Intervista Guardiani della Galassia: Chris Pratt

Quattro chiacchiere con il novello Peter Quill, alias Star-Lord!

intervista Guardiani della Galassia: Chris Pratt
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

"Io sono Peter Quill. Ma forse mi conosci per il nome di battaglia: Star-Lord"
"...CHI?!?"
"Oh su, Star-Lord, il leggendario fuorilegge, dai ragazzi..."
Nonostante tutti i suoi sforzi, l'avventuriero spaziale membro di spicco dei Guardiani della Galassia non è granché noto alle autorità, anche se ha comunque una taglia sulla testa. Chris Pratt, invece, è già abbastanza noto al grande pubblico, anche se la sua fama esploderà letteralmente grazie al nuovo film Marvel (e all'ormai prossimo Jurassic World). Attore versatile, lo abbiamo visto in diversi film di genere diverso (Wanted - Scegli il tuo destino, Jennifer's Body, Zero Dark Thirty, Her) anche se in molti lo ricordano per i suoi ruoli nei serial The O.C. e soprattutto Everwood, dove interpretava il ruolo di Bright Abbott.
Lo abbiamo incontrato a Londra, in occasione della première europea di Guardiani della Galassia, e ci ha raccontato come si è preparato al film e come il suo rinnovato successo ha avuto un impatto sulla sua famiglia.

Studio e improvvisazione

Come hai fatto a bilanciare il lato ridanciano e quello profondo del personaggio?
Tutta questione di, diciamo, mettere le cose insieme, prendendosi i propri rischi. Un po' come uno chef che prepara piatti nuovi, sperimentando con attrezzi strani e ingredienti bizzarri, riuscendo poi a creare piatti inaspettatamente buoni. È anche un lavoro di fino, perché poi in post-produzione limi gli elementi che funzionano meglio. Sul set stai lì, ci metti del tuo, dai il massimo, fai tante versioni, e la scrematura arriva dopo. È questione anche di collaborazione con il regista e i tecnici, che sanno valorizzare la tua performance, anche se tu in questi film parti già da una base, dato che preparano elaborati storyboard e anche degli animatic piuttosto dettagliati, come se fossero veri e propri cartoon, che ti danno un'idea precisa di cosa dovrebbe venir fuori, più o meno.

Qual è stata la sfida più grande?
Il carico di lavoro in generale. È stato il più grande da me affrontato fino a quel momento. Il mio lavoro sul film è durato più di un anno, a partire dalla preparazione fisica, e sono stato per almeno sei mesi lontano dalla mia famiglia.

Lavorare in green screen e con personaggi inesistenti sul set ti ha creato molti problemi?
Be', ti danno tanti di quei riferimenti che diventa quasi facile. Non sapevo esattamente quale sarebbe stato look finale di luoghi e personaggi ma per il resto sapevo bene come e a cosa approcciarmi, anche grazie agli animatic, pure se recitavo davanti a uno schermo verde con dei pupazzi o degli attori stand-in.

Prima in conferenza stampa ci hai accennato a come ti sei inventato i passi di danza ricordandoti di quando tu e tuo fratello giocavate ai ballerini da piccolo. Quindi è stata un'idea tua quella del far ballare Peter Quill?
No, davvero, io ho inventato i passi, ma tutta la roba danzereccia nella sceneggiatura non me la sono inventata io, era nel copione. Copione che ho letto solo dopo aver firmato il contratto. Quando ho letto che avrei dovuto ballare in modo bizzarro ho esclamato “Oh, cavolo! E ora come faccio?”. La cosa mi imbarazzava parecchio. Però la coreografia me la sono inventata tutta da solo, pensando a quello che Peter poteva aver visto in tv negli anni '80 e poteva averlo ispirato, come Michael Jackson o Kevin Bacon in Footloose. C'ho pensato un paio di settimane, ma molti passi sono improvvisati.

Star-Lord è un personaggio palesemente Harrisonfordiano. Come hai lavorato su quest'aspetto?
Logicamente, rimanendo sul discorso delle ispirazioni di Peter, non possiamo non andare a parare lì. Chiaramente da piccolo aveva visto chissà quante volte Star Wars, e il suo voler essere un eroe spaziale chiamato Star-Lord deriva anche da lì, il tutto mediato dalla sua immaginazione. Quindi non è stata solo un'ispirazione per me, ma è proprio scritto nel personaggio. Peter si ispira ai suoi eroi infantili, ed Harrison Ford è sicuramente tra i primi grazie ad Han Solo e Indiana Jones, ma poi ci sono anche Kevin Bacon o il Michael J. Fox di Ritorno al Futuro, ad esempio.

Sogni e passioni

Tra questo e Jurassic World in molti ti acclamano come un vero e proprio astro nascente. Come gestisci questa nuova popolarità?
Oh, be', che dire? È come se fossi sulle montagne russe ora come ora, non c'è modo di prepararti. Però è comunque una bella sensazione, anche se diverso da quello che ti aspetti, quando vivi la popolarità sul serio, in questi eventi speciali o nella vita di tutti i giorni. Mi sento fortunato ma anche un po' impaurito perché non sai cosa aspettarti...

È una condizione che implica per te anche uno stile di vita particolare, giusto? Sia nel rapporto con la famiglia che, per dire, nel dover perseguire una certa dieta e una certa forma fisica...
Credo che debba mantenermi così, anche per me stesso e la mia famiglia, no? Ho due bimbi a casa e mi piacerebbe guadagnare abbastanza per ritirarmi a vita privata in campagna con la mia famiglia, sai... E alla fine, anche se è triste da dire, essere in forma ti dà più garanzia di avere ruoli da protagonista, quelli che mi permetterebbero dunque di realizzare questo mio semplice sogno di prendere mia moglie e i miei figli e portarli lontano dalla città e vivere tranquilli da qualche parte.

E questa popolarità e questi ritmi di vita complicano la vita di una famiglia? Anche tua moglie [l'attrice Anna Faris, NdR] del resto è un personaggio dello spettacolo...
La cosa mi preoccupa un po', in verità, anche se per fortuna non ho avuto problemi finora. Mi preoccupa anche quello che il successo può fare alle persone, non voglio cambiare e diventare uno st***** a cui Hollywood ha dato alla testa.

Tu da ragazzino eri un amante dei fumetti. Com'è ora fare parte di questo mondo?
È fighissimo. Ero un appassionato di fumetti, soprattutto mi piacevano i disegni e le illustrazioni, impazzivo per come erano disegnati i personaggi, per le anatomie perfette degli eroi, le proporzioni. Disegnavo anch'io, avevo imparato le regole base, e più che ai dialoghi ero interessato ai, affascinato dai disegni. E mi fa davvero piacere pensare che i ragazzini di oggi disegneranno Peter e i Guardiani della Galassia allo stesso modo in cui io disegnavo i miei eroi da piccolo. Coi social network poi è fantastico perché i piccoli fan ti mandano i loro disegni e tu puoi complimentarti con loro, è davvero figo, significa molto per loro ma anche per me. Non riesco neanche a immaginare quanto sarei stato felice di sapere che, per dire, Todd McFarlane [grande fumettista americano famoso per aver rinnovato Spider-Man negli anni '90, portando al successo il personaggio di Venom, e per aver creato Spawn, NdR] avesse visto un mio disegno e lo avesse anche apprezzato.

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