Intervista Orlando Bloom

L'amatissimo interprete di Legolas (in Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli) e Will Turner (nella saga di Pirati dei Caraibi) viene accolto con tutti gli onori a Giffoni, e ci racconta del suo passato quanto del suo futuro, al cinema... e fuori!

intervista Orlando Bloom
Articolo a cura di
Alessandra De Tommasi Alessandra De Tommasi ha avuto il colpo di fulmine per la scrittura quando ha ricevuto in regalo una macchina da scrivere gialla giocattolo, ma funzionante, alla tenera età di 4 anni. L'argomento preferito? I telefilm, a cui ha dedicato (oltre a svariate notti insonni) la tesi di laurea e il saggio per diventare giornalista professionista. In due parole: serial addicted! Se volete, potete seguirla su Twitter!

Il debutto con l'elfo Legolas ne Il signore degli anelli ha lanciato Orlando Bloom nello star system hollywoodiano senza gavette, cameo né audizioni no stop. E quando chiude il parterre di stelle internazionali al 45° Giffoni Film Festival racconta quanto gli costi la fama e come, suo malgrado, debba pagarne il prezzo ogni giorno. Deciso, ma con un sorriso gentile stampato sul viso, sa come tenere a bada domande indiscrete, ma al pubblico si concede totalmente ripercorrendo due volte il blu carpet. Prima elargisce autografi sui libri di Tolkien, sulle t-shirt e persino sulla pelle dei fan, poi torna indietro per una serie di selfie che ci tiene a scattare personalmente e da varie angolazioni. Studia le pause ad arte e corteggia i fotografi con una grazia degna del personaggio che gli ha regalato la celebrità e che ha poi ripreso ne Lo Hobbit. L'unico respiro profondo lo riserva alla domanda sulla scazzottata con Justin Bieber: nessuna risposta, come da copione, ma l'atmosfera si surriscalda. Basta però parlare di tematiche sociali (è ambasciatore Unicef) e del teatro per ritrovare la serenità. La migliore notizia che potesse regalare ai fan riguarda l'atteso ritorno nel franchise de Pirati dei Caraibi per il quinto film Dead Men Tell No Tales. In estate arriva nelle sale a stelle e strisce nei panni di uno chef per Digging for fire mentre diventa un agente sotto copertura in Unlocked, thriller che divide con Michael Douglas.

Will e Legolas, maestri di vita

Partiamo dal nuovo film dei Pirati dei Caraibi. Cosa ci riserverà Will?
Non posso svelare troppo del progetto, ma ammetto che è stato bello tornare nella saga, è un'opportunità che apprezzo molto, mi sembra come se facessi da capo la conoscenza di Will presentandovi suo figlio. La mia sarà comunque una piccola parte.

Ricordi un momento in particolare del sodalizio con Johnny Depp?
Durante le riprese del secondo film lui era alle prese con una delle sue magie durante le performance del capitan Sparrow. Eravamo in aereo con Jerry Bruckheimer: l'ho preso un po' in giro e per scherzo ho detto: "Non sarebbe divertente se Will si prendesse gioco di Jack per le sue movenze?". Dopo un po' di vino quell'idea ha preso piede e io ho iniziato a imitarlo, e al produttore l'idea è piaciuta a tal punto da chiedermi di farlo nel film e così è nata la scenetta, che dalla vita vera arriva alla finzione del grande schermo.

Cosa ti ha insegnato questo grande personaggio?
Lavorare con Johnny Depp è stata un'opportunità pazzesca, l'ho sempre considerato il mio eroe e mi auguro di tornare a dividere il set con lui, al di là de Pirati dei Caraibi.

Come fai a passare con disinvoltura da un ruolo al successivo?
A volte è un'impresa, ad esempio appena finito di girare le Crociate sono stato messo su un aereo e all'aeroporto mi aspettava una limousine con dentro il regista di Elizabethtown Cameron Crowe. Non ho avuto la chance di decomprimere e lasciar andare il personaggio appena concluso per abbracciare il successivo. È stato un processo delicato e richiede tempo per la creatività.

Facendo un salto indietro nel tempo fino al debutto, cosa ti è rimasto di Legolas?

È stato il mio primo film e ruolo serio, un personaggio positivo in un contesto negativo. Mi ha insegnato che anche la più piccola tra le creature, come uno Hobbit, può superare gli ostacoli maggiori. Quello che conta è che puoi trasformare il mondo in modi che non puoi neanche immaginare.

Pensi mai a dove saresti senza Legolas?
Legolas è stato il più grande regalo della mia vita, grazie a lui sono cresciuto e mi piacerebbe dire che sono come lui, ma non sarei sincero. Ho faticato molto per rendere al meglio la sua compostezza, il suo stato meditativo, tutte le nobili caratteristiche che lo contraddistinguono. Sono felice di essere tornato dopo dieci anni ne Lo Hobbit, perché sono convinto che ogni attore tiri fuori degli elementi di sé in alcune performance e Legolas lo ha fatto con me.

Preferisci i blockbuster o le produzioni indipendenti?
Ciascuna categoria ha i suoi vantaggi. Da un lato le grandi case di produzioni hollywoodiane puntano su film epici come quelli sui supereroi Marvel o Il signore degli anelli per ottenere quello che chiamo "l'effetto wow", lasciare a bocca aperta il pubblico con un dispiegamento di forze ed effetti speciali senza pari. Personalmente mi diverte mettere in modo la fantasia per immaginare scenari che non vedo e che saranno presenti nel prodotto finito, lo considero un dono e ti devi fidare del regista. Nei film indie tutto ruota attorno a personaggi spesso ordinari, ma alle prese con vicende eccezionali. Mi auguro di scegliere sempre storie interessanti, che ispirino e abbiano spessore.