Intervista La solita commedia - Inferno - Incontro con il cast

Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio ci raccontano il loro terzo film insieme affiancati dal regista Martino Ferro

intervista La solita commedia - Inferno - Incontro con il cast
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A tre anni da I 2 soliti idioti (2012), sequel de I soliti idioti: Il film (2011), derivato dalla serie televisiva che gli ha regalato non poco successo, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio non tornano sul grande con un nuovo capitolo della saga, bensì tramite La solita commedia - inferno (2015), diretto insieme al Martino Ferro che aveva sceneggiato proprio i due film precedenti.
Il Martino Ferro che, a quanto pare traendo ispirazione dall'Inferno di Topolino, è anche autore delle terzine in cui parla nel lungometraggio il Dante Alighieri incarnato, appunto, da Mandelli, in trasferta sulla Terra con l'incarico di effettuare una catalogazione dei nuovi peccati.
Soltanto uno dei molti personaggi che, tra dentisti, ciclisti, poliziotti fuori di testa, operai, clienti in fila al supermercato, vigilesse, spettatori al cinema, tossici, hacker e santi assortiti, popolano la oltre ora e mezza di divertente visione, interpretati sia dalla coppia di protagonisti che da comprimari quali Gianmarco Tognazzi, Daniela Virgilio e Tea Falco.
Oltre ora e mezza di visione che, prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside, sarà Warner Bros Pictures a distribuire nelle sale - in circa quattrocento copie - a partire dal 19 Marzo 2015.
Abbiamo colto l'occasione per incontrarne il regista e il cast.

Gli insoliti idioti

Come è nato il film a livello di scrittura e come avete lavorato al montaggio?

Fabrizio Biggio: Sicuramente, l'amalgama del film è il concetto del peccato. Eravamo partiti con l'intento di fare una commedia, poi, però, la cosa che ci diverte di più è fare gli sketch. Questo è un film di sketch con una cornice, ovvero quella di Dante che torna sulla Terra per aggiornare la Divina commedia. Una cornice molto forte che, appunto, non permettesse al tutto di apparire come una serie di sketch, ma di sembrare un film vero e proprio. Abbiamo puntato molto sull'idea di fondo.

Francesco Mandelli:
Poi abbiamo tagliato molto per renderlo così stretto, avevamo talmente tanto materiale che ci si potrebbe fare un altro film. Per esempio, c'era una scena in cui Dante viene mandato sulla Terra in Italia e trova un posto pazzesco con macchine elettriche, mamme con cinque bambini, gente che legge il giornale con scritto "Va tutto bene" e, quando lui chiede se il posto è l'Italia, gli viene risposto "No, questa è la Svizzera, l'Italia è di là". E, dietro le montagne, si vedevano pizze che volavano e bombe che esplodevano. In favore del ritmo del film abbiamo dovuto tagliarla, ma faceva molto ridere.

Il film non ha atteggiamento referenziale nei confronti del clero e del cattolicesimo, in maniera molto concreta mostra che si può ridere di tutto senza essere complici di un sistema confessionale-ideologico...


Francesco Mandelli:
Poi noi viviamo questo dualismo, io sono cresciuto all'oratorio, ho avuto una formazione molto cattolica, quindi conosco molto bene l'ambiente. Quando si facevano le rappresentazioni teatrali, San Francesco ti faceva un po' ridere e non c'era niente di male, l'importante è cercare di raccontare qualcosa. Noi ci siamo immaginati un Dio che è un dirigente d'azienda molto stressato che ha mille cose a cui pensare, poi non trova mai un accendino. Questo, che è un problema della vita comune, a noi faceva molto sorridere, la libertà di impressione è una cosa importantissima. Il film era stato girato prima dei fatti terroristici di Parigi, quindi, quando sono accaduti, abbiamo pensato che i cattolici sarebbero potuti arrivare alla Wildside... per battezzarci, però (ride).

Fabrizio Biggio: Noi cerchiamo sempre di non essere gratuiti, perché poi si finisce per diventare offensivi. Padre Pio, per esempio, ci siamo immaginati che sia un santo un po' commerciale, perché vende le magliette, le statuette, su lui è stato fatto tutto un giro di affari. Quindi, abbiamo immaginato che arrivasse in paradiso e gli altri santi pensano "Ma questo arriva qui in paradiso solo perché vende le magliette". Volevamo raccontare come in Italia si sfrutta una figura del genere anche commercialmente e per far accaparrare clienti al Vaticano.

Il film indubbiamente ha influenze da Fantozzi, ma presenta anche un respiro internazionale, da commedia assurda spagnola alla Álex de la Iglesia...


Francesco Mandelli:
Sicuramente abbiamo cercato di fare un film libero e ringraziamo la casa di produzione Wildside per averci dato questa libertà. I nostri riferimenti sono quelli della storica commedia italiana, come i film di Fantozzi, poi, il fatto che tu dica che ha un respiro internazionale per noi è un grande complimento. Non perché non ci piaccia il cinema italiano, anzi, siamo fan delle commedie uscite ultimamente come quella di Maccio Capatonda, però guardiamo tante cose diverse, ci nutriamo di quello e, se devi raccontare la dipendenza da smartphone, ci metti Trainspotting, perché esso è la droga del XXI secolo. Ci piace giocare con le citazioni.

Martino Ferro: Non era un film facile da gestire, invece c'è stata una bellissima impresa e le cose sono andate molto bene.

Come avete selezionato i peccati nel film?

Fabrizio Biggio:
Sicuramente, di peccati ne sono rimasti fuori tanti perché in un'ora e mezza di film non puoi raccontarli tutti. L'idea di raccontare l'inferno all'inizio doveva essere addirittura una serie in puntate televisivo, poi, però, abbiamo pensato che fare il film fosse la cosa giusta. Quindi, abbiamo selezionato i peccati più rappresentativi, dalla tecnologia a tutti quelli legati allo stress della vita quotidiana.

Martino Ferro: Abbiamo fatto delle ricerche, ma, per esempio, dal punto di vista erotico non ci sono peccati moderni che non c'erano ai tempi di Dante. Anzi, purtroppo sotto quell'aspetto siamo un po' regrediti (ride).

Francesco Mandelli: Ai tempi di Dante si divertivano di più, erano più estremi (ride). Chiaramente, abbiamo messo i peccato che ci facevano più ridere.

Rispetto ai film precedenti, accusati di analfabetismo cinematografico e cattivo gusto, non è che con questo rischiate di apparire più intelligenti?

Fabrizio Biggio: Non offendere. È nuova questa cosa che ci dicono che sembriamo intelligenti (ride).

Francesco Mandelli:
Secondo me questa è la stessa roba de I soliti idioti, solo che lì si arrivava alla parolaccia e tutti si sono fermati a quello. Però non c'era né estrema stupidità, né estrema intelligenza. Bisogna dire che, per capire pienamente il film de I soliti idioti, era necessario aver visto prima la serie, perché aveva il personaggio di Ruggero De Ceglie, che metteva in scena la volgarità di tutti i giorni, il suo mezzo comico era la estrema volgarità. Poi, per esempio, c'era la postina che non aveva alcun tipo di parolaccia. Anche dietro a I soliti idioti noi abbiamo sempre pensato di rappresentare qualcosa che vedevamo. Questo film è la stessa identica cosa, facciamo un film in cui interpretiamo tanti personaggi, ma che, anziché essere idioti, sono dei peccatori. Non trovo che sia un film particolarmente intelligente o stupido, ma onesto.

Da Dante a(lla) Virgilio... & co

Quale è stato il vostro approccio al ruolo mistico-religioso?

Gianmarco Tognazzi: È impossibile non divertirsi con Francesco e Fabrizio, non è stato difficile interpretare personaggi come padre Pio. Poi, con loro s'improvvisa sempre molto e si possono dare suggerimenti. Quindi, in realtà i personaggi sono tutti molto brevi, quindi non c'era da fare un grosso lavoro, se non quello di sfruttare al massimo tutto ciò che era in sceneggiatura e, magari, fare qualche proposta.

Tea Falco: Quando Francesco è venuto da me e ha detto "Tea, ti andrebbe di interpretare Gesù?", io ho risposto subito "Sì", poi, però, lui mi ha detto che ci aveva ripensato, che era uno scherzo. Poi, però, gli ho chiesto di mettermi alla prova e che non avrei fatto la parte se non fossi risultata adatta al ruolo. Appena mi sono vestita da Gesù, ho visto le loro facce soddisfatte, quindi l'ho interpretato.

Daniela Virgilio: Io ero convinta che fosse stata una tua idea quella di interpretare Gesù.

Tea Falco: Sì, perché loro, a un certo punto, hanno pensato che sarebbe stato eccessivo far interpretare Gesù a una donna, però io gli ho detto che avrei preso parte al film solo ricoprendo quel ruolo. Comunque, abbiamo fatto tutti personaggi piccoli e ci siamo divertiti molto nel fare questo film.

Daniela Virgilio:
Anche perché io faccio questo mestiere proprio per cambiare look, parrucca, personaggio, accento e tutto il resto. Mi hanno invitata a nozze.

In sceneggiatura già era presente l'elenco dei vostri personaggi?


Daniela Virgilio: Un paio di personaggi li abbiamo scelti noi, siamo stati piuttosto liberi da questo punto di vista, ci siamo accordati tra noi.

Tea Falco: Tranne Gesù (ride).

Gianmarco Tognazzi: In realtà molte proposte e idee su alcuni personaggi già erano presenti, poi altre cose si sono dovute incastrare in base alle disponibilità, rispetto al piano di lavorazione. Io, per esempio, avevo anche altri due personaggi, ma stavo già girando un'altra cosa, quindi non potevo essere disponibile. Padre Pio, il commissario, il Ministro della bruttezza già c'erano, poi il terapeuta e il cuoco sono venuti fuori dopo.

Tra i vari peccatori interpretati nel film, a quali vi sentite maggiormente vicini?

Gianmarco Tognazzi:
Io mi sento più vicino al dipendente dallo smartphone che a quello che deve disintossicarlo. Qualsiasi difetto faccia parte di quei personaggi, secondo me è enfatizzato in maniera grottesca ed ognuno è lo specchio di tante piccole degenerazioni che fanno parte della nostra società. Secondo me tutti si possono rispecchiare in qualcosa di quei personaggi o vi può trovare qualcuno che si conosce.

Tea Falco: Il film descrive tutta una serie di stereotipi umani in cui ognuno di noi può rispecchiarsi. È come se si trattasse di una sorta de La grande bellezza in chiave comica (ride). Io, almeno, il film l'ho visto così.

Gianmarco Tognazzi:
Del resto, tutto ciò che viene raccontato nel film è rappresentato dal mio ministro della bruttezza. Quale occasione migliore per poter fare una critica rappresentando il massimo esponente che vuole divulgare la bruttezza?

Daniela Virgilio:
Più che in uno dei peccatori, mi vedo molto vittima delle persone che ti bloccano quando hai fretta, come il tizio che, nel film, ferma Fabrizio nel momento in cui deve spostare la macchina.

Una volta assegnati i personaggi, quali sono stati i margini di improvvisazione?

Gianmarco Tognazzi: In realtà, con loro, prima si fanno tutte le ipotesi su quanto un personaggio puoi spingerlo da una parte o dall'altra, poi sono estremamente precisi. Ci sono dei momenti in cui, raggiunto il risultato della precisione di ciò che hanno scritto, magari ci sono delle varianti, però ti lasciano libero di farne una in cui aggiungi delle cose che possono rappresentare un buon suggerimento.

Daniela Virgilio: Dopo la scena iniziale a tavola, dove loro fanno i bambinoni, abbiamo girato la clip della canzone che vedete alla fine. Ci avevano detto "Ragazzi, mi raccomando, è l'ultima scena, poi bisogna smantellare, cercate di fare meno casino possibile". La scena è finita con insalata, bistecche, patatine fritte, pomodorini e altro in terra buttati da Fabrizio e ci camminavamo sopra, perché loro sono così, hanno una struttura ma sono i primi a demolirla. Qui ci hanno lasciati sempre liberi.

Nel lavoro che svolgete, quale è stata la vostra giornata infernale personale?

Tea Falco:
Per me, quando, nel nostro ambiente, incontri persone che si mettono una maschera di distaccamento totale, non comunicazione, falsità e sei costretto a metterla anche tu. Ciò è terribile perché la vita dovrebbe essere tutta un gioco, parlare e sorridere. Vorrei che le persone fossero più aperte.

Daniela Virgilio:
Io ho pensato al primo giorno sul set di questo film, quando ci siamo conosciuti tutti e c'era un caldo infernale.

Gianmarco Tognazzi: Sì, l'inferno vero, se parliamo di questione climatica, riguarda sicuramente il primo giorno di lavorazione, quando abbiamo girato tutti i santi insieme, mi pare fosse il 2 Agosto. Le barbe, i mastici e tutto il resto ci mettevano in forte difficoltà, non siamo riusciti neanche a mangiare perché c'erano anche i peli della barba. Ma la giornata infernale può capitare nella lavorazione di qualsiasi cosa, nel senso che i tempi sono molto accelerati, sappiamo che c'è tanta frenesia e, tutto ciò, porta ad uno stato d'ansia. Non parlo del caso di questo film, in cui, a parte il caldo del primo giorno, ho sempre lavorato serenamente con loro. Magari si potesse sempre fare così. Questo è diventato un mestiere che non ha più i tempi di una volta, dal teatro alla televisione, al cinema sei portato a situazioni di stress. Se penso solo al tempo che devo impiegare per arrivare da Velletri al trucco per me è un inferno, perché può variare dalla mezz'ora alle due ore e un quarto.

Daniela Virgilio:
È un mestiere che ci fa sempre essere sotto giudizio, ma, una volta accettato questo, è il mestiere più bello del mondo, quindi, non direi proprio che sia un inferno.

Gianmarco Tognazzi: Il traffico sì, lo è (ride).

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