ROMA 2012

Intervista Le 5 Leggende - Intervista a Guillermo del Toro

La leggenda del cinema messicano Guillermo del Toro si racconta in occasione della presentazione del bellissimo film d'animazione che lo vede produttore: Le 5 Leggende.

intervista Le 5 Leggende - Intervista a Guillermo del Toro
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Uno come lui non ha bisogno di nessuna presentazione: è una figura enorme (un po' in tutti i sensi) della cinematografia mondiale. Sin da quando, nel 1993, il suo primo film Cronos si è fatto notare vincendo il premio per la critica al Festival di Cannes, Guillermo del Toro si è affermato come uno tra i più ammirati e ricercati scrittori e registi internazionali. La sua fervida immaginazione, il suo entusiasmo nell'affrontare i progetti e il suo donarsi al 100% ai film a cui lavora lo hanno reso un vero e proprio personaggio cult. Molti i progetti a cui ha lavorato in questi ultimi anni, di cui alcuni tristemente non (ancora) andati in porto. Di altri, invece, possiamo parlare con piacere, tra cui il suo ruolo di produttore esecutivo nell'ultima favola DreamWorks Le 5 Leggende. Il film è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma e del Toro è accorso, insieme al regista Peter Ramsey e alla leggenda dell'animazione Jeffrey Katzenberg, a parlarci della sua esperienza e, com'è tipico nel suo stile, a svelarci qualche piccola news sul suo possibile futuro.

Creare dall’esterno

Sei conosciuto come un grande creativo, mentre in questo film ti limiti, se così si può dire, a essere solo il produttore esecutivo. Che cosa comporta questo in termini di processo creativo?
In realtà significa che posso dire la mia su ogni aspetto del film, dalla storia al design dei personaggi. Si tratta di un ruolo molto promiscuo nel mio caso, mi muovo da un dipartimento all'altro e comunico con tutti.

Le 5 Leggende è un film dedicato molto più ai bambini rispetto ai tuoi soliti progetti.
È uno di quei film molto semplici da leggere ma davvero complicati da scrivere, ma funziona benissimo. L'idea era quella di dare sia ai bambini che agli adulti la possibilità di credere nell'esistenza dei personaggi, di avere fede in loro senza per forza doversi sentire degli sciocchi. Oggi è troppo facile apparire intelligente semplicemente rigettando tutto; è più complicato essere intelligenti e allo stesso tempo romantici.

Come sei entrato a far parte di questo progetto?
Ormai cerco di produrre solo film che amo e di farmi coinvolgere solo in cose in cui credo. Non voglio fare cose che non mi piacciono. Quando ami un film, come a me è successo con Le 5 Leggende o The Orphanage, questo diventa parte del tuo stesso universo. Non sono dei tuoi figli diretti, somigliano più a dei fratelli. Questo film parla di speranza, un po' come Il Labirinto del Fauno, di credere nelle cose. È un film di eroi, solo che non è il supereroe a salvare il mondo, ma il contrario. I guardiani salvano i bambini... e viceversa.

Quanto è simile il lavoro di produttore a quello di regista?
Il produttore deve aver ben chiaro che non è il regista. È una cosa fondamentale: non deve farlo diventare il suo film. Per me è molto semplice, perché sono stato un regista e so quello che non volevo che il produttore facesse ai miei film. Se non vuoi che succeda a te fai in modo di non farlo agli altri. Devi sapere che sei lì per supportare chiunque ne abbia bisogno, suggerire, non agire.

Per un po' hai smesso di fare il regista...
Non si può dire che sia stato fermo a deprimermi. Quando ho smesso di dirigere mi sono comunque divertito. Ho scritto tre novelle, prodotto quattro film, passato due anni in Nuova Zelanda. Ma sono davvero felice di essere tornato a dirigere. Il rapporto con la Legendary Pictures e con la DreamWorks mi ha dato una nuova prospettiva, nuovi modi di testare e sperimentare. Un modo di muoversi nella creazione di un film molto diverso da quello a cui ero abituato. Quando vado alla DreamWorks mi sento come mi sarei dovuto sentire al liceo, ma che non è mai successo. È come una scuola per geek: c'è qualcosa di magico nella vita al campus. Ci sono tre pasti al giorno, ma nel senso di tre colazioni, tre pranzi, tre cene e c'è gente che disegna in ogni angolo. Ti avvicini e sono tutti disponibili a farti vedere le loro cose e a discuterne con te. C'è una grande atmosfera, tanto che mia figlia più grande viene sempre con me quando ci vado e vuole diventare un'animatrice.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho scritto un racconto e in questo momento stiamo lavorando al design di ambientazione e personaggi. Lo presenteremo presto a Jeffrey (Katzenberg) e credo che nel giro di due anni avremo maggiori notizie.

Nella mente di del Toro

Si dice che il cinema stia cambiando, stia morendo.
In generale tutta la narrativa sta cambiando, non solo nei film. Si sta espandendo, diventando transmediale. È un'abitudine dell'umanità dire che il mondo sta sempre per finire, sin dal medioevo, e ogni volta avviene solo una trasformazione. La narrativa non morirà mai, fa parte da sempre dell'umanità. Certo, il mondo dei film è cambiato, ma questo perché il pubblico è più aggressivo nelle scelte. Non accetta più di vedere la prima cosa che capita, ma vuole avere potere di scelta. Ma questo non significa che il cinema sia morto.

Quale film ha cambiato per sempre il linguaggio cinematografico?

Ci sono molti esempi. Se ci atteniamo alle mie preferenze, ai film più vicini alle mie abilità, credo che un film che ha segnato un grande momento sia Sin City: ha mostrato un modo del tutto nuovo di comunicazione in termini di linguaggio e di metacinema. Ma ci sono anche Distric 9, che ha portato un ibrido tra fan footage e narrazione molto articolata, Avatar... Ci sono molti altri esempi nell'arte che hanno spinto il linguaggio. Per questo sono sorpreso quando la gente dice che il cinema è morto: è solo cambiato. Puoi non capirlo ma è così.

Te lo eri immaginato così il futuro?
Non sono mai stato un futurista. Ho sempre guardato al passato: cimiteri, catacombe... sono sempre stato attratto da posti del genere. Il luogo che amavo di più era il cimitero: pranzavo lì, era il posto più calmo e bello del mondo per me. Amo il retro-futurismo, ma non mi piacciono i film di fantascienza fatinati, preferisco quelli che sembrano vecchi. Il mio preferito? Blade Runner.

Qual è la tua più grande paura?
Odio le mega-strutture, le chiese, le banche. Tutto quello che ha una grande organizzazione alle spalle, perché credo sia supercorrotta. Penso che la legalizzazione di quello che siamo come esseri umani sia molto importante, mentre loro cercano di dirci che tutto quello che facciamo è sbagliato. Credo di avere paura che il mondo torni indietro, che diventi più reazionario, mentre io vorrei fosse un po' più illuminato, dove tutto è politicamente corretto. Credo che internet sia una grande bestia capace ci creare molti movimenti sociali, non tutti buoni però.

Cosa ne pensi di...?

In questo film, tra i Guardiani, abbiamo Sandman che per gli appassionati di fumetti significa una cosa completamente diversa. Cosa ne pensi di lui? E di un tuo possibile adattamento cinematografico del suo personaggio della DC?
Adoro il Sandman di questo film. Io lo vedo come un incrocio tra Mr. Magoo e Buddha: è il più potente tra i Guardiani ma è anche il più tenero. Per quanto siano visivamente molto diversi tra loro, in un certo senso ci siamo comunque relazionati con il personaggio creato da Neil Gaiman. E si, potrei lavorare a un suo film nel futuro.

Cosa ne pensi del 3D? E ci racconti la storia del 3D di Pacific Rim?
In DreamWorks il 3D è qualcosa di molto importante e viene deciso fin dall'inizio se implementarlo o meno in un film. La loro priorità non è che le cose esplodano in faccia alla gente, deve avere un senso nella storia. Per Pacific Rim, uno dei motivi principali per cui non volevo riconvertire il film in 3D era perché non volevo miniaturizzare i giganti. Ho fatto richiesta alla produzione per rigirare il film in 3D nativo: costava due volte più della conversione, ma loro mi hanno detto comunque si. Così ho fatto fare delle prove sia in nativo che in conversione, ma di un tipo che fosse molto più attento e processato. I risultati mi sono piaciuti e così il film è diventato in 3D.

Hai avuto modo di vedere Prometheus? Cosa ne pensi?

Certo che l'ho visto e devo dire di averlo amato. È un gran bel film.

Cosa puoi dirci de Le Montagne della Follia?

Nonostante tutto vorrei ancora tornare a lavorarci su. Dovete capire che il progetto richiedeva un budget davvero molto alto, è una cosa che richiede molto impegno. Ma un giorno vorrei riuscire a portare a termine questo progetto.

Andrai al cinema a vedere Lo Hobbit? Ti piace il modo in cui è stato realizzato alla fine?

Andrò a vedere il film e lo amerò, ma non è carino parlarne. Nel momento in cui non è il tuo film puoi parlarne solo in qualità di spettatore e io non l'ho ancora visto.

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