Lucca 2014

Intervista Il ragazzo invisibile: Gabriele Salvatores

Il regista di Mediterraneo e Nirvana ci racconta il suo tuffo nel genere del cinefumetto

intervista Il ragazzo invisibile: Gabriele Salvatores
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

È visibilmente emozionato ma soprattutto divertito, Gabriele Salvatores, mentre si appresta a presentare per la prima volta al pubblico la sua nuova creatura, Il ragazzo invisibile. Certo, verrebbe da pensare che un regista del suo calibro ne ha viste e fatte così tante che un “semplice” incontro simile, per uno che ha vinto l'Oscar, esplorato così tanti generi e ha anche saputo osare in più di un'occasione (da Nirvana a Italy in a day) dovrebbe essere una passeggiata per uno come lui. Eppure... eppure si nota, da come si rapporta con la gente in sala, che è ansioso di leggere nei volti degli astanti le loro prime impressioni. Del resto, si è imbarcato in un progetto piuttosto ambizioso per il cinema italiano: portare sul grande schermo un vero e proprio supereroe “all'americana” ma tutto made in Italy, e non tratto da romanzi o fumetti preesistenti. Il ragazzo invisibile, storia di un adolescente qualunque che scopre di avere un potere straordinario da tenere a bada e sfruttare per una giusta causa, non è certo una storia originale di per sé, ma rappresenta quasi un unicum nel panorama cinematografico nostrano, inflazionato unicamente da drammi di vario tipo, polizieschi, film storici e quintalate di commedie più o meno riuscite. Gli esiti del progetto li conosceremo solo sotto Natale, ma per ora, dopo la nostra estesa anteprima, vi presentiamo il resoconto del nostro incontro con il grande regista partenopeo.

Supereroi con superproblemi

Qual è il tuo rapporto con i fumetti?
È questione d'età, io sono cresciuto con un antesignano, Flash Gordon, che oramai non ricorda nessuno (ride). Ma di sicuro conoscete Corto Maltese di Hugo Pratt, che per me è un maestro... e vado sempre a rubargli qualcosa! (ride) Poi Moebius, i francesi di Métal Hurlant...

Raccontaci dei personaggi con superpoteri che abitano il mondo de Il ragazzo invisibile...
Nel film si chiamano Speciali: si tratta di qualcuno che, come accade in diversi altri fumetti del genere, ha subito una mutazione genetica, indotta dall'esterno, che gli permette di avere poteri particolari. Niente di nuovo, in generale, ma il potere che abbiamo scelto è quello dell'invisibilità. Michele non vola, non spacca i muri con la superforza, semplicemente scompare alla vista. Anche se qui, Ludovico (il giovane interprete del film, ndr), è ben visibile a tutti voi (ride).

Quanti giovani supereroi avete provinato?
Più di 500. Non è stato facile. Quando si tratta di fare un casting ai giovanissimi senza esperienza non puoi chiedergli di interpretare qualcosa di diverso. Devi trovare e vedere in loro le caratteristiche giuste da valorizzare.

Com'è nato il progetto?
Innanzitutto io ringrazio gli sceneggiatori perché se c'è una buona sceneggiatura anche un pessimo regista se la può cavare e fare un film dignitoso. Ma il più bravo dei registi, senza un buon copione, farà comunque un film mediocre. La sceneggiatura è il cuore del film. Poi il più grosso ringraziamento va ai produttori. Siamo partiti dalla storia e dall'idea di Nicola Giuliano, il produttore. Che dopo i film di paolo sorrentino ha deciso di imbarcarsi in quest'avventura. Abbiamo positivamente messo il dito in una piaga: in Italia, salvo rare eccezioni come il mio Nirvana, non si fanno film fantasy, o quantomeno film per ragazzi. Film che uniscono genitori e figli. Non c'è più questa tradizione, ma noi ci crediamo, ce l'abbiamo messa e tutta e speriamo di mettere in cantiere il secondo capitolo, che eventualmente è già pronto a partire con la produzione.

L'approccio al genere

Come ti sei approcciato a quest'avventura, a questo genere?
Non è un genere cinematografico che è nato da noi, ma se andiamo a vedere la mitologia greca o romana i primi supereroi escono da lì. Quindi siamo sempre là: noi inventiamo ma poi all'estero, in America, riescono a far fruttare le idee. Un po' come il vino, che da noi è tradizione e più buono, ma loro riescono a farci più soldi con delle imitazioni. Noi vogliamo cercare di raccontare singolarità e differenze. Il nostro supereroe non diventa una torcia umana, ha un potere quasi dell'anima, intimo, come quello dell'invisibilità. Da adolescenti ci si sente sempre un po' invisibili. La parola “adolescente” deriva da “Adolescum”, riconoscere il proprio odore, imparare a conoscere se stessi e il proprio ruolo nel mondo. La grande invenzione della Marvel è stata quella di portare i supereroi in una dimansione umana, di superproblemi. Adoro l'Uomo Ragno, in tal senso. Come farà Michele ad andare a scuola, ora che è invisibile? Sembra un quesito banale, ma... sono più importanti i bulletti, la ragazzina di cui sei innamorato, che lo spavento iniziale dell'essere diventato invisibile. E poi tenti di sfruttare questo talento straordinario, prima di scoprire che questo potere andrà usato in maniera più adulta, più responsabile.

Che superpotere sceglieresti, se potessi esprimere il desiderio di guadagnarne uno?
La cosa che mi ha sempre colpito è la possibilità che si schiude a chi ha superpoteri di poter aprire una porta su un mondo che la gente normale non vede e non può vedere. Mi piacerebbe un superpotere qualsiasi, ma che mi permettesse di vedere qualcosa in più, un aspetto diverso della realtà che altrimenti non potresti vedere. Chissà, magari, come certi animali che vedono solo alcuni colori, anche noi non vediamo tutta la realtà che ci circonda per com'è realmente.

L'elemento musicale sembra inaspettatamente prominente, nel film...
Io adoro la musica. È una di quelle cose senza cui sarebbe davvero difficile vivere. Da giovane volevo fare il musicista, ma l'incipiente caduta dei capelli mi ha fatto cambiare strada (ride). Per il film abbiamo istituito un concorso per trovare delle belle canzoni, scritte e composte da giovani, che sarebbero state adatte al film. Ne sono arrivate circa 450, con un livello medio davvero molto alto, e questo mi fa pensare che dovremmo avere un po' più fiducia nei giovani di questo paese. Non dovremmo invidiare nulla alle produzioni straniere. Quelle che poi abbiamo scelto non è detto che siano solo o semplicemente le migliori tra quelle pervenute: sono anche e soprattutto quelle che si adattavano meglio alle tematiche delle scene del film.

Effetti specialissimi

Una pellicola di questo genere ha sicuramente bisogno di effetti speciali. Come avete lavorato su questo, dato che in Italia solitamente non se ne usano molti?
Be', per certi versi, così come il montaggio migliore è quello che non si vede, l'effetto speciale migliore è quello che non si nota. Dovendo fare un film di supereroi europeo abbiamo cercato di fare il meglio possibile. Per fare un esempio, per assurdo è più facile realizzare una bella astronave che esplode - per la quale possiamo fare un esercizio di fantasia - che non una cosa come una penna che scrive apparentemente da sola, a mezz'aria, che tutti sappiamo com'è fatta e quindi ci appare subito finta se non realizzata bene. Abbiamo usato sia effetti fisici “classici” con cavi e fili che fx grafici, come ad esempio la bicicletta che va da sola: quella è tutta in CG! E la post-produzione continua tutt'ora. È un lavoro che coinvolge un sacco di persone. Guardate i titoli di coda di Guardiani della Galassia, per dire: la quantità di VFX artist utilizzata è imbarazzante. La storia del cinema, la creatività nel cinema si sta spostando dal set alla sala computer. Spero rimanga comunque il cuore, il sentimento, perché senza di esso il cinema si svuota di significato.

Parte del film è ambientata a Trieste. Che location è stata?
Trieste è un luogo molto particolare, di confine, una sorta di Vienna sul mare, una città abituata agli stranieri: per questo e per il singolare paesaggio che comprende la Ursus ci piaceva come ambientazione per gli Speciali. La città è molto particolare e vi consiglio di andare a visitarla anche perché si mangia e beve benissimo.

Hai già una immagine delle riprese che rimarrà per sempre nei tuoi ricordi?
Sì, tante. Una molto particolare è quella legata alla bora, che arriva davvero con una forza incredibile. Ricordo che una volta, per una scena, Ludovico doveva ancdare lungo il molo in bicicletta e aveva il vento a favore, non riusciva a frenare e ha rischiato di cadere a mare... era anche più gracilino di com'è adesso! Se mai daremo davvero un seguito al film, voglio girarlo in Marocco, sono un po' stufo delle ambientazioni fredde degli ultimi film! (ride)

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