Intervista Nymph: Incontro con Franco Nero

Django spara... al Fantafestival: il nostro incontro col mitico Franco Nero, interprete anche nell'orrorifico Nymph di Milan Todorovic presentato quest'anno al Festival romano dedicato al cinema fantastico.

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Attivo sullo schermo dal lontano 1962, anno in cui comparve in Pelle viva di Giuseppe Fina, abbiamo imparato a stamparlo bene nella nostra mente soltanto quattro anni dopo, quando incarnò il pistolero dagli occhi di ghiaccio con bara al seguito in Django di Sergio Corbucci, Spaghetti western che Quentin Tarantino ha provveduto ad omaggiare nel 2012 tramite Django unchained, ma che aveva già avuto nella seconda metà degli anni Ottanta il sequel Django 2 - Il grande ritorno, per la regia di Nello Rossati.
Del resto, è stato proprio in un simpatico cameo all'interno della pellicola interpretata da Jamie Foxx che abbiamo avuto in tempi recenti modo di rivedere al cinema Franco Nero, ovvero uno dei principali volti della nostra celluloide di genere, protagonista di quasi duecento film, tra poliziotteschi, drammi, thriller e ovviamente, western, ma che non poche volte è stato richiesto anche all'interno di produzioni estere (ricordiamo solo il suo ruolo di cattivo Die hard 2 - 58 minuti per morire di Renny Harlin).
Presente alla XXXIV edizione del Fantafestival di Roma in occasione dell'anteprima dell'horror serbo Mamula di Milan Todorovic, internazionalmente conosciuto con il titolo Nymph, lo abbiamo incontrato per una breve intervista.

Django interviewed

Cosa lega Franco Nero al cinema di genere indipendente, visto che quest'anno si trova qui al Fantafestival con Nymph, ma nelle scorse edizioni era stato presente anche in New order e Canepazzo?
Franco Nero: Io faccio un po' tutti i tipi di film, non solo quelli di genere, aiuto molto i registi giovani. In Italia preferisco aiutare loro anziché fare le solite fiction per la televisione, che rifiuto e chiamo telenovele camuffate da fiction. Poi, magari, il film lo vedranno poche persone, ma chi se ne frega, perché aiuto il giovane regista e mi diverto. Come, per esempio, in questo film io mi sono divertito, perché era una troupe giovanissima e lavorava venti ore al giorno senza lamentarsi mai. Qui in Italia, dopo le otto o dieci ore di lavoro i componenti della troupe cominciano a scappare.

Quale è il rapporto di Franco Nero con il cinema horror e fantastico?
Franco Nero: Visto che ho fatto tutti i generi di film nel corso della mia carriera, mi mancava l'horror. Quindi, ero curioso ed ho deciso di farlo.

Come è cambiato il cinema dagli anni Sessanta ad oggi? C'è voluto Quentin Tarantino con il suo Django unchained per rifare il genere western...
Franco Nero: La verità è che negli anni in cui io iniziai a lavorare c'erano i veri produttori, quelli da cui un regista andava per convincerlo raccontandogli la storia del film che voleva fare. Poi, si faceva sempre una co-produzione con Francia, Spagna e Germania e, in più, c'era un venditore estero che dava il minimo garantito per le vendite. E non esisteva la televisione, questo era il bello, allora uno faceva il cinema. Adesso è cambiato tutto, perché non c'è più il produttore, ma funzionari Rai, Mediaset o del Ministero, i quali leggono la sceneggiatura e cominciano a tagliare castrando l'autore, che non si ritrova più il film che voleva fare. Questa è stata un po' anche la morte del cinema. Allora c'era un'industria, perché i produttori che facevano un sacco di soldi con i film western e d'azione li reinvestivano per fare i film di Fellini, Petri e Damiani. Oggi si fa qualche film, questa è la situazione.

Molti colleghi si riciclano in tv, come reagisce Franco Nero a questo?
Franco Nero: Ognuno fa quello che vuole. Io ho la fortuna di essere conosciuto in tutto il mondo e di avere molte offerte di lavoro. Negli ultimi anni ho lavorato in tutte le nazioni, ho fatto un buon cinema e non ha importanza se questi film, poi, non arrivano in Italia. Ho fatto qualcosa per la tv, anche buoni prodotti, ma, se posso, la evito. Rifiutai anche La piovra e Il maresciallo Rocca.

È anche un po' il calo di spettatori ad essere colpevole di questa crisi del cinema italiano?
Franco Nero: È logico, perché noi, fino al 1980, avevamo in Italia tredicimila sale, tra prima, seconda, terza visione e sale parrocchiali. Con l'avvento della televisione privata molti registi venivano strapagati da essa e decidevano di fare film per il piccolo schermo, quindi le sale sono diventate nel 1981 milleseicento e quasi il 90% di esse vennero chiuse. Adesso abbiamo tremilasettecento schermi, non sale, quindi i posti sono sessanta o qualcosa di più ed è per questo che gli spettatori sono diminuiti. I film che si facevano in quegli anni ora avrebbero incassato cento o centocinquanta milioni di euro, mentre oggi quando un titolo fa tre o cinque milioni viene considerato un successo.

Vedremo un nuovo film con protagonista Franco Nero diretto da Enzo G. Castellari?
Franco Nero: Sì, molto presto, abbiamo due progetti abbastanza concreti ma non anticipo nulla perché porta sfiga (ride).

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