Intervista E' nata una star? - Conferenza stampa

Il cast di E' nata una star a Milano per presentare il film

intervista E' nata una star? - Conferenza stampa
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Come tappa milanese del suo “tour” di presentazione agli addetti ai lavori, il cast di E’ nata una star?, pellicola tratta dall’omonimo romanzo del famoso scrittore britannico Nick Hornby e interpretata da Luciana Littizzetto, Rocco Papaleo e il giovane Pietro Castellitto - figlio del ben più noto Sergio - per la regia di Lucio Pellegrini, ha scelto il lussuoso Hotel De Ville di Via Hoepli, nell’ambito del quale si è tenuta, lo scorso 19 marzo, una conferenza stampa molto interessante e altrettanto briosa.
Presenti i tre protagonisti insieme al regista, di cui vi forniamo le dichiarazioni più significative.

Come siete arrivati a scegliere il romanzo di Nick Hornby, E’ nata una star?, come fonte di ispirazione per il vostro film?

Lucio Pellegrini: In realtà, il libro di Hornby è solo uno spunto dal quale siamo partiti per raccontare la storia che volevamo. Difatti, se ci fate caso, il film racconta molte più cose rispetto al libro, è molto più ricco di contenuti e avvenimenti. Poi, chiaramente, lo spirito è lo stesso. Quella è una cosa che abbiamo cercato di conservare con la maggior cura possibile.

Luciana Littizzetto: Mi considero un’accanita lettrice, sono una persona che legge davvero molto, qualunque cosa gli capiti tra le mani. E un giorno mi sono trovata a leggere questo romanzo breve di Hornby che ho trovato subito interessante e mi sembrava un ottimo materiale per farci un film. Ho quindi chiesto al produttore, che è anche il mio agente, se fosse disposto ad acquistarne i diritti. Lui mi rispose che, essendo un romanzo di Hornby, probabilmente erano già stati venduti, ma dopo aver controllato, abbiamo scoperto che non lo erano ancora. Acquisiti i diritti, gli sceneggiatori si sono messi subito al lavoro e hanno scritto un film che, secondo me, si basa su un’idea e una struttura potentissime.


Perché Hornby e non un autore italiano?

Luciana Littizzetto: Spesso, nel cinema italiano, il regista è anche sceneggiatore, ma può non riuscire a fare tutto al meglio. Magari sa dirigere ma non sa scrivere. Ho letto diversi autori esordienti che hanno scritto grandi storie, e infatti ho comprato i diritti anche di queste. Sono le storie importanti, di contenuto e di significato, quello di cui abbiamo bisogno. I francesi, ad esempio, sono molto più bravi di noi in questo, perché sanno raccontare grandi storie in piccoli film. Per me, fare un film dovrebbe essere come fare la pipì, devi sentirne lo stimolo, altrimenti è inutile. Un nostro grande difetto è appunto quello di fare film in serie e senza grandi qualità di fondo.

Rocco Papaleo: Non penso sia un fatto da imputare solo agli sceneggiatori e alla loro mancanza di idee, ma più a una certa tendenza dei produttori di sfruttare all’infinito solo cose che hanno un grande richiamo di pubblico finché queste esauriscono le proprie energie e non funzionano più. Però, negli ultimi anni, abbiamo comunque avuto diverse buone commedie, magari anche ingiustamente sottovalutate, come lo stesso Figli delle stelle del nostro Lucio. Avercene di commedie così...


I protagonisti erano già stabiliti o sono stati presi in considerazione anche altri nomi?

Lucio Pellegrini: No, Luciana e Rocco sono stati i soli ed unici ad essere presi come riferimento, anche perché, come detto prima, il film nasce proprio dalla lettura di Luciana.
Conoscevo già il libro di Nick Hornby, di cui mi considero un grande fan, ed essendo un nome di così alto profilo, pensavo anch’io che non saremmo mai riusciti a ottenerne i diritti... Ma fortunatamente è andata bene.
Il lavoro più difficile è stato quello di trasporre nella scrittura lo stesso tono leggero ma al tempo stesso riflessivo tipico di Nick Hornby, ed era altrettanto importante che Luciana e Rocco sembrassero una vera coppia.
Abbiamo puntato molto anche sulla ricerca dell’equilibrio, affinché riuscissimo a costruire una storia né volgare né troppo drammatica.

Luciana Littizzetto: E poi, se avessi avuto al mio fianco Raul Bova, non saremmo stati credibili... E ovviamente anch’io non è che sia la Bellucci... (ride)

Rocco Papaleo: Però, in fondo, non sei niente male... (ride)


Che location avete utilizzato?

Luciana Littizzetto: Tutto il film è ambientato e girato a Torino. In particolare abbiamo preso come punto di riferimento un paesino di nome Collegno, situato nella cintura della città. Lì c’è un quartiere, il Leumann, dove un tempo c’era una filatura. Oggi è rimasto praticamente come ai primi del ‘900, con le casette per i dipendenti, le scuole e i negozi. E’ molto inglese, insomma...


Pietro, com’è stato fare la star in mezzo a due star?

Pietro Castellitto: Luciana, Rocco e Lucio sono tre persone molto curiose e molto libere, mi hanno dato tutti preziosi consigli che ho ascoltato molto volentieri e di cui ho fatto subito tesoro. E’ stata un’esperienza straordinaria, soprattutto perché era la prima su un set “extrafamiliare”, e si è rivelata addirittura migliore del previsto. Meglio anche di quelle con papà... (ride)


Che tipo di clima regnava sul set?

Lucio Pellegrini: Eravamo tutti molto allegri e il clima era particolarmente frizzante, e questo, nel lavoro, ci ha aiutato davvero moltissimo. Siamo riusciti a ottenere il risultato che volevamo con serenità e tranquillità.

Luciana Littizzetto: In effetti Rocco faceva spesso il cretino... Quando abbiamo girato la scena di sesso, mi ha garantito di essersi fatto il bidè e di aver preso il Viagra. Tanto per mettermi a mio agio... (ride)


Luciana e Rocco, anche voi, come i vostri personaggi, siete dei genitori. Cosa vi preoccupa di più per il futuro dei vostri figli?

Luciana Littizzetto: La mia paura più grande è che non trovino mai un senso nelle cose che fanno, la motivazione giusta per andare avanti, che non riescano a “starci dentro”. Voglio che facciano ciò che più gli piace, vivendo la vita nel miglior modo possibile.

Rocco Papaleo: Per quanto mi riguarda, in questi ultimi anni, la fiducia per il futuro del nostro Paese e per il Paese in sé è leggermente aumentata rispetto a qualche periodo fa. Si ricomincia a parlare di contenuti, di concretezza, al di là dei meriti o dei demeriti del governo.
Ciò che più ammiro in mio figlio è la capacità di instaurare rapporti, di vivere relazioni e amicizie molto importanti. E’ una cosa che accomuna anche il nostro Pietro Castellitto, nel quale vedo un barlume di speranza che mi fa credere che i giovani siano meglio di noi. Ripensando a me stesso a 19 anni, o a Luciana che era una cretina (ride), direi che non siamo messi poi tanto male oggi. Il problema riguarderà piuttosto noi “anziani”, dato che ci spetta il compito di fornire ai giovani la giusta fiducia per credere nei propri talenti. La capacità deve fare la differenza.
Anche voi giornalisti dovreste occuparvi di più delle cose che contano e non rincorrere sempre il glam e il gossip. Nel film abbiamo usato l’escamotage del film porno per parlare dei rapporti tra generazioni diverse. E’ importante conoscerci in famiglia, invece che farsi sempre infinocchiare da ciò che passa la tv.

Luciana Littizzetto: Tipo Sanremo? (ride)

Rocco Papaleo: Esatto. Tipo Sanremo... (ride)

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