Intervista Paranorman - Chris Butler

In occasione dell'uscita in Home Video del film, quattro chiacchiere col regista di Paranorman, Chris Butler, a proposito del film, del suo lavoro e dell'evoluzione dei generi alla base dello stesso.

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

ParaNorman, seconda opera in Stop Motion realizzata Laika in 3D, è stato uno dei film d'animazione più apprezzati da pubblico e critica durante il 2012. In occasione dell'uscita in Home Video (in Dvd e Blu-Ray 2D/3D) per Universal, abbiamo avuto il privilegio di poter colloquiare con il regista Chris Butler a proposito del film, del suo lavoro e dell'evoluzione dei generi alla base dello stesso. Ecco a voi il risultato di questa esclusiva intervista.

Da cosa deriva l'ispirazione per ParaNorman?
Credo che in gran parte derivi dalla mia infanzia. Quand'ero un ragazzino, più o meno dell'età di Norman, non ero uno di quelli inserito nelle comitive, ero timido, insicuro, il classico ragazzo che si rifugia in casa a vedere film e leggere fumetti. In un certo senso, io e Norman siamo la stessa persona. E tanti film e programmi televisivi che ho visto mi hanno influenzato, a cominciare da quelli di Spielberg, da E.T., da I Goonies, Ghostbusters, Scooby-Doo. Gli spettacoli per famiglie e per ragazzi di allora forse erano un po' più coraggiosi, con più cuore, e mi piacevano così tanto che sono tornato alle origini e ho riscoperto quell'era fantastica. Inoltre sono cresciuto anche con i film di mostri, gli horror, e soprattutto i film di Ray Harryhausen (il regista dell'originale Scontro di Titani, ndr): mi ha sempre colpito molto il combattimento tra scheletri in Jason and the Argonauts (conosciuto in Italia come Gli argonauti 2, ndr). Possiamo dire che, in sostanza, sia una questione di affezione, di nostalgia, per quanto mi riguarda. È una combinazione di tutte queste cose che hanno influenzato la mia infanzia.

I mostri ora sono tornati di moda nei film per ragazzi e adolescenti, anche se sono un po' diversi dall'idea classica che si aveva classicamente riguardo a vampiri, licantropi etc. Le piace questa nuova “era dei mostri”?
Nel senso se continuano a piacermi i film di questo genere?

Sì, ma in particolare la deriva che hanno preso al giorno d'oggi, in cui sono alla moda, relativamente affascinanti ma decisamente poco mostruosi e minacciosi...
Be', io sono un fan del genere a prescindere, quindi qualunque cambiamento, qualunque trend prenda piede, io lo seguirò quantomeno per curiosità. Una cosa che credo sia interessante è che quello che volevo fare con ParaNorman era prendere tutti questi stereotipi dei film di mostri e dei film per ragazzi e giocare con i loro elementi: e penso questo sia importante per continuare a un genere di prosperare; prendi qualcosa di immediatamente riconoscibile e lo plasmi, lo reinventi. Io volevo fare un film di zombie per ragazzi ma, alla fine, è molto più che questo: ho preso l'assunto di base di queste creature che uccidono e mangiano cervelli e l'ho fatto diventare altro. Penso che per restare a galla un genere vada periodicamente rinnovato. Dunque sono contento di guardare le nuove evoluzioni nel genere dei film di mostri e dell'orrore perché fa parte di questo processo.

ParaNorman è un film divertente ma anche abbastanza pauroso, rispetto a molti altri film d'animazione per lo stesso target. Pensa che sia finalmente arrivato il tempo in cui il pubblico generalista possa accettare l'animazione come un medium destinato a tutti, e non solo a bambini e ragazzi?
Mi piacerebbe che lo fosse. Penso che anni fa i film per ragazzi fossero una sfida maggiore: se guardi ad esempio E.T. la dinamica familiare non è certo perfetta, anzi, è disfunzionale: è una famiglia che si vuole bene, ma non è “perfettina”; credo che recentemente siamo diventati più “conservatori” nei film per famiglie e ragazzi. Credo mi piacesse di più prima, quando c'erano più stimoli. Vorrei tornare a vedere più film realizzati con questi criteri che trasformano un film per ragazzi in una vera esperienza per famiglie. Ed è quello che abbiamo provato a fare con ParaNorman: abbiamo realizzato il film dal punto di vista dei ragazzi, così che potessero immedesimarsi in Norman, ma non per questo volevamo essere accondiscendenti con loro. Alla fine, tutti sanno cosa vuol dire avere undici anni. Volevamo tornare a quello, bilanciandolo con risate e spaventi. Non è un vero e proprio film dell'orrore per ragazzi, è più come un'attrazione da luna park, un film d'avventura soprannaturale.

Un po' come Super 8 di J.J. Abrams.
Esatto. Sai, prima pensavo a I Goonies: c'è un sacco di roba spaventosa, dal punto di vista di un ragazzino.

Quali sono state le sfide maggiori durante la realizzazione del film?
Sai, credo siano le dimensioni del progetto. Abbiamo uno staff di 350 persone. Film come questi non si fanno in un attimo. Ci vogliono circa tre anni per realizzarli, ed è un tempo di lavorazione certamente non breve, pieno di duro lavoro. Penso che in questo film in particolare avevamo una visione delle cose piuttosto grande e ambiziosa. Non volevo vedere le cose in una “scala ridotta”. A volte si può pensare alla stop motion come ad una cosa dalle dimensioni contenute, poiché si è limitati dal numero di set e pupazzi, ma io volevo rendere il mondo del film reale, e mostrare la cittadina come se fosse un posto vero. Quindi abbiamo fatto un sacco di ricerche, e abbiamo visitato tanti posti. E naturalmente questi set poi andavano costruiti, cosa che richiede parecchio tempo e denaro. Quindi sì, credo che le dimensioni dell'opera siano state la sfida più grande.

Nel film, norman vede l'umanità celata in zombie e fantasmi. Mentre, spesso, i veri mostri che incontra sono gli esseri umani. Una lezione di vita piuttosto dura, non crede?
Certamente! Era intenzionale la cosa. Per me, i migliori film di zombie sono quelli con una morale sociale, quelli in cui gli zombie sono una metafora per dire qualcos'altro. E allora ho pensato: non sarebbe bello fare una cosa simile in un film per famiglie e ragazzi? Quindi sì, il film tratta l'argomento del bullismo. Hai proprio ragione, perché alla fine quelli che pensi dovrebbero essere i mostri nel film non sono le vere creature terrificanti da cui bisogna riguardarsi. I veri villain del film sono gli umani che prendono cattive decisioni. Sapevo di voler fare un film sul bullismo, e purtroppo il bullismo è sempre un argomento di grande attualità. E non si tratta di casi limite: spesso proviene da persone normalissime, non da “mostri”. A me da ragazzino piacevano i film horror anche perché riconoscevo la differenza fra l'orrore della finzione e quello della realtà.

Il 2012 è stato un anno incredibile per l'animazione. Ma crede che ci sia qualcosa che ancora manchi all'appello, qualcosa che magari vorrebbe vedere o, perché no, realizzare da sé, in futuro?
Sono convinto che quel che desidero stia avvenendo, ma molto lentamente: ovvero l'opportunità di usare l'animazione per raccontare vari tipi di storie. Una cosa di cui mi sono stufato nei film d'animazione è l'impressione di stare rivedendo sempre la stessa cosa ripetuta mille volte in film diversi, solo con personaggi diversi. La cosa migliore dei film del 2012 è che sono così diversi gli uni dagli altri: questo è davvero incoraggiante. Se guardi anche solo ai tre film d'animazione in stop motion dell'anno, Pirati! Briganti da strapazzo, Frankenweenie e ParaNorman, se li metti a confronto sono davvero differenti, sia esteticamente che nei temi, ed è una cosa fantastica, perché stiamo cominciando a vedere storie differenti. Che è quello che come studio cerchiamo di fare: raccontare storie diverse da quelle di tutti gli altri. Se vedi, sia Coraline che ParaNorman hanno in comune tratti spaventosi, ma sono molto diversi fra loro: ci sono così tanti generi da esplorare con l'animazione. La gente normalmente pensa all'animazione come a un genere, ma è sbagliato. L'animazione è solo un medium, e bisognerebbe utilizzarla per raccontare storie sempre differenti, e spero che continueremo a fare sempre così.

Si ringraziano Universal Pictures e Mr. Butler per la cordiale disponibilità.

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