Criminal - Incontro con Kevin Costner e Ariel Vromen

In occasione dell'arrivo nelle sale cinematografiche di Criminal, di cui è protagonista, Kevin Costner è approdato a Roma per incontrare la stampa, affiancato dal regista Ariel Vromen.

intervista Criminal - Incontro con Kevin Costner e Ariel Vromen
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Vincitore nel 1990 del premio Oscar come miglior regista per Balla coi lupi, suo debutto dietro la macchina da presa, è da quasi trent'anni uno degli attori più affascinanti ed amati dal pubblico femminile, conquistatosi, tra l'altro, attraverso i ruoli ricoperti in successi quali L'uomo dei sogni e Guardia del corpo.
Californiano classe 1955, Kevin Costner torna sul grande schermo nel thriller d'azione a tinte fantascientifiche Criminal, che, diretto dall'Ariel Vromen autore, tra l'altro, di The iceman, lo vede nei panni di un detenuto nel braccio della morte all'interno del cui cervello viene impiantata la memoria di un agente della CIA interpretato da Ryan Reynolds, ucciso e che porta con sé nella tomba alcuni segreti fondamentali per salvare il mondo da un potenziale attacco terroristico.
Regista e protagonista hanno incontrato a Roma la stampa in occasione dell'arrivo del lungometraggio nelle sale cinematografiche italiane, distribuito da Notorious pictures.
Tra l'altro, durante la conferenza il bel Kevin ha anche ricevuto dalla giornalista Laura Delli Colli un Nastro d'argento internazionale.

A proposito di Kevin...

Come ha preso questo personaggio Kevin Costner?
Kevin Costner: Per me è una grande gioia fare film perché la ragione per cui si realizzano è cercare di lasciare una loro traccia nella memoria che duri nel tempo. Generalmente, ciò che cerchi di fare è interpretare personaggi che non verranno mai dimenticati ed è stata anche l'intenzione di questo film.

La scienza dovrebbe avere dei limiti?
Kevin Costner: Io credo che debbano esservi sempre dei limiti, anche sulla quantità di ciò che beviamo (ride). Però, penso che la scienza possa essere la nostra migliore chance perché la perdita della memoria penso non piacerebbe a nessuno. Comunque, è Ariel che mi ha convinto ad accettare questo ruolo.
Ariel Vromen: Il concetto del trasferire i ricordi e di acquisire quelli di un altro è l'aspetto del film che mi ha molto affascinato. Il fatto che i ricordi più forti sono quelli emotivi, perché essi sono una cosa molto complessa. Noi siamo quel che siamo per ciò che ricordiamo. Mi auguro che possano essere trasferiti i ricordi nei nostri nemici.

Ci sono cose che vorreste dimenticare?
Kevin Costner: Le cose che vorrei dimenticare fanno parte del nostro essere, ma i miei errori rientrano in ciò che io sono. È difficile dire queste cose e, soprattutto, non vogliamo far sapere i nostri peggiori aspetti a coloro che ci amano, perché vogliamo che continuino a farlo. Ovviamente, io ho dei rimorsi e cerco di non ripetere i miei errori, ma, magari, Ariel mi ha scelto per questo ruolo perché ha visto in me un qualcosa di criminale.
Ariel Vromen: In realtà, io in Kevin non vedo niente di criminale, anzi, credo che sia più vicino ad un angelo, ma a me piace andare oltre. Più che altro, avevo visto la duplicità del suo personaggio in Un mondo perfetto di Clint Eastwood, quindi, lo trovavo giusto per questo ruolo.

Di chi vorreste i ricordi?
Kevin Costner: Mi piacerebbe sapere cosa pensa a volte mia moglie (ride). Forse, la vostra vita è perfetta, la mia no. Quando si ama qualcuno, credo si corra un grandissimo rischio che non vivono, invece, coloro che non amano. Anche perché sappiamo che un giorno perderemo chi amiamo. In ogni caso, credo sia di gran lunga meglio amare qualcuno, pur sapendo che un giorno proveremo questo sentimento di dolore e di perdita.
Ariel Vromen: Io vorrei avere i ricordi di Federico Fellini.

Quali riferimenti cinematografici avete avuto durante la lavorazione?
Ariel Vromen: Ovviamente, ho dovuto affrontare una sceneggiatura molto complessa. Mi sono rifatto soprattutto ai film degli anni Settanta di Alan J. Pakula e Sidney Lumet, ma per me era importante tornare alla radice, ovvero rimanere attaccati al personaggio. Se ci si concentra sul personaggio e lo si mette a contatto con la storia si può fare questo viaggio.

Come è entrato Kevin Costner nel personaggio?
Kevin Costner: Io sono partito dall'aspetto fisico. All'inizio del film ho barba e capelli lunghi e credevo che quella sarebbe stata la prima scena da girare, invece è stata quella della camera da letto. Mi ha truccato Mario, di cui non pronuncio il cognome perché è difficile (Michisanti, nda), un vero artista italiano che porto con me in ogni film e che ha cominciato a creare cicatrici profonde. Lentamente, quindi, ho cominciato a perdere me stesso.

Visto che il vostro film se ne occupa, quali considerazioni potete fare sul terrorismo?
Ariel Vromen: Sicuramente, viviamo momenti molto duri e difficili, dove ognuno pensa di poter cambiare il mondo, alcuni tramite armi ed esplosivi, altri attraverso il terrorismo informatico. La ragione per la quale gli sceneggiatori del nostro film hanno deciso di trattare il terrorismo informatico è legata al fatto che la posta in gioco è ora molto alta, tanto è vero che ciò che vediamo sullo schermo potrebbe accadere. Non a caso, mentre giravamo gli hacker sono entrati sia nel sistema informatico della Sony che in quello del Pentagono. Quindi, la realtà supera la fantasia e abbiamo capito quanto siamo vulnerabili. A me piacerebbe cambiare la mente di queste persone che ci minacciano inserendo in loro buoni ricordi.
Kevin Costner: Io sono molto arrabbiato per ciò che sta accadendo nel mondo e mi chiedo cosa stia succedendo. Non ho la saggezza necessaria per sapere cosa bisogna fare. Ma non abbiamo fatto progressi? Cosa accade ora?

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