Intervista Il Peggior Natale della Mia Vita: incontro con il cast

Quattro chiacchiere con i protagonisti del nuovo film di Alessandro Genovesi

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Da poco approdato in sala, Il peggior Natale della mia vita tenta di eguagliare lo strepitoso successo del capostipite (quasi 10 milioni di euro incassati) riprendendo in esame le vicende/disavventure di Paolo (Fabio De Luigi) e di sua moglie Margherita (Cristiana Capotondi), in attesa del loro primo figlio e destinati a trascorrere, loro malgrado, le festività natalizie in compagnia dei genitori di quest'ultima.

Nella giornata di Mercoledì 21 Novembre si è tenuta a Milano la presentazione del film alla stampa, nell'ambito della quale abbiamo avuto modo di raccogliere interessanti dichiarazioni da parte dei protagonisti, che vi proponiamo nei paragrafi sottostanti.

FABIO DE LUIGI/CRISTIANA CAPOTONDI

Pensate che Il peggior Natale della mia vita possa essere considerato un cinepanettone? Se no, quali sono i fattori che lo estraneano da tale appellattivo?

Fabio De Luigi: Assolutamente no. Non è un cinepanettone. I cinepanettoni li fa Aurelio de Laurentiis con la Filmauro da oltre vent'anni, e lui ne è e ne sarà per sempre il principale detentore. Il nostro non è propriamente un film 'di Natale' ma un film 'fatto col Natale', proprio perchè la festività, l'evento, lo spirito arriva ad essere un vero e proprio personaggio della storia.

Cristiana, come ti sei trovata a lavorare nuovamente con Fabio De Luigi e a riprendere in mano il tuo personaggio?

Cristiana Capotondi: Prima di tutto devo dire che io nasco proprio come fan di Fabio De Luigi... (ride) Ho sempre apprezzato molto il suo lavoro, anche prima di conoscerlo e di recitarci assieme. Credo che possieda delle doti attoriali innate, perchè riesce ad essere credibile e divertente con una spontaneità impressionante. Lo vedrei benissimo anche in un ruolo drammatico.
Questa nuova esperienza insieme a lui è stata bellissima e, al tempo stesso, difficilissima, nel senso che alcune scene, girandole, facevano già talmente ridere che né io né Laura Chiatti riuscivamo a trattenerci e siamo state addirittura allontanate dal set per permettere a Fabio di terminare il ciak...
A parte questo, sono stata davvero entusiasta di aver potuto interpretare un personaggio così buffo ma anche estremamente variegato. Insomma, per una volta mi è piaciuto rendermi semplicemente ridicola e svestirmi dei panni della bella 'per forza'.

Fabio De Luigi: A questo proposito devo aggiungere che, per la verità, una scena drammatica nel film c'è già, ovvero quella in cui nasce nostra figlia e io mi devo commuovere. L'abbiamo scritta io e Alessandro (Genovesi) cercando in tutti i modi di renderla intima ed efficace, e rivedendola direi che ci siamo riusciti.

Quali sono, tra le commedie più recenti, quelle che avete maggiormente apprezzato?

Fabio De Luigi: Mi è piaciuto moltissimo Ubriaco d'amore di Paul Thomas Anderson. In generale sono un amante della comicità fisica, di pancia, quella dei vari mostri sacri come Peter Sellers, Buster Keaton, Charlie Chaplin e Jacques Tati.

Cristiana Capotondi: Io invece amo la comicità francese. Ho adorato Il piccolo Nicolas e i suoi genitori. Mi piace molto anche quella inglese, soprattutto quando c'è di mezzo lo humor nero alla Funeral Party o quello classico alla Quattro matrimoni e un funerale. Ma la migliore commedia degli ultimi anni è sicuramente La peggior settimana della mia vita... (ride)

Com'è, per un attore, festeggiare il Natale? E' diverso rispetto a chi fa un qualsiasi altro lavoro?

Fabio De Luigi: No, non cambia nulla. Anche da giovane, quando facevo le prime cose col cabaret e magari avevo bisogno di lavorare, non mi sarei mai sognato di rinunciare a trascorrerlo in famiglia e perdermi i tortellini della nonna... (ride)

ALE E FRANZ

Nel film interpretate due truccatori di cadaveri, o meglio, due visagisti. Come si riesce a rendere un aspetto così drammatico oggetto di risata?

Alessandro Besentini: Mah, penso che quando si parla di morte sia sempre meglio ridere, da molti punti di vista. E' un modo come un altro per esorcizzare quella che è un po' la paura che accomuna tutti. Abbiamo giocato molto su questa cosa per aggiungere al film un nostro personalissimo contributo su una cosa a tutti gli effetti tragica ma sulla quale, con i giusti mezzi, si può anche scherzare.

Francesco Villa: Il rapporto tra questi due personaggi è molto strano, ragionano all'unisono, rappresentano la parte un po' 'misteriosa' del film. Abbiamo dovuto lavorare su una comicità, per così dire, diversa, contenuta, molto poco esplicita. Per noi è stato uno spasso.

Da spettatori, che tipo di comicità preferite? Quella liberatoria, che fa bene al cuore e allo spirito, o quella più riflessiva?

Alessandro Besentini: Penso che, in realtà, facciano bene entrambe, perchè la comicità liberatoria ti rilassa e ti fa in qualche modo dimenticare i problemi, mentre quella riflessiva ti spinge a confrontarti anche con qualcosa che va oltre la semplice risata. Servono sicuramente sia l'una che l'altra.

Francesco Villa: Per noi l'importante è che la risata sia funzionale al contesto, non ci deve essere nulla di scontato. Ad esempio, anche quando utilizzi una comicità semplice, magari anche con qualche parolaccia, nulla deve essere gratuito e se la gag è costruita unicamente sulla parolaccia fine a se stessa, allora significa che quel tipo di comicità non funziona.


Voi che siete spesso stati protagonisti assoluti in tv e al cinema, come vi siete sentiti, questa volta, a rivestire il ruolo di 'semplici' comprimari? E in quanto a nuovi progetti collettivi?

Alessandro Besentini: In realtà è stata una cosa fatta totalmente in amicizia. Con Fabio, Diego e tutti gli altri ci conosciamo da una vita, e questo ha fatto sì che accettassimo di partecipare al film senza neanche leggere il copione.
Quanto a nuovi progetti, per ora stiamo finendo la tournée teatrale, poi si vedrà.

ALESSANDRO GENOVESI/DIEGO ABATANTUONO

Sig. Genovesi, un suo personalissimo pensiero sullo spirito del Natale ci sembra quantomeno d'obbligo chiederglielo...

Alessandro Genovesi: Nello spirito natalizio, fondamentalmente, ci credo. A Babbo Natale, magari, un po' meno... (ride)
Parlando seriamente, sono davvero convinto che, in quello specifico periodo dell'anno, succeda qualcosa allo spirito umano, seppur in minima parte. Anche solo l'aria che si respira e le varie scenografie che ci vengono costruite attorno fanno sì che la nostra percezione della realtà subisca dei cambiamenti. Il fatto che, nella città in cui vivi, il Natale venga vissuto in una maniera piuttosto che in un'altra può influenzare in modo molto marcato il tuo stato d'animo e la tua concezione della festività stessa.
Oggi si vive il Natale quasi come una sorta di 'punizione', di 'sofferenza', come qualcosa di malinconico e di sempre meno giocoso, cosa che invece non succedeva all'epoca in cui ero bambino io. Ricordo in particolare un Natale di diversi anni fa in cui capì per la prima volta che stavo diventando grande perchè la mia famiglia ha cominciato a non darmi più le mance come regalo... (ride)
Ma, in fin dei conti, tralasciando le varie ansie che inevitabilmente devi sopportare tra una visita ai parenti e l'altra, cosa di cui farei volentieri a meno, penso che il Natale sia comunque da prendere come una cosa, se non completamente, almeno in buona parte positiva.

Diego, tu che hai alle spalle una carriera di comico e cabarettista ormai ultra trentennale, come pensi si possa, oggi, far ridere gli spettatori senza ricorrere alla volgarità?

Diego Abatantuono: In un certo tipo di commedia, molto realistica, che utilizza quindi il linguaggio popolare, si deve quasi per forza ricorrere alle parolacce, che non sono però sempre e solo sinonimo di volgarità. La volgarità è un luogo comune. Trovo che sia molto più volgare una parolaccia non detta di una urlata. Poi, secondo me, non esistono film volgari e non volgari, esistono i film belli e i film brutti, i film che fanno ridere e quelli che invece non ci riescono. Se le parolacce hanno un senso, se sono ben gestite, allora si possono anche utilizzare.
Il nostro film ha una leggerezza dovuta non tanto alle 'non parolacce' quanto alla 'non volgarità' delle situazioni. Ma non è comunque attinente alla realtà, o almeno io non conosco persone che vivono così. Conosco invece molte persone che, pur non dicendo parolacce, riescono ad essere estremamente volgari...

Cosa pensate che cerchi veramente lo spettatore che si accinge alla visione di un film come questo? Cerca magari una storia simile ai vari Ti presento i miei e Mi presenti i tuoi?, che avete più volte citato tra le vostre fonti primarie, oppure qualcosa di totalmente originale e inedito?

Alessandro Genovesi: Per quanto mi riguarda è proprio entertainment allo stato puro. E' un'ora e mezza di divertimento, in cui l'unica pretesa da parte nostra è quella di far ridere, magari con un pizzico di riflessione sul confronto tra la vita e la morte, ad esempio, ma a parte questo, non era proprio nei nostri obiettivi trasmettere un messaggio 'sociale'. Personalmente, mi ritengo anche più soddisfatto nel vedere il pubblico ridere di gusto per una gag costruita bene piuttosto che tediarlo con 'lezioni di vita'.

Diego Abatantuono: E' una commedia brillante, leggera, quasi una favola, che il pubblico va a vedere proprio perchè, in qualche modo, si riconosce nei personaggi e nei vari disastri di cui sono protagonisti. Scherziamo e ridiamo sulla loro sfiga, in pratica.
Ci sono però anche dei momenti riflessivi, che emozionano, come la nascita della bambina, una scena che Alessandro ha girato benissimo dal punto di vista tecnico e narrativo e che i due giovani protagonisti hanno interpretato in modo superlativo.
E' una bellissima fiaba comica, in buona sostanza.

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