Intervista Backstreet Boys: Show 'Em What You're Made Of

Stephen Kijak, regista del docu-film musicale sugli amatissimi BSB, ci racconta la sua esperienza e le sue aspirazioni rispetto alla pellicola, ma anche la sua (ri)scoperta della mitica boy band...

intervista Backstreet Boys: Show 'Em What You're Made Of
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

"Cosa fai in una boy band quando sei ormai diventato un adulto?" Backstreet Boys: Show ‘Em What You're Made Of, tra le varie cose, risponde a questa domanda. Si tratta di un sincero ritratto cinematografico di una delle maggiori boy band della storia, i Backstreet Boys, e ci accompagna tra gli alti e i bassi della loro vita, dall'adolescenza all'età adulta, fino ad arrivare a quando, nel 2012, sono andati a Londra a comporre un nuovo album, realizzare un film e pianificare la tournée del loro ventennale.
Questo film parla di una band, ovviamente, ma racconta anche una storia più universale. Parla di cinque amici, di sacrificio e rinascita, di come affrontare il passato e trovare una strada per esprimere in modo nuovo la propria libertà.
Diretto da Stephen Kijak (Stones in Exile, Scott Walker: 30 Century Man), questo viaggio sorprendente è stato girato nell'arco di due anni e affronta gli aspetti estremi del successo, la fama, il tradimento... e la rinascita. Nel film si assiste inoltre ad una straordinaria performance acustica della band, registrata in diretta al Dominion Theatre di Londra il 26 febbraio. Dal vivo e di fronte a duemila fan entusiasti, la band ha eseguito alcuni dei loro brani più amati, come I Want It That Way, As Long As You Love Me, Shape Of My Heart, ma anche "nuovi classici" come In A World Like This.
Ecco cosa ci racconta Kijak della sua esperienza su questo film e con i ragazzi della band.

EVERYBODY

Qual è il pubblico di questo film?
Per citare una canzone di una famosa boy band... "Tutti" (Naturalmente si riferisce alla celebre "Everybody" - Backstreets Back, ndr)

Come è rimasto coinvolto nel progetto?
È tutto merito della mia amica, la produttrice Mia Bays.

Senza avere molto tempo a disposizione, come si è conquistato la fiducia della band?
Mia ha aperto la porta e io sono entrato, semplicemente. E mi sono fatto carico delle loro idee, preoccupazioni e sentimenti, ho preso tutto sul serio e li ho resi dei collaboratori in questo processo.

È rimasto sorpreso da qualcosa che ha scoperto?
Quante lezioni di ballo ha preso AJ prima ancora di compiere 8 anni!

Come si è assicurato che questo non sarebbe stato un semplice progetto-vetrina per la band, ma qualcosa di più complesso?
Io non ero un fan, quindi non ero avevo intenzione di mettere in scena un mito. Per me, erano dei ragazzi normali e volevo raccontare la loro storia nel modo più semplice possibile.

Qual è stato il momento più memorabile di questo viaggio?
Il viaggio in Kentucky.

La storia ha avuto un impatto personale su di lei e, se sì, in che modo?
Ho iniziato a svegliarmi tutte le mattine con le canzoni dei Backstreet Boys nella mia testa.

Qual è stata la parte migliore di tutto il processo?
Direi la prima anteprima mondiale... comprese le urla dei fan!

E quale invece il momento più difficile e perché?
Il montaggio si è rivelato veramente complicato. Lavorare con questi ragazzi è stato magnifico, ma nelle ultime settimane di montaggio abbiamo dovuto fare delle scelte difficili, perché bisognava trovare un equilibrio tra la storia della band e quelle individuali. Abbiamo dovuto tagliare delle cose e quella più dolorosa per me è il fatto di non essere riuscito a trovare spazio per la storia di Kevin sul video di Just Want You to Know, un esempio di cinema intelligente e postmoderno, assolutamente esilarante.

Cosa la ispira?
La buona musica. Le persone intelligenti. I grandi film. I miei amici e la famiglia.

Perché ha scelto di diventare un regista per narrare delle storie e non ha fatto un altro percorso?
Per puro caso. In realtà avrei dovuto anch'io far parte di una band.

Ora è diventato fan dei BSB?
Assolutamente sì! E mantengo vivo l'orgoglio dei Backstreet Boys!

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