Intervista Battleship - Phil Neilson

Phil Neilson, regista della seconda unità di Battleship, ci racconta il film dal suo punto di vista

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Esce oggi nelle sale Battleship, lo spettacolare film di Peter Berg ispirato al classico gioco da tavolo Battaglia Navale. Dopo l'intervista al regista Peter Berg che vi abbiamo proposto qualche tempo fa, e prima della recensione, vi proponiamo la nostra intervista esclusiva a Phil Neilson, regista della seconda unità del film, che ci ha raccontato la sua visione del film e il suo lavoro sullo stesso.

Salve Mr. Nielson, è un piacere per noi di Movieye intervistarla. Ecco la prima domanda...
Quando Peter Berg è venuto a Roma per mostrarci in anteprima alcune scene del film, ci ha spiegato la sua visione sul progetto di Battleship. Secondo lei, cosa possiamo aspettarci da questo film?

Non ho visto il film completo ancora, perché impegnato su un altro lavoro. Quindi so cosa bene cosa abbiamo girato, ma non com'è venuto il prodotto finale...ma so già che è un film divertente, avventuroso, con tanta azione, oltre ad essere naturalmente basato sul popolare gioco da tavolo. E poi c'è molta suspence, perché si tratta di combattere un nemico completamente sconosciuto, che non si sa come affrontare.

Lei ha un curriculum di tutto rispetto come regista. Com'è stata l'esperienza con Battleship rispetto ai suoi lavori precedenti?
È un film realizzato su larga scala, portato avanti in collaborazione con la Marina, con tanti enormi mezzi corazzati, e coordinare le riprese, anche con le forze militari, non è stato facile; e forse questo particolare ha fatto la differenza, rispetto ai miei film passati.

Inoltre la pellicola è ricchissima di effetti speciali: l'abbondanza di VFX ha cambiato/alterato il suo modo di lavorare? È stata forse questa la sfida maggiore?
Sì, c'è un sacco di Computer Graphic nel film, ma in realtà molta gente non immagina che gran parte dell'azione è realizzata anche dal vivo! Gli stuntman hanno avuto un sacco di lavoro da integrare con gli effetti visivi. Certe esplosioni sono vere, e molti attori certe riprese se le sono letteralmente sudate!
Dopotutto, ogni film ha le sue difficoltà e complicazioni, ma alla fine trovi un modo per andare avanti. In questo caso avevamo a disposizione 'giocattoli' più grossi da utilizzare. Forse la parte più difficile in realtà è stato proprio coordinare tutti, perché le riprese non coinvolgevano solo gli studios ma anche i militari, quindi dovevamo adattarci anche alle loro esigenze di programmazione: erano disponibili a loro discrezione, per ovvi motivi, e come regista devi riuscire a far fruttare il tempo che ti mettono a disposizione.

Può raccontarci qualche aneddoto buffo che è capitato durante le riprese?
Non avevo molto tempo per cercare la risata sul set, purtroppo, c'era davvero tanto da fare. Soprattutto noi della seconda unità eravamo occupatissimi: ma sicuramente Peter Berg potrebbe raccontarti qualche aneddoto divertente! Al momento però personalmente non ricordo situazioni particolarmente buffe. Di certo, comunque, mi è piaciuto molto lavorare su questo film.

Lei è anche un attore e uno stuntman. Per caso, si è riservato un cameo per apparire nel film?
[Ride] Non direi di essere proprio un 'attore'. Più che altro, un sacco di altri registi decidono di piazzarmi davanti alla cinepresa senza un motivo plausibile...ma non mi definirei un attore!
Nel film non appaio, purtroppo: ero troppo impegnato a dirigere!

Sappiamo che sta lavorando ad un altro film Universal atteso per quest'anno: 47 Ronin, con Keanu Reeves. Com'è passare dalla fantascienza di Battleship all'historic-fantasy della leggenda dei 47 Ronin?
È questo quello che adoro del mio lavoro: la settimana prima siamo nello spazio, e quella dopo nel Giappone feudale. E magari qualche giorno dopo ancora ti ritrovi nel selvaggio west. A volte non sembra neanche un lavoro, in questo modo. Non vorrei mai soffermarmi su un genere solo, nel corso della mia carriera: amo il fatto che si possa passare da un'esperienza a un'altra così facilmente.

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