Intervista I Croods - Chris Sanders

Il regista Chris Sanders ci parla dei suoi formidabili cavernicoli col senso della famiglia

intervista I Croods - Chris Sanders
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Il prossimo 21 marzo uscirà in tutti i cinema italiani I Croods, il nuovo, avvincente film d'animazione made in DreamWorks. I Croods è un'avventura comica di ambientazione preistorica che segue lo straordinario viaggio della prima famiglia della storia attraverso un mondo selvaggio tutto da scoprire. Viaggiando attraverso paesaggi spettacolari, I Croods scoprono un incredibile nuovo mondo, pieno di creature fantastiche, che cambierà per sempre le loro prospettive.
Nella versione in lingua originale del film, a prestare la voce ai protagonisti abbiamo alcune grandi star di Hollywood, tra cui Nicolas Cage ( Grug), Ryan Reynolds (Guy) ed Emma Stone (Hip).
A Roma per presentare il film, Chris Sanders ha risposto, con molta simpatia e disponibilità, alle nostre domande. Sanders, un vero e proprio veterano dell’animazione, ha lavorato a 360 gradi nel settore (animazione, creazione characters, effetti speciali, sceneggiatura, regia, doppiaggio) e ci ha raccontato la sua personale visione sulla pellicola.

Intervista raccolta da Gabriele Giglio

Di cosa parla il suo film?
Chris Sanders: È la storia di una famiglia di cavernicoli. Ma non è solo questo. Vedere il film solo come un contrasto generazionale fra una figlia teen ed un padre eccessivamente protettivo, per me, è decisamente riduttivo.

E quindi? Cosa è per lei The Croods?
È un film che sprona ad uscire fuori dal buio, dal limitato modo di vedere di chi evita le difficoltà rinchiudendosi in una grotta. È un film che ci spinge ad alzare una mano verso il cielo nel momento del crepuscolo, per carpire gli ultimi raggi di sole quando le ombre invadono ogni cosa, quindi, levando le metafore, a sperare e darsi da fare proprio nel momento di peggior sconforto.

A cosa si è ispirato nel dirigere questo film?
Innanzitutto a Dragon Trainer, sempre della Dreamworks, di cui si colgono riferimenti stilistici nel design di personaggi ed animali. Altri riferimenti evidenti sono i Flintstones (per la comicità slapstick), Ribelle - The Brave (per un evidente tocco di selvaggio sentimentale) e l’Era Glaciale (per la comicità e le animazioni toon).

Lei è stato anche scenografo de Il Re Leone: ci parla della rappresentazioni degli ambienti nel suo film, davvero vasta?
Quello di cui lei parla è stato uno dei miei primi lavori, risale al lontano 1994: mi sono formato con una prospettiva allargata e quello che mi affascina e che ho voluto mettere in questo film sono proprio i campi lunghissimi, sottolineati dall’espressione estatica della protagonista “Questo dovete proprio vederlo!!”

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