Intervista La Teoria del Tutto: Eddie Redmayne

Il nostro incontro con Eddie Redmayne, che veste i panni dell'astrofisico Stephen Hawking nel nuovo film di James Marsh

intervista La Teoria del Tutto: Eddie Redmayne
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Abbiamo incontrato al Festival di Torino 2014 Eddie Redmayne, protagonista de La teoria del tutto, presentato nella sezione Festa Mobile. Questo giovane ragazzo inglese dall'aria timida e dallo sguardo sincero ci ha raccontato come è riuscito a prepararsi per interpretare Stephen Hawking e raggiungere a nostro avviso un risultato davvero ammirevole, che potrebbe anche regalargli qualche ambito premio.

Puoi dirci com'è stato il tuo primo incontro con Stephen Hawking?
Il primo incontro con Stephen è avvenuto all'incirca quattro o cinque giorni prima che iniziassimo le riprese; io in realtà avrei voluto incontrarlo prima ma lui aveva era stato impegnato nella campagna promozionale di un documentario e quindi non era stato possibile. Sono arrivato a quell'incontro euforico ma anche un po' in trepidazione perché in quel momento avrei avuto modo di constatare se il lavoro che avevo fatto sul personaggio era giusto o sbagliato. In quell'occasione ho trascorso qualche ora con lui. C'è da tenere presente che attualmente Stephen comunica solo tramite degli occhiali con un sensore che hanno un cursore attraverso il quale lui può indicare le lettere; essendo questo un procedimento molto macchinoso, nel parlare con Stephen la conversazione assume un ritmo davvero unico, con lunghe pause durante le quali lui elabora i suoi pensieri. Si tratta quindi di un'esperienza davvero unica se considerate anche che, realisticamente, nelle tre ore trascorse insieme Stephen avrà detto circa otto frasi in tutto. Ed è il motivo per cui io invece ho iniziato a parlare un po' a raffica, e nel tentativo di riempire quei vuoti quasi senza rendermene conto mi sono messo a dare informazioni su Stephen Hawking a Stephen Hawking (ride); all'inizio è stato molto imbarazzante ma poi sono riuscito a calmarmi.

Come ti sei preparato al ruolo, mentalmente e fisicamente, dal momento che il risultato che hai raggiunto è davvero straordinario?
Ho cercato di avere un approccio quasi tridimensionale, tenendo sempre in considerazione molti aspetti. Ho recuperato informazioni sul web, andando a cercare sia spiegazioni tecniche che spiegazioni più elementari, leggendo tantissimo materiale scritto da Stephen, e poi in realtà ho lavorato principalmente con un suo ex studente, che mi ha aiutato ogni volta che ho avuto bisogno di tornare indietro e comprendere alcuni elementi basilari di tutto ciò di cui si parlava nel film. Per quanto riguarda la performance fisica, invece, l'ho costruita soprattutto incontrando persone malate di SLA (la malattia anche detta del motoneurone o sclerosi laterale amiotrofica che colpì Stephen Hawking a soli 22 anni, N.d.r.). Uno degli ostacoli principali è stato nel fatto che in realtà c'è molto materiale su Stephen che però risale agli anni '80, a quando lui era già costretto sulla sedia a rotelle, quindi la parte più complessa è stata capire qual era stata la progressione fisica che lo aveva portato ad arrivare sino a quel punto. Rispetto alla malattia del motoneurone va detto infatti che è divisa sostanzialmente in due gruppi (upper e lower). Nel primo caso si ha una rigidità diffusa su tutto il corpo, mentre nel secondo si viene colpiti da una sorta di avvizzimento. La SLA in effetti è un mix di queste due forme e a livello di problematiche fisiche si manifesta in maniera molto diversa da caso a caso, quindi per capire qual era stato il percorso di decadimento fisico affrontato da Stephen quello che ho fatto è stato prendere il maggior numero possibile di foto di Stephen da giovane e mostrarle agli specialisti. Guardando per esempio le foto del matrimonio si nota che Stephen tiene la mano di Jane, ma la sua mano è avvizzita. In quel modo sappiamo che nel 1963 i muscoli della sua mano erano già andati; è seguendo questo criterio che sono riuscito a fare una sorta di mappatura dei suoi muscoli e del loro progressivo decadimento in rapporto agli anni.

I riferimenti

Come hai mantenuto la tua sanità mentale?
...in effetti non sono proprio sicuro di averlo fatto (ride). Accettare questo ruolo ha significato comprendere di dover affrontare una di quelle esperienze che si fanno una sola volta nella vita. Sapevo che sarebbe stato difficile e davvero molto impegnativo. Charlie Cox che fa il ruolo di Jonathan ed è un mio vecchio amico, mi disse che l'opportunità che avevo nell'interpretare un personaggio come quello di Stephen Hawking stava nel fatto di affrontare una sfida che non ti lascia altra opzione se non dare tutto quello che hai, fare del tuo meglio. E quindi alla fine mi sono detto che quella sarebbe stata la mia vita per dieci mesi. Tenete conto che da allora non ho fatto altri ruoli, mi sono preso del tempo diciamo per ‘ritrovarmi', questo perché non posso negare che sia stata davvero un'esperienza totalizzante.

Hai visto lo Stephen Hawking interpretato da Benedict Cumberbatch, prima di iniziare le riprese del film?
No, dico la verità: non l'ho fatto. Benedict è un mio vecchio amico e credo che lui sia un attore fenomenale e quella serie inoltre è diretta da un regista che apprezzo molto. Quindi in realtà avevo molte buone ragioni per vederla, però quello che mi sono detto è che se l'avessi vista avrei finito per prendere spunto, ‘rubare' qualcosa dall'interpretazione di Benedict visto che è davvero un ottimo attore. A oggi ancora non l'ho vista, ma mi riprometto di farlo non appena il mio impegno con La teoria del tutto sarà formalmente finito.

Qual è stata la scena più complicata da girare?
La scena più difficile da girare è stata quella della separazione finale con Jane. L'abbiamo girata in tempo reale (circa 10-15 minuti di riprese) e poi è stata accorciata al montaggio, quindi ogni volta dovevamo ricominciare tutto daccapo. Inoltre la cosa più complessa è stata che c'erano due sedie a rotelle, una con i comandi per le ruote posteriori, mentre l'altra per quelle anteriori. Riuscire a farle muovere senza muovere la mano ma muovendo semplicemente il dito è stata davvero un'impresa, specie nel momento in cui lui si avvicina a lei da dietro. Ecco, riuscire a non muoversi in quella scena e a non perdere la posizione è stato davvero complesso, anche dal punto di vista emotivo.

Visto che all'Academy piacciono molto queste ‘trasformazioni' ti aspetti una nomination?
Se ti fermi ad ascoltare le voci che iniziano a girare sul tuo conto dopo che hai fatto un film penso che a un certo punto rischi di diventare matto, e poi in quel caso sei costretto ad ascoltare sia le voci positive sia quelle negative. Lo so che di solito con interpretazioni tipo questa che implicano delle trasformazioni fisiche si pensa subito a un premio o a una nomination, ma non è questo il motivo per cui ho accettato il ruolo. Ho fatto questo film perché per me questa era una storia extra-ordinaria e avevo una grandissima ansia nel pensare che poi Stephen avrebbe visto il film. Sinceramente per me la più grande soddisfazione è stata quando lui ha visto il film ed è stato contento. Quindi no, per rispondere alla domanda, non ho alcuna aspettativa in merito.

Interpretando Hawking

Hai incontrato Stephen dopo la fine della realizzazione del film?
No, non ho avuto modo di incontrarlo ma è stato incredibilmente generoso e ha rilasciato un'intervista e anche durante le riprese ci è stato di grande supporto. Come saprete lui detiene il copyright della sua voce e quando abbiamo girato il film abbiamo utilizzato una sorta di versione sintetizzata della sua voce, ma poi lui si è offerto di prestare la propria, e così la voce che sentite nel film è proprio la sua. Per questo gli sono molto grato.

Non è venuto durante le riprese?
Sì sì, è venuto, proprio verso l'inizio delle riprese quando stavamo girando la scena del ballo. Ed è stato splendido perché quel giorno c'erano sul set Jane e Jonathan e anche Stephen e c'è stata un momento molto simpatico. Sapete che i fuochi d'artificio sono piuttosto costosi e noi avevamo disposizione solo tre set di fuochi, quindi erano tutti un po' in ansia nel girare quelle scene. Stephen è arrivato di notte, accompagnato da due infermiere, con il computer che aveva che gli illuminava il viso tipo faretto e in quel momento sono partiti anche i fuochi e io mi sono detto: "Questo è l'ingresso da rockstar più straordinario al quale assisterò nella mia vita". È stato davvero magnifico.

Considerando questo film e The Danish Girl, sembra che tu abbia una particolare predilezione per i ruoli che implicano delle trasformazioni. È così e se sì perché?
Devo dire la verità, spesso si parla delle scelte di un attore ma bisogna tener presente che in realtà non abbiamo affatto molte possibilità di scelta. Io cerco di essere un attore che lavora e non ho scelto di fare La teoria del tutto, ho scelto semplicemente di provare a ottenere la parte. E come sapete la possibilità di ottenere una parte o meno è subordinata a tutta una serie di elementi, requisiti. Anche The Danish Girl era un lavoro che mi interessava già da molto tempo, e ho deciso di farlo perché in realtà quello che cerco per i miei ruoli non sono delle trasformazioni ma solo delle storie interessanti.

Nel film si nomina il rock quando tu dici "quello che mi interessa sono i buchi neri e non i concerti rock". Che pensi di questa frase, tu percepivi il tuo personaggio un po' come una rockstar? A quali aspetti della storia ti sei maggiormente relazionato?
Beh in quella scena del film lui in effetti deve ancora diventare famoso, e ricco. Tutte le pubblicazioni accademiche in Inghilterra vengono pubblicate dalla Cambridge o dalla Oxford University Press che sono case editrici molto prestigiose ma non hanno necessariamente un grande ritorno in termini economici. E quando Stephen scrive il suo libro l'unica cosa che gli interessa davvero è che il suo libro sia venduto negli aeroporti, cioè che il libro possa arrivare un po' a tutti, cosa che poi di fatto è avvenuta e che ha cambiato nettamente la sua posizione finanziaria, lo ha fatto diventare molto più abbiente. Il fatto poi che giri per il mondo lo fa essere davvero un po' come una rockstar. Capisci che Stephen in effetti è un po' un'icona anche quando lo vedi a Cambridge, circondato da vere e proprie folle di centinaia e centinaia di persone.
A cosa mi sono relazionato? Dunque soprattutto alle emozioni umane, l'innamoramento gli alti e i bassi delle relazioni. Ecco di certo un aspetto al quale non mi posso relazionare è quello di essere un genio e di certo (anche se mi sono documentato davvero molto sulla materia) non posso relazionarmi a ciò che vuol realmente dire avere la SLA perché è davvero una di quelle esperienze che non puoi fare totalmente tue a meno che non le sperimenti di persona.

Amore e amicizia

Questa è anche una storia d'amore. Tu hai incontrato Jane? Cosa pensi realmente della storia tra lei e Stephen?
Oh sì, ho incontrato Jane and Jonathan e anche i ragazzi. Jane è una donna davvero straordinaria, formidabile e io l'ho incontrata prima che iniziassimo il film e ha invitato me e Felicity a cenare da loro una sera in cui c'era anche Tim, il figlio minore di Jane e Stephen. E poi Jane a un certo punto ha iniziato a far provare a Felicity i suoi vestiti, ha perfino portato giù il vestito del matrimonio, ci ha mostrato le loro fotografie. E quando stavamo girando una delle scene in cui interpretavo il giovane Stephen che passeggia per Cambridge, lei mi è corsa incontro e spettinandomi i capelli mi ha detto: "No, no, devi avere un'aria molto più disordinata". Ed è stata davvero una cosa straordinaria perché è proprio quello che un attore sogna, avere davanti la controparte reale che ti dia indicazioni sicure su come devi interpretare il tuo personaggio. Quello che penso della loro storia è che è stata realmente straordinaria e penso che siano entrambe persone davvero fuori dal comune. Se penso solo alla quantità di ostacoli che hanno dovuto affrontare e il modo egregio in cui li hanno superati. Ora non stanno più insieme ma sono comunque rimasti amici e hanno senza dubbio attraversato alti e bassi come accade in ogni relazione, ma credo che la loro storia rappresenti davvero un esempio ammirevole.

Nel film si mostra anche il rapporto di amicizia e rivalità con Kip Thorne, che è anche uno dei consulenti di Interstellar. Hai idea se tra i due ci sia anche una scommessa su quale dei due film farà più soldi al botteghino?
Credo che questa sia una domanda per le major (ride). La cosa divertente è che in effetti in America i due film sono usciti insieme e un sacco di persone sono venute da me per dirmi: "Hai visto Interstellar? Me lo spiegheresti?" E quindi temo il momento in cui dovrò vedere Interstellar e dimostrare quanto sono realmente ignorante in materia. Comunque ho pensato che fosse una coincidenza davvero singolare.

Hai visto altri film in materia di astrofisica che ti hanno aiutato?
Ho guardato molti documentari su Stephen e ce ne sono davvero tanti. Ed è interessante notare come a seconda dei periodi ci siano teorie diverse o contrastanti perché in effetti si tratta di una scienza in cui ci sono sempre delle rivoluzioni. Le teorie vengono dimostrate e poi confutate ed è un po' il modo in cui si muovono queste branche della scienza, che è qualcosa di davvero affascinante. In realtà non ho guardato nessun altro film di finzione.

Tutta questione di preparazione

Quanto tempo hai impiegato per prepararti al ruolo?
Abbiamo avuto circa un paio di settimane di prove effettive ma in tutto credo di aver impiegato circa quattro mesi di tempo per prepararmi al ruolo, dal momento in cui sono stato scelto. Il tempo che ho speso per andare alle cliniche e per provare con Alex (il ballerino), col truccatore e col costumista.

Ti sei preparato guardando i tuoi movimenti allo specchio?
Sì ho provato molto di fronte allo specchio, e anche molto in un parco vicino casa mia. Alex mi filmava su un ipad e poi a casa rivedevo le riprese e analizzavo il lavoro, cosa funzionava e cosa no. E abbiamo fatto anche molti test per vedere quali inquadrature funzionavano, quali costumi, perché c'erano angolazioni in cui il risultato era decisamente migliore, quindi è stato davvero un lavoro di squadra. Anche perché visto che non abbiamo girato in ordine cronologico e che Stephen perde peso con il progredire della malattia, abbiamo dovuto fare un grande lavoro di ‘adattamento' in fase di riprese con i costumi, il trucco e la regia.

Puoi anticiparci qualcosa sul prossimo Jupiter - Il destino dell'universo dei fratelli Wachowski?
È stata un'esperienza davvero diversa da tutte le altre. Quando leggi la sceneggiatura dei Wachoski devi continuare a fare avanti e indietro tra le pagine per capire davvero le interconnessioni tra i personaggi, dal momento che le loro storie sono così piene di immaginazione. Quindi è stata un'esperienza totalmente diversa. In quel caso mi sono affidato completamente alla loro immaginazione per cercare di volare nel loro mondo.

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