Intervista Lorax: Cinco Paul & Ken Daurio

Lorax nelle parole dei realizzatori: due dei registi della pellicola, Cinco Paul e Ken Daurio, ci raccontano i suoi segreti in occasione dell'uscita della pellicola in Home Video.

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Esce domani in Home Video Lorax - Il Guardiano della Foresta, splendida favola ecologista diretta da Chris Renaud, Cinco Paul e Ken Daurio: un delizioso e coloratissimo esempio di alta animazione, imperdibile per ogni amante del genere. Abbiamo avuto l'opportunità di assicurarci quest'intervista esclusiva con Paul e Daurio, che ci raccontano interessanti retroscena del film mai venuti alla luce finora...

Avete preparato contenuti extra particolari per l’uscita home video?
CP: Abbiamo scritto tre cortometraggi ispirati al film che saranno nell’edizione home video. Riguardano alcuni dei Bar-ba-bottini del film ed altri personaggi “morbidosi” che abitano la valle di Truffula. È stato divertente.

Potete dirci qualcosa sulla musica del film? Ci sono i pezzi d’ensemble e poi Ed Helms (l’Once-ler) canta alcuni brani...
CP: Sì, abbiamo discusso molto su come impostare questo film, per esempio quali personaggi avrebbero cantato e quali no.
KD: ...E anche come approcciare tutto l’aspetto musicale della pellicola. Non è un musical a 360 gradi, ma di sicuro c’è molta musica.
CP: L’idea è che nella parte moderna della storia il villaggio avrebbe cantato in coro, una sorta di coro del teatro Greco per così dire. Invece quando torniamo indietro nel tempo, l’Once-ler canta con la sua chitarra.
KD: Esatto. Non volevamo fosse pienamente un musical in cui i personaggi iniziano a cantare in qualsiasi momento. Avevamo bisogno di trovare un equilibrio ed abbiamo puntato a quello.

Ed Helms è un cantante bravissimo, si nota per esempio nel brano “How Bad Can I Be?” È una canzone bellissima, ma quasi sinistra. Cercavate questo?
KD: Sì. La canzone parla del suo rivolgersi al lato malvagio della vita. Inizia in modo allegro con tutti gli animali e poi all’improvviso la musica cambia tono. Diventa spaventosa e si ottiene una canzone un po’ inquietante.

Pensavate questo fosse il momento giusto per un messaggio ecologico?
KD: Assolutamente sì. Il messaggio non poteva essere più appropriato di quanto non lo sia oggi; salviamo questo pianeta prima che diventi tutto di plastica! Questa è stata un’ottima motivazione a realizzare il film, e guardandoci indietro è incredibile vedere come Dr. Seuss abbia provato a diffondere questo messaggio già 40 anni fa. Tutti gli attori che venivano coinvolti nel progetto dicevano che volevano farlo perché ritengono che il messaggio del film sia veramente importante.
CP: Ogni volta che abbiamo fatto visita alla vedova di Dr. Seuss, Audrey Geisel, assieme a Chris Meledandri (produttore), finivamo sempre per dire “È questo il momento giusto. Se non ora, quando? Questo film dobbiamo farlo adesso.”

Come avete lavorato con Audrey Geisel per questo progetto?
KD: Lei vive vicino San Diego, quindi ogni pochi mesi ci recavamo lì per farle leggere la sceneggiatura e metterla al corrente del lavoro. Le portavamo artwork e le mostravamo il lavoro mentre era ancora in corso.

Ha imposto dei veti sulle scelte dei doppiatori?
CP: Era entusiasta per la scelta di Danny de Vito; era anche emozionata del fatto che Betty White fosse nel film.
KD: ...E Ed Helms! Lei è questa esile vecchietta di 90 anni e quando abbiamo menzionato Ed Helmes ha detto “Adoro Una notte da leoni!”. Non l’avrei mai detto!
CP: Pensavamo di doverle spiegare chi fosse, e invece no.
KD: Siamo grandissimi fan dei libri del Dr. Seuss. Quindi lavorare con Audrey non è stato difficile perché noi volevamo mantenerci fedeli all’opera originale e raccontarne la versione migliore senza modificarne lo spirito. Non volevamo fare una nuova versione moderna della storia. È stato facile lavorare con Audrey perché capiamo che quello che lei desidera è mantenere la storia così com’è e non alterarne il messaggio. Ed è esattamente quello che volevamo anche noi.

É stato più semplice scegliere Danny De Vito, considerando la sua forte coscienza ambientalista?
KD: Sì. Quando abbiamo iniziato a ascrivere la sceneggiatura ci è venuto spesso in mente Walter Mattahu, che però non è più con noi perciò non potevamo coinvolgerlo. Allora abbiamo iniziato a pensare realmente a quali attori potessero essere giusti per questa parte. Quando è uscito fuori il nome di Danny, abbiamo capito che era quello giusto. Che avesse poi accettato o meno, quella era la prima scelta che avevamo in mente. Non sapevo che lui fosse così coinvolto a livello ambientale.

È incredibile come la parte superiore del volto di Lorax nell’animazione assomigli a quella di Danny De Vito!
CP: È adorabile. Sono rimasto molto impressionato dalla sua performance. A volte riesce a diventare molto tenero ma è anche così graffiante e divertente.
KD: Sono d’accordo. È stata una grande sorpresa e molto divertente guardare Danny al lavoro nella sala doppiaggio. Quando entrava lì impazziva, ma poi ci sono dei momenti teneri in cui ti emozioni per quel piccolo essere peloso - è stato un grande.

L’animazione del film è semplicemente straordinaria, ad esempio la pelliccia dell’orsetto - riesci a vedere ogni singolo pelo!
KD: Il lavoro di animazione è stato fatto in Francia. Noi facciamo capo a Los Angeles, abbiamo gli uffici lì, scriviamo lì, molti degli artwork per la stoyboard vengono da quella città. Poi ogni tanto, quando faccevamo una conference call con il team francese loro ci annunciavano “Abbiamo una nuova animazione”. Appariva sullo schermo ed era sempre qualcosa di incredibile. Era sempre meglio di come uno se l’aspettava.

Perché l’animazione è stata fatta in Francia?
KD: Quando Chris Meledendri ha fondato la società, arrivava dalla Fox Animation per fondare la Illumination per Universal. Ha letteralmente attraversato il mondo per trovare il posto che avesse i migliori nel campo dell’animazione. In Francia hanno una grandissima tradizione di animazione ed arte. Ha trovato questa piccola società nascosta...
CP: ...in un garage vicino alla Torre Eiffel o qualcosa del genere!
KD: Si tratta del Mac Guff Studio, sono semplicemente straordinari. Ci mandavano I lavori finiti e pensavamo “Pixar, chi?”
CP: Hanno fatto Cattivissimo me (2010) e ora hanno fatto Lorax. Al momento stanno lavorando a Cattivissimo me 2 (2013).

E cosa dire del fattorino che canta in quel modo meraviglioso?
CP: Sì. Il fattorino canterino. La cosa divertente è che nella realtà lui è un tipo piccolino. Si chiama Fletch. Ha fatto un sacco di voci diverse, non solo quella del fattorino.
KD: Fletch ha una voce alta da cantante lirico, ma quando arrivò l’artwork del personaggio scoprimmo che era diventato un tipo grande e grosso! Pensammo di dover cambiare la voce per abbinarla meglio al personaggio, ma quando abbiamo iniziato a guardarlo con quella vocetta, il risultato era spassoso! Quindi abbiamo lasciato quel doppiatore ed il risultato è fantastico.

Ovviamente ci sono state delle aggiunte alla storia, come il fatto che Ted si innamori di Audrey. È dolce il fatto che reagisca all’amore decidendo di trovare un albero solo per lei: dovete essere dei tipi molto romantici.
CP: Forse in fondo lo siamo. Ci siamo chiesti cosa potesse motivare questo ragazzino e qual è il sentimento che più di ogni altro muove le nostre azioni. L’amore, ovviamente. Inizia a farlo per amore, ma poi impara molto da quella esperienza.
KD: L’idea è che lui arrivi fino a quel punto per una ragazza, che secondo lui è la cosa più importante della sua vita. Ma poi fa un passo indietro e vede che forse c’è qualcosa di più importante della sua relazione...
CP: Riesce ad avere una visione d’insieme...

Oltre all’amore, nella storia c’è anche molta azione. Quando Ted va in biciclett,a e poi c’è la scena in cui il letto scivola nel fiume con Once-ler e Pip il Bar-ba-bottino in pericolo. È una scena che ti tiene con il fiato sospeso. Come avete bilanciato l’azione nella trama?
KD: Penso che l’azione faccia parte della storia. Dato che il film comunica un messaggio molto forte, il rischio era che diventasse troppo pedante, una sorta di predica. Non volevamo certo che il pubblico si sentisse sopraffatto dal messaggio. L’obbiettivo è quello di raccontare una storia ed intrattenere il pubblico nel frattempo. Inoltre, si tratta di un film d’animazione, è in 3D: tutte ragioni per divertirsi. Cerchi qualcosa che abbia un forte impatto visvo ed emotivo.
CP: Non abbiamo mai tentato di inserire scene d’azione fini a loro stesse. Ad esempio, l’episodio del letto che finisce nel fiume porterà ad una svolta nella relazione tra l’Once-ler e Lorax. Per questo ci siamo sentiti giustificati a realizzarla.
KD: C’è sempre un motivo dietro l’azione. Prima c’erano varie sequenze d’azione nello storyboard ma poi pensavamo “È una scena strabiliante ma non mi interessa perché non svela nulla di nuovo sui personaggi”. Non portavano avanti la storia. Abbiamo tutti visto dei film d’azione in cui il mondo esplode ma te pensi “Che ora è?“ Se non ha un significato, non funziona.

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