ROMA 2012

Intervista Lesson of the evil

Takashi Miike presenta a Roma il suo nuovo film.

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Takashi Miike è uno di quei registi dai quali ci si aspettano sempre grandi cose, nel bene o nel male. Sin dai suo esordio cinematografico nel 1991 ha dimostrato di avere una mente degna di attenzione, non solo nel suo paese d'origine, ma a livello internazionale. La sua costante sperimentazione visiva e di situazioni, il suo gusto per l'estremizzazione del metodo narrativo cinematografico e la capacità di colpire, sempre e comunque, lo spettatore, lo hanno trasformato in uno di quei registi cult nei quali lavori tutti, prima o poi, inciampano. Soprattutto perché Miike non è certo avaro di produzioni, anzi si potrebbe tranquillamente definirlo un instancabile cineasta costantemente all'opera. L'edizione 2012 del Festival Internazionale del Film di Roma presenta in anteprima mondiale I Libri del Male (Aku no kyôten/Lesson of Evil), che tra qualche ora farà il suo debutto anche in tutti i cinema giapponesi. Una cosa che un po' preoccupa il regista, che proprio scherzando su questa cosa inaugura la sua breve chiacchierata con la stampa. Con lui in sala anche il produttore e i due attori protagonisti Hideaki Itô ed Erina Mizuno.

Voglio distruggere la mia carriera!

Prima di cominciare con le domande, la delegazione giapponese ha espresso il desiderio di salutare il proprio pubblico ed esprimere l'emozione per essere stati invitati in Italia. Contenuti, riservati e formali, gli attori si dichiarano tutti estremamente felici di essere a Roma, ma come prevedibile è Takashi Miike quello che scherza di più sulla sua presenza in Italia: "Sono davvero felice di trovarmi per la prima volta a Roma. Stasera il film sarà presentato al pubblico italiano e... spero di riuscire a tornare sano e salvo in Giappone dopo la proiezione di stasera!".

Che cosa intende?
TM:
Potete prenderlo come uno scherzo, ovviamente, ma la verità è che anche io provo una certa insicurezza verso questo film. Subito dopo la presentazione italiana di stasera il film sarà distribuito in tutte le sale del Giappone e non ho idea di come sarà recepito. Nel caso in cui le cose andassero male mi sono già accordato con Müller per richiedere asilo politico in Italia.

Tutta la carriera di Takashi Miike è incentrata sulla ricerca visiva, di situazioni e di estremi. Come pensa di mandare avanti questa ricerca? In cosa si evolverà nel tempo?
TM:
Ho fatto molti film nella mia carriera e anche solo in questo ultimo anno. Devo ammettere che mi è stata data una certa libertà di espressione che ho apprezzato molto e mi ha permesso di mandare avanti la mia ricerca. Ma nel futuro non ho nessun interesse nel proteggere tutto quello che ho fatto, anzi voglio distruggere la mia carriera. Fare qualcosa di ancora più estremo e affilato, non per forza comprensibile per tutto il pubblico. Non è il mio interesse primario, voglio che valga e significhi qualcosa per me.

In Giappone il libro da cui è tratto questo film è molto famoso. Quali sono state le difficoltà maggiori nel realizzare questo film?
TM:
Prima di lavorare al film ho ovviamente letto il romanzo di Yusuke Kishi. Hasumi, il protagonista, era una persona obbiettivamente terribile, ma man mano che andavo avanti ho sviluppato una certa empatia con lui, nel senso che riuscivo a capire cosa stava facendo. Per quanto terribili fossero, in tutte le sue azioni cercava di essere fedele a se stesso. Gli essere umani hanno sempre dei legami che li connettono alla società, alle persone a cui vogliono bene. Hasumi no, è privo di questi legami. Potete prendere questo film come pura forma di intrattenimento, ma in realtà vorrei lo spettatore ragionasse su ciò che il film suscita. Hasumi uccide moltissimi studenti e questo è atroce, eppure durante il film parte una sorta di discriminazione da parte dello spettatore su questi omicidi. Vorreste che fosse ucciso uno di loro, perché in qualche modo "se l'è meritato", e ve ne dispiace per qualcun altro. E mentre pensate ciò, in qualche modo, vi avvicinate al pensiero del protagonista.
Hideaki Itô: Quando ho letto il libro mi è risultato molto difficile capire i problemi psicologici di Hasumi e non capivo come riuscire a tifare per un personaggio così cattivo. È stato difficile interpretare una persona come lui, ma allo stesso tempo è stato per me un grande divertimento e un'esperienza molto importante.
Erina Mizuno: Il mio personaggio è una delle studentesse e in più ha anche una relazione con Hasumi, che è un personaggio terribile. Per interpretarla al meglio ho cercato di miscelare logica ed emotività, per riuscire ad amare il suo personaggio pur non apprezzandolo razionalmente come me stessa. Credo che gli spettatori proveranno una certa simpatia empatica verso il mio personaggio.

Una delle scene emblematiche del film è quella in cui il protagonista interagisce con il suo fucile. Dove sono stati creati quegli effetti speciali? E non ci vede un certo omaggio al cinema noir americano?
TM:
In Giappone non si possono introdurre dei fucili e non si può nemmeno andare in giro con dei fucili, è vietato dalla legge. Ma ciò non vale per i fucili da caccia, per questo Hasumi ne possiede uno. Gli effetti speciali sono stati realizzati in Giappone. In realtà non c'è un grande sviluppo nel campo degli effetti speciali, utilizziamo le stesse tecniche da parecchi anni. Abbiamo ovviamente fatto ricorso alla computer grafica, però abbiamo cercato un certo retrogusto retrò, avvalendoci di una computer grafica con accezione analogica.

In questo film c'è una qualche influenza di Cronenberg? Per alcune cose ricoda molto Videodrome...
TM:
Ovviamente sono un grande fan di Cronenberg: ha una conoscenza e un sapere molto ampi con i quali è riuscito a trascendere l'essenza stessa dei film. Però non è da un suo spunto che è nato questo film, che è interamente tratto dal romanzo di Yusuke Kishi. Magari a livello inconscio ci sono stati degli spunti, un'influenza intrinseca al mio modo di fare di quello che più amo, ma non era sicuramente voluto.

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