Intervista Buongiorno papà

Raoul Bova e Marco Giallini presentano Buongiorno papà

intervista Buongiorno papà
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Presso l'Hotel Visconti Palace di Roma il regista Edoardo Leo, il protagonista Raoul Bova, parte del cast e i produttori Fulvio e Federica Lucisano hanno presentato Buongiorno papà, godibile commedia sulle responsabilità dell'essere padri (all'improvviso). Il film, in uscita il prossimo 14 marzo, sarà distribuito in 450 copie.

D: Raoul, ti volevo fare i complimenti per questo ruolo che mi sembra tu abbia sentito molto. Volevo chiederti quanto hai messo nel personaggio della tua personale esperienza di papà.
Raoul Bova: Grazie per i complimenti. Mah in realtà poco perché nel film mi ritrovo a scoprire una figlia sedicenne che non sapevo di avere mentre nella vita reale i miei figli li ho visti crescere quindi l'impatto è totalmente diverso. Nel caso del film sei costretto a diventare per forza padre e anche velocemente e la cosa bella secondo me è il percorso parallelo che compiono sia il padre che la figlia. Lui manifesta la sua fragilità e chiede aiuto a lei per fare il padre, e lei fa altrettanto con il padre e per fare questo c'è una bella apertura al dialogo nel loro rapporto. Di solito i genitori tendono invece a essere molto sicuri di sé e molto forti, a imporsi un po' troppo sui figli, senza contare che in passato i genitori erano senz'altro più duri e non era facile trovare uno scambio. Ritengo che come genitori bisogna sforzarsi di essere più veri con i figli e mettersi dietro di loro anziché sempre davanti.


D: Ho notato nel film parecchi riferimenti alla cultura anni ‘60 e '70, volevo sapere di chi era stata l'idea. E poi mi incuriosiva sapere del riferimento al film Black Cat di Lucio Fulci.
Edoardo Leo: Per quanto riguarda Black Cat visto che il film è stato prodotto da Lucisano che aveva i diritti è stato facile inserirlo e quindi l'abbiamo fatto. Il riferimento alla cultura e alla musica anni ‘60 invece è dettato dall'idea che secondo me è un tipo di musica molto adatta per il cinema, grazie alla presenza di fiati e archi, sonorità che a mio avviso si prestano a essere messe sulle immagini. Poi per quanto riguarda invece anche lo stile dell'abbigliamento ci siamo confrontati molto con Marco (Giallini, ndr), alle volte lui era capace di stare anche 40 minuti al telefono a suonarmi canzoni dell'epoca.

D: Di chi è stata l'idea di inserire il brano Dio è morto di Francesco Guccini?
Giallini: È stata proprio un'idea di Dio che ci ha mandato un messaggio chiaro.

Leo: Anche per questo voglio ringraziare la produzione che si è mossa molto per tempo procurandosi i diritti con molto anticipo.

D: Volevo sapere com'è nata l'idea di avere un protagonista che lavora nel cinema, e in particolare nel business del product placement. E invece l'idea di inserire nel film un ‘giaguaro non smacchiabile' ha qualche riferimento politico?
Leo: Oddio sì per quanto riguarda i giaguari mi sono preoccupato ma mi faceva comunque piacere inserirli. Il soggetto io l'ho ereditato già ben costruito e poi me ne sono innamorato e ho cercato di farlo mio. Così ho cercato mi metterci dentro le mie idee. Comunque è stato un grande lavoro di squadra e ringrazio la famiglia Lucisano (e soprattutto Federica che nel frattempo è anche diventata mamma) che mi ha seguito in tutto il percorso. Anche la decisione del cast è stata fatta molto in anticipo così mentre lavoravo al progetto potevo già avere in mente per chi stavo scrivendo quelle parti. Molte cose c'erano quindi già in partenza e io mi sono limitato a inserire alcuni aneddoti (come per esempio quello su Spielberg) e ho fatto anche molte ricerche sul product placement, cercando di essere abbastanza rigoroso nell'approccio.

D: Raoul è stato più faticoso far venire a galla le emozioni o fare quella lunga corsa che è un'unica sequenza se non ricordo male?
Bova: Mah devo dire che non ho avuto mai difficoltà, perché è stato sempre tutto molto naturale ed eravamo tutti dentro i personaggi e dentro la storia. L'unica cosa difficile a dire il vero era mettere il regista sulla sedia perché era sempre in mezzo e ci interrompeva di continuo (Sorride).

Leo: Devo dire che il bello è stato che io avevo fatto prima una prova della scena, ma poi quando è stato il turno di Raoul era quasi impossibile stargli dietro perché lui correva come un matto. Alla fine ho scelto la prima scena girata perché era ottima.

D: Rosabell come è stato lavorare in questo gruppo?
Rosabell Laurenti Sellers: Io avevo già lavorato con i Lucisano in passato più volte e in questo caso mi avevano detto di avere un ruolo per me. Ho fatto il provino ed è andato bene, successivamente ci sono stati numerosi incontri così che quando siamo arrivati al momento di girare anche per quanto riguarda le scene più difficili sapevo come farle. E comunque è stato ‘figo' e divertente lavorare con tutti loro che non smettono mai di scherzare e divertirsi ma che riescono però nello stesso tempo a creare anche un ambiente molto serio e professionale.

Leo: Per il ruolo di Rosabell io in verità mi ero preparato per fare mille provini, poi l'ho vista in fondo al corridoio con i capelli ancora più strani di quelli che ha adesso e in quel momento avevo già capito che era lei quella giusta.

Nicole Grimaudo: ho apprezzato molto il fatto di interpretare una donna vera e concreta per poter dare voce e credito a donne che cercano con le loro forze una loro autonomia. Lorenza sa quello che non vuole e poi si scopre che in realtà il suo Richard Gere si nasconde dietro a Raoul Bova, un tipo di uomo che non rientra assolutamente nei canoni del suo uomo ideale. Credo che sia fondamentale oggi dare spazio a figure femminili così valide e secondo me le due donne incarnano entrambe due figure molto decise. Layla cerca con determinazione suo padre mentre io cerco di dare un senso alla mia vita senza rinunciare ai miei valori.

D: Rosabell il fatto di essere evidentemente più matura della tua età dipende secondo te dal fatto che hai avuto una doppia formazione (americana e italiana)?
Rosabell Laurenti Sellers: Ho avuto la fortuna di lavorare in America in teatro e ogni tanto di partecipare a piccole produzioni americane e sicuramente il teatro è una delle cose che voglio continuare a fare. Comunque sì, credo che il fatto di aver avuto la possibilità di fare queste esperienze mi abbia aiutato nel percorso di crescita.

D: Di chi è stata l'idea dell'abbigliamento?
Giallini: Un'idea di Edoardo. I giornalisti sanno che in altri film di solito propongo le mie idee ma qui era già tutto scritto e deciso che io avrei fatto uno dei Kiss, anche se dopo a dire il vero mi sono un po' vergognato.

Federica Lucisano: Volevo soltanto dire che io ho sempre creduto in questo film e non posso fare a meno di ringraziare Monte dei paschi di Siena che con il tax credit ci ha permesso di finanziarlo.

Leo: Anche io volevo ringraziare tutti per questa operazione in cui due grandi gruppi mi hanno dato fiducia e la libertà di lavorare nel modo in cui volevo e con un validissimo cast. Grazie davvero ai Lucisano per la grande fiducia riposta in questo investimento.

D: Come sono stati i vostri diciassette anni?
Giallini: Ah beh io ero uguale a ora, diciamo che avevo la mia bella ‘ora d'aria'.

Grimaudo: Io mi sono rivista parecchio in Isabelle perché alla sua età, come lei, ero già molto operativa con un senso del dovere molto spiccato.

Leo: Devo dire che io ho avuto un'adolescenza serena, felice, direi normale. Infatti spesso sento le storie di questi registi tormentati e quasi quasi mi "vergogno". In certi frangenti ho anche pensato che forse visto che non avevo niente di tremendo da raccontare non era il caso di fare il regista. Poi è singolare che nei miei due film ho raccontato due famiglie disgregate, forse è perché in realtà mi sento ingiustamente felice.

Bova: Io a quell'età stavo semplicemente cercando di smettere di nuotare e iniziare a vivere la vita reale fuori da una piscina.

D: Qual è stata la reazione di Giallini dopo avergli detto che avrebbe fatto il ruolo del nonno?
Leo: Mi ha detto: "Ma come er nonno?". Poi c'è rimasto male quando calcoli alla mano gli ho dimostrato che era effettivamente possibile che lui fosse nonno.

Leo: Invece per Bova è stato rivoluzionario fare il ruolo dello... stronzo. Io avevo già parlato con Massimiliano e dopo una revisione della sceneggiatura ci siamo detti che Raoul non solo era giusto per quel ruolo ma anche che era il momento ideale per lui per fare un personaggio così. Avevo solo il timore che non accettasse. Poi, poco dopo avergli lasciato la sceneggiatura lui mi ha richiamato e mi ha detto: "Sono libero e se non ero libero mi liberavo". Mi ha colpito questa voglia di mettersi in gioco e questo atteggiamento di grande umiltà.

Giallini: Sì a questo proposito voglio dire che questo è uno dei film in cui ho apprezzato di più Raoul, secondo me è stato davvero bravo.

D: si può dire che oggi esista una vera e propria factory Lucisano?
Massimiliano Bruno: sì è così e in effetti nel gruppo Lucisano c'è stata una svolta negli ultimi due anni che ha dato spazio a sceneggiatori e registi più giovani. È un clima molto accogliente e famigliare e non sembra neanche di essere all'interno di una produzione cinematografica. Poi il clima è diventato ancora più sereno dalla maternità di Federica che ora è molto più di buon umore, e quindi visto che lei è il nostro allenatore anche noi lavoriamo con maggiore serenità. Poi c'è da dire che lei sposa sempre con grande passione e fiducia i nostri progetti e questo senza dubbio ci mette in condizione di lavorare sempre al meglio.

Leo: Sì, concordo, è un bel clima di collaborazione e confronto.

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