Intervista La scelta: Michele Placido

Tra i massimi interpreti del cinema italiano contemporaneo, Michele Placido torna al cinema da regista con un intenso dramma tratto da L'innesto, controversa opera di Pirandello che vede ora protagonisti Raoul Bova e Ambra Angiolini

intervista La scelta: Michele Placido
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

“Io so che in me, in questo mio corpo, quando fu il fatto, in questa mia carne, doveva esserci amore. E per chi? Se amore c’era, non poteva essere che per lui, per mio marito!”
La Scelta è ispirato al testo teatrale L’innesto di Luigi Pirandello, un’opera che all'epoca della sua pubblicazione suscitò molto scalpore, dividendo pubblico e critica. Oggi come allora, il tema tocca le nostre sensibilità. Ci troviamo di fronte ad una donna disposta ad assumersi con coraggio la scelta di diventare madre, una donna che si scontra con il perbenismo della morale comune e attuale, una morale forse non così tanto diversa rispetto ai tempi di Pirandello. Quanto è importante il legame biologico col proprio figlio? A quali certezze si è disposti a rinunciare, per amore? Laura e Giorgio si amano intensamente e sono desiderosi di un figlio che non arriva. Ma solo un grande amore può superare la dolorosa prova che devono affrontare. Una prova che impone una scelta. Da una parte, un uomo offeso nella sua morale, che cerca una soluzione al dilemma; dall'altra, una donna che sente la necessità di diventare madre. Quale scelta fare per essere ancora felici? Il film, da oggi nelle sale, è diretto da Michele Placido, un grande del cinema italiano, personaggio di spicco sia davanti che dietro la cinepresa, avendo lavorato sia al cinema che al teatro e in televisione con i più grandi, prima come attore e poi anche come autore e regista: ricordiamo, ad esempio, la sua versione cinematografica di Romanzo Criminale. Ora torna in sala con Raoul Bova e Ambra Angiolini come interpreti: sentiamo cosa ci racconta in proposito.

Pirandelliano

Che cosa l’ha spinta verso questo progetto?
Ci siamo liberamente ispirati a L’innesto, un testo di Luigi Pirandello che fece molto scalpore all’epoca della sua apparizione, il 1919. Per chi, come me, proviene dal teatro, la sfida è stata particolarmente interessante. Ho tentato di essere quanto più fedele possibile alla matrice pirandelliana ma adeguandola all’oggi e al linguaggio cinematografico. La storia mi è sembrata ancora più significativa una volta trasportata in un’epoca come la nostra, in cui la maternità spesso viene programmata.

Che cosa le stava a cuore raccontare?
Volevo raccontare il dilemma che nasce tra i due coniugi rispetto alla decisione di portare a termine la maternità. Al centro della storia è la donna col suo dna, col suo misterioso modo di essere rispetto all’uomo, anche attraverso la gravidanza. Mi incuriosiva l’eterno conflitto uomo-donna e come in fondo Pirandello avesse voluto sottolineare la fragilità del maschio. Per quanto mi riguarda, nell’approccio al film mi sono sentito più donna che uomo: pur comprendendo Giorgio - i suoi panni di insicurezza e fragilità, in fondo, li indossiamo ogni giorno - sono sempre stato a fianco di Laura; mi sono messo nei panni della donna che prende una posizione coraggiosa e segue solo il suo cuore di madre. Laura è forte e determinata, un personaggio esemplare, davvero “scandaloso” per l’epoca in cui fu pensato, tanto è vero che L’innesto in pratica non è mai stato rappresentato nel corso del tempo (l’aveva utilizzato soltanto Luca Ronconi in un laboratorio con gli allievi della sua scuola di teatro in Umbria).

Perché proprio Pirandello?
Pirandello è per me la figura più straordinaria del nostro teatro. L’ho affrontato più volte nel corso degli anni: ho recitato, diretto da Marco Bellocchio, ne L’uomo dal fiore in bocca per la tv, ho allestito uno spettacolo su L’uomo dal fiore in bocca e su La carriola, dove recitavo con il premio Oscar Murray Abraham e, più recentemente, ho diretto in teatro Giuliana Lojodice in Così è se vi pare. Pirandello è stato ispirato spesso in diverse sue opere da figure femminili potenti, penso ad esempio a Come tu mi vuoi o anche ai Sei personaggi, dove sia la figliastra che la madre dominano il dramma, senza dimenticare altre opere dedicate a Marta Abba. Quello a cui mi sono ispirato è un testo di grande attualità e pregno di significati. Il mondo occidentale di oggi fa sempre meno figli, mentre qui c’è una donna che decide di essere madre anche se in un modo fuori dalla norma. Penso che La scelta sia un’opera molto potente, non è una banale storia d’amore, spero che possa prendere il pubblico allo stomaco e catturarlo, spingendolo a voler sapere fino in fondo come andrà a finire.
Pirandello tiene sempre appeso a un filo lo spettatore, è capace di descrivere un thriller sentimentale e psicologico come pochi scrittori italiani sanno fare, è poco melodrammatico, in un certo senso poco mediterraneo e molto nordico; è molto attento a una profondità della conoscenza degli aspetti dell’uomo, cosa non sempre approfondita nella letteratura italiana.

Alla ricerca del setting giusto

Che cosa ha contato nella selezione degli interpreti?
In Italia spesso gli attori si dividono fra chi recita nelle commedie e chi no. Ho voluto due protagonisti “normali” nel loro percorso, non troppo definiti, due artisti popolari che hanno attraversato con successo vari generi ma che, pur essendo dei divi, rappresentano bene una coppia normale in cui ci si può immedesimare. Alcuni registi molto più importanti di me, entrati nella storia del cinema, come Visconti e De Sica, hanno usato spesso in passato icone popolari per interpretare personaggi molto significativi. Avevo conosciuto sia Raoul che Ambra recitando insieme a loro tre anni fa in Viva l’Italia di Massimiliano Bruno, ma l’idea di coinvolgerli è arrivata diverso tempo dopo. Per l'interprete di Giorgio ho puntato su Bova perché mi piace l’idea di un uomo così aitante che scopre tutta la sua fragilità. Come protagonista femminile ho scelto Ambra Angiolini perché aveva la leggerezza giusta per rendere al meglio il personaggio. L’avevo vista recitare a teatro un testo di Stefano Benni intitolato La misteriosa scomparsa di W e l’avevo trovata straordinaria: portava in scena il percorso esistenziale di una donna, dall’infanzia all’età adulta; due ore in cui Ambra riusciva a mantenere vivo e credibile sia l’aspetto drammatico che quello di commedia.

Come è stato allestito il progetto da un punto di vista produttivo?
Negli ultimi tempi la Puglia aiuta molto il cinema italiano. Lo sfondo di Bisceglie ha rappresentato per noi una città ideale perché, come in tutta l’Italia meridionale, può contare su un centro storico di una bellezza strepitosa ma è diverso da quelli visti finora al cinema. È dominato da una pietra particolare, rigorosa, gotica, non ha le caratteristiche di molte tipiche città pugliesi, coi muretti bianchi e il mare. Qui trionfano i toni severi di una città che potrebbe trovarsi in Toscana o in Umbria e che ha vicoli strettissimi, tortuosi, simili a quelli di Venezia, una specie di labirinto in cui Laura si perde nella notte del drammatico evento. Il film compie una scelta stilistica precisa puntando su macchina a mano e primissimi piani, con un paesaggio che potrebbe ritrovarsi ovunque: non ho voluto caratterizzarlo troppo per non distrarre lo sguardo dello spettatore. Nel film gran parte della troupe è pugliese: è meglio contare su gente che conosce i luoghi, per evitare il folklore dello sguardo di chi arriva da lontano e si lascia ammaliare dal paesaggio e non dalla profondità dei comportamenti. In Puglia c’è tutto: gli attori, gli elettricisti, i tecnici, le sarte, le maestranze, da Roma ho portato con me solo il mio direttore della fotografia Arnaldo Catinari. Devo confessare poi che avendo io una storia personale legata al teatro provo molto piacere nel “fare gruppo”: la città è stata calorosa, mi sono ritrovato a spiegare a tutti in piazza quello che stavamo facendo, a raccontarne nei dettagli la nostra storia alla gente del luogo a cui ho chiesto di seguirci con amore. Sono molto felice che la Lucky Red abbia creduto nel film, dimostrando attenzione e sensibilità nei nostri confronti, è una società di produzione e distribuzione che sceglie sempre la qualità, a volte insolita, ma è molto selettiva nei confronti del cinema italiano.

Che voto dai a: La scelta

Media Voto Utenti
Voti totali: 3
4.3
nd

Altri contenuti per La scelta