Intervista Guardiani della Galassia: Vin Diesel

Il mitico Vin, a ruota libera, ci parla della sua interpretazione di Groot e del suo rapporto con la musica e... il ballo!

intervista Guardiani della Galassia: Vin Diesel
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Che Vin Diesel fosse vulcanico e iperattivo, lo sapevamo. Lo avevamo anche già incontrato di persona, e ogni volta ci ha regalato piccole perle e alcuni dei momenti più divertenti mai vissuti in compagnia di una star del cinema. Ma l'interprete di Riddick e Dom Toretto ne inventa sempre una nuova. E la sua partecipazione a Guardiani della Galassia nei panni dell'irresistibile Groot è frutto della sua stessa testardaggine e faccia tosta, avendo egli stesso contattato la Marvel per collaborare con loro. Quando lo incontriamo, a Londra, entra in stanza con iPod collegato a un paio di piccole casse “da passeggio” che suonano a tutto volume Come and get your love dei Redbone, una delle canzoni della colonna sonora del film. Insieme a lui uno staff numeroso, che provvede a filmare l'intervista. Lui chiede se è un problema e si giustifica:
"Io metto tutto in archivio. Queste interviste sono utilissime per me. Me le riguardo a distanza di anni e capisco molte cose. Ricordi Babylon A.D.? La produzione di quel film è stata pazzesca. Durante gli incontri con la stampa nel 2008, ho rivisto poco tempo fa, ho parlato di tante cose, tipo la direzione che avrebbe preso i franchise di Fast & Furious, Riddick e Hannibal, e riesco a fare il punto del tempo trascorso e delle cose che sono riuscito a fare. Una cosa molto affascinante."

I am Groot

Groot non ha un grande vocabolario ma riesce comunque ad essere molto “espressivo”! Come hai lavorato su questo aspetto?
La prima cosa che ho fatto lavorando su Groot non aveva nulla a che vedere con i dialoghi, per dire. Mi sono calato nei panni di un gigante del genere con le movenze. Volevo prepararmi per l'eventuale motion capture ma soprattutto per vivere e sentirmi come lui. E questo in qualche modo ha influito sulla mia performance. Come ho fatto la voce, invece? Be', ho provato milioni di volte a dire “I am Groot” con intonazioni diverse. Nel copione avevo da un lato il canonico “I am Groot” e dall'altro la 'traduzione' di quello che realmente intendeva, anche se il più delle volte era ovvio. E ho cercato di essere il più espressivo possibile nell'interpretare quest'unica frase. Certamente è stata una sfida, ma è stata una sfida piacevole e insolita essere relativamente “limitato” da questo vocabolario così ristretto.

Ci racconti qualcosa che non sappiamo riguardo il tuo particolare “provino” presso i Marvel Studios?
Alla fine ho preso questo ruolo in particolare grazie a mio figlio di tre anni. Quando Kevin Feige mi ha chiamato e ha detto “Senti, abbiamo questo personaggio, che è il più bizzarro che abbiamo messo in un film finora, che ne dici?” e mi ha fatto vedere un po' di illustrazioni e concept art. Non era l'unica scelta però. Una volta ho portato a casa queste concept art e mi sono messo lì con mio figlio dicendogli “Che personaggio dovrebbe fare papà?” e lui ha risposto “L'abbero!!” (ride) e qui è cominciato tutto. Abbiamo anche visto il film insieme, alla fine, ed è stata un'esperienza indimenticabile. Lui è piccolino, ma il primo film visto coi genitori è sempre un'esperienza, noi tutti ce lo ricordiamo, no? È stata davvero una visione spettacolare. Da allora quando guarda gli alberi in giardino li indica come a dire “Guarda papà, i tuoi fratelli e sorelle!”

Cosa hai pensato della sceneggiatura, una volta letta?
Ho pensato fosse un bel giro sulle montagne russe. E ho pensato fosse una cosa diversa da tutte quelle fatte prima dalla Marvel. E ambiziosa: era come essere pionieri della galassia, era entusiasmante.

I... am... Groot!

Ho sentito che dai la voce a Groot anche in altre lingue oltre all'inglese, è vero?
Sì, ed è la prima volta che faccio una cosa del genere, anche se era una cosa che avevo sempre desiderato fare. È stato difficile ma in modo divertente, una sfida: tante volte ho pensato che sarebbe stato bello doppiarmi, reinterpretarmi in altre lingue per ogni film che facevo. Ora l'ho fatto in spagnolo, francese, portoghese, russo, cinese mandarino...

E in italiano? Ricordo che ti sei dilettato a parlare italo-americano quando se venuto a Roma qualche anno fa...
No, non in italiano, purtroppo. Non ancora, perlomeno! Però... (comincia a gesticolare e parlare a metà tra il tipico italoamericano delle sit-com e Super Mario) perché non me l'hanno fatto doppiare in italiano?!? Hey (fa cenno all'assistente) chiediamo alla Marvel se me lo fanno fare! (ride)

Giusto tre parole: “Io-sono-Groot”
“Io... sono... Groot!!” (ride)

Groot ti somiglia, in qualcosa?
Non sono molte, però... è il personaggio più innocente e buffo che abbia mai interpretato ed è una bellissima cosa, che mi ha molto divertito. È un personaggio che celebra la vita, in molti modi.

Com'è stato lavorare su un set del genere?
(Risponde a bassa voce, ridendo) Sai, non sono mai stato sul set!
Ho fatto tutto in studio, quando il resto del film era già in gran parte finito. Ma in un certo qual modo è stato il film più difficile da interpretare, ma al contempo ho sentito davvero l'appartenenza al gruppo. E non me l'aspettavo.

Di fatto, come sono stati realizzate le animazioni di Groot?
Non hanno usato la motion capture tradizionale. Mi hanno semplicemente filmato e hanno usato i miei movimenti come riferimento, alla vecchia maniera. Anche se mi sarebbe piaciuto anche fare col metodo moderno.

I am... Groot!

Come pensi abbiano fatto i film Marvel ad entrare così prepotentemente nella cultura pop attuale?
È una bella domanda. In realtà questo è il primo film Marvel che ho visto con attenzion...ooops! (ride) Puoi evitare di scriverlo, questo? (ride) Da ragazzo leggevo e collezionavo fumetti ma ammetto che, ad esempio, i Guardiani della Galassia non li conoscevo.

Nel film la musica ha una certa importanza. Tu stesso sei entrato in stanza a suon di musica. Quanto è importante per te? La usi per calarti meglio nei tuoi personaggi?
Certamente! Dipende dal personaggio, però. Riddick è una cosa, Fast & Furious un'altra, ci sono mood diversi. Al momento la mia preferita è questa: (armeggia con l'iPod e fa partire una versione blues di When the Saints Go Marching In su cui improvvisa).
Per me la musica è importantissima. Ed è importantissimo anche il ballo. All'inizio della mia carriera ero anche un ballerino-buttafuori. Principalmente perché così potevo entrare gratis in discoteca! (ride) E le uniche volte in cui mi sono cacciato nei guai era perché... ballavo troppo! I proprietari dei locali si lamentavano, mi dicevano “guarda che devi fare il buttafuori, per prima cosa! Mi blocchi la pista se stai a ballare tutto il tempo!” (ride) Ora mi riempie di gioia vedere mio figlio quando, senza naturalmente sapere nulla di ballo, segue un ritmo e comincia a muoversi. Sentire il ritmo è la cosa più importante, più bella del mondo. È l'espressione della libertà. Dovresti provarci anche tu. Se faccio partire la musica che ne dici? Dai! (ride) Sii Groot anche tu. Si muovono la spalle, si chiudono gli occhi e... (fa partire la musica) Su, dai! Figo, no? Non dimenticare di esercitarti!

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