Poi, lavorare con una potenza come Smith è una cosa incredibile, perché è una persona umile e mi ha imposto agli americani.

Come vivi da regista italiano in America?

Gabriele Muccino: Come vivo? Sono matto, perché mi trovo a dover competere per uno stesso progetto con nomi come Ron Howard, Steven Spielberg e Robert Zemeckis. I miei illustri colleghi, come Sergio Leone o Bernardo Bertolucci, hanno usato un'altra formula, ovvero quella del fare i film lì con fondi europei, in modo da avere indipendenza. Per quanto riguarda la vita, non essendo cresciuto in quella società, mi rendo conto del fatto che noi siamo diversi. Per esempio, quando litighiamo, urliamo, mentre loro non urlano mai.

Hai avuto riferimenti cinematografici nella realizzazione di questo film?


Gabriele Muccino: Questo film, forse, l'ho fatto a modo mio. Per esempio, quando ho fatto La ricerca della felicità pensavo a Ladri di biciclette, mentre Sette anime può far pensare un po' a The sixth sense-Il sesto senso, per la scelta di non svelare nulla fino alla fine.

Ci sono elementi autobiografici?


Gabriele Muccino: Ci sono due modi di essere autobiografici: raccontare quello che hai vissuto od osservato e riconoscersi in un libro o in una storia. Per esempio, L'isola di Arturo è un libro che mi porto nel cuore da vent'anni.

Come sono le donne americane?


Gabriele Muccino: Le donne americane non ti dichiarano i loro sentimenti, divorziano in silenzio, non fanno come noi, che, prima di dividerci, parliamo e ci lasciamo.

Uma Thurman pare abbia detto che farà un altro film con te...

Gabriele Muccino: Il film che sto scrivendo ora prevede un'attrice molto giovane, quindi, non so. Poi, ci sono anche altri attori con cui vorrei lavorare, come Woody Harrelson.

E' vero che il tuo finale del film era diverso?


Gabriele Muccino: Sì, è vero, era un finale aperto, con lei che guardava dalla finestra Gerard e il figlio giocare, poi dissolveva in nero.

Se ora tornassi in Italia, cosa faresti?

Gabriele Muccino: Io ho voglia di tornare in Italia e ho anche un film in testa da fare qui, ma non voglio dire di cosa si tratti (ride).

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