Intervista Asterix e il Regno degli Dei

Scopriamo cosa ci raccontano i produttori e il realizzatore della colonna sonora del nuovo film dedicati ai mitici Galli di Gosc

intervista Asterix e il Regno degli Dei
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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Nel 50 Avanti Cristo, tutta la Gallia è occupata dai Romani... o forse non proprio tutta! C'è un piccolo ma agguerrito villaggio dell’Armorica abitato da irriducibili Galli che resiste ancora e sempre all’invasore straniero, grazie anche alla magica pozione del druido Panoramix, che accresce a dismisura la forza dei suoi concittadini. Tra questi, ovviamente, il piccolo ma scaltro Asterix e il corpulento, buffissimo Obelix, eroi locali.
Esasperato dalla situazione, Giulio Cesare decide di cambiare tattica: poiché il suo esercito non è mai riuscito a imporsi con la forza, conquisterà quei barbari dei Galli portando la civiltà romana fino alle porte del villaggio. Bisognerà, quindi, costruire tutto intorno a questo una zona residenziale per nobili romani: “Il Regno degli dei”. Riusciranno i nostri amici Galli a resistere alla tentazione del lusso e degli agi della vita romana? Il villaggio è destinato a trasformarsi in una dimessa attrazione turistica? Asterix e Obelix faranno tutto il possibile per ostacolare i piani di Cesare nel nono film dedicato ai popolarissimi personaggi ideati da René Goscinny e Albert Uderzo nel 1959, Asterix e il Regno degli dei,da domani in 300 cinema della penisola. Vi presentiamo oggi le interviste a Louis Clichy (produttore della pellicola), Alexandre Astier (produttore e doppiatore di Plusquamursus) e Philippe Rombi, autore della colonna sonora.

Louis Clichy (produttore)

Che cosa ti ha portato al coinvolgimento nel film?
L’avventura ha avuto inizio quando il canale M6 ha pubblicato un annuncio in cui cercava co-produttori, da affiancare ad Alexandre Astier, con esperienza nei lungometraggi. Sebbene fino ad allora non avessi mai realizzato un lungometraggio, avevo comunque collaborato a film di animazione della Pixar negli Stati Uniti. Del resto, dovevo entrare in sintonia con Alexandre: e così è stato.

Quale aspetto del progetto ti interessava?
Ritenevo che con Asterix - un vero cavallo di battaglia - si potesse ancora realizzare qualcosa di innovativo: volevo tornare alle origini del fumetto, per non dire dei film d’ animazione, come Le dodici fatiche di Asterix. Il lavoro inizialmente svolto insieme sui testi ha permesso a me ed Alexandre di capire come far leva sui difetti dei personaggi. In termini visivi, ci siamo immediatamente immersi nel design di Albert Uderzo che, grazie al rispetto dei volumi cartacei, funziona molto bene in 3D; abbiamo infatti avuto modo di capire che - in rilievo - i suoi personaggi avevano un senso. Non ci siamo spinti oltre: come Spielberg, che ha reintrepretato lo stile puro di Tintin. Nonostante il tocco di realismo dato alla grafica, abbiamo conservato i personaggi classici intatti.

Il film è ricco di momenti emozionanti. Come avete lavorato su quest'aspetto?
Si è trattato di una parte integrante del lavoro, secondo me. Ho cercato di evitare lo scoglio del sentimentalismo all’americana: qualcosa di avvincente doveva rimanere implicito, anche nella relazione tra Obelix e il bambino; quindi, abbiamo fatto diventare Obelix una specie di Ercole agli occhi del bimbo. Abbiamo inoltre voluto rendere Asterix un po’ disfattista: giocare con questo personaggio emblematico è stata un’operazione interessante e, al tempo stesso, complessa. I Galli rappresentano senz’altro il gruppo più accattivante del film, si lasciano letteralmente travolgere dalla piccola mondializzazione in atto davanti a loro. Dopo aver lasciato libero adito a cupidigia e debolezza d’animo, abbiamo voluto per loro una vera redenzione finale che ne accentuasse il carattere genuino e toccante.

Alexandre Astier (produttore e doppiatore di Plusquamursus)

Com’è stato adattare l’universo di Asterix ad un film d’ animazione?
Quando M6 Studio mi ha proposto di curare la sceneggiatura di un grande film d’animazione in 3D, a partire da un albo di Asterix, sono stato da subito estremamente interessato. Infatti, per me, esistono due categorie di albi: le “cronache” che rappresentano la visione degli anni ‘60 di René Goscinny attraverso la visita di un paese straniero, in cui la trama cede un po’ il passo alle gag e allo sguardo parodistico dell’autore; e quelli che si avvicinano maggiormente al mondo del cinema - e che, personalmente, preferisco -, in cui ci si imbatte in uno spiccato antagonismo che fa ricorso a un piano potenzialmente in grado di vincere i Galli nonostante la pozione magica. Ne Il Regno degli dei, siamo di fronte a un vero cattivo - Cesare - la cui strategia è davvero macchiavellica: gli manca molto poco per annichilire il villaggio di Asterix facendo leva sulla cupidigia e approfittando del tipico temperamento attaccabrighe dei Galli. Sono quindi riuscito a convincere lo studio a lavorare su questo albo che, secondo me, si prestava benissimo al cinema.

Che cosa ti ha toccato e ti ha divertito di questo universo?
È un fumetto che ha segnato la mia infanzia: gli albi si trovavano a casa di mia nonna, e io li leggevo e rileggevo quando passavo le vacanze da lei. Mi ha fatto piacere reimmergermi in un ambiente familiare. Asterix, infatti, è direttamente collegato alla mia prima infanzia. All’epoca, Il Regno degli dei mi aveva particolarmente colpito perché i Galli correvano un rischio serio e Cesare puntava alle loro debolezze: mancanza di coesione e cupidigia. Mi ricordo ancora l’angoscia provata da bambino vedendo questi uomini invincibili e inseparabili minacciati dalla tentazione del lucro e dallo stile di vita “borghese” delle matrone romane.

Come descrivi il tuo personaggio, Plusquamursus?
Sono l’incarnazione del centurione a capo del campo Babaorum, in perenne conflitto con il villaggio dei galli. Plusquamursus è responsabile della sicurezza del cantiere: senza ombra di dubbio, il peggior incarico per chiunque - tutti infatti cercano di far fallire l’impresa! Da un lato, questo centurione ha a che fare con un giovane architetto fortemente determinato a portare a termine il cantiere, e che alla fine perde il senno. Dall’altro, deve tenere a bada i Galli che vogliono distruggere il suo progetto, gli schiavi che si rifiutano di lavorare, e persino i soldati che pensano di essere trattati peggio degli schiavi! Risultato: si ritrova nel bel mezzo di una babele sindacale...

Philippe Rombi (autore della colonna sonora)

Sei un fan di Asterix da sempre?
Da bambino, rubavo i fumetti di Asterix a mio fratello, che era più grande di me: i personaggi mi intrigavano, anche se non comprendevo ancora granché delle storie. Quando ho avuto modo di apprezzarle di più, ho letteralmente divorato tutti gli albi di Asterix! Anche per questo ho accettato di partecipare al progetto. Al mio primo incontro con Louis gli ho confidato che l'albo Le dodici fatiche di Asterix aveva segnato un momento importante della mia infanzia. Per tutta risposta, lui ha aperto il cassetto della scrivania in cui conservava un unico albo della saga... proprio Le dodici fatiche di Asterix! L’avventura stava iniziando sotto dei buoni auspici.

In che modo ti sei accostato alle musiche di Asterix e il Regno degli Dei?
Si è trattato di un passaggio delicato perché non avevo la minima idea di quello che avrebbero potuto chiedermi. Sapevo che i due produttori erano in cerca di una partitura originale - e che erano anche molto esigenti. Infatti, hanno entrambi una predilezione per le colonne sonore: non solo Louis Clichy è un vero e proprio appassionato del brand B&O e suona il piano; in campo musicale, Alexandre Astier ha una formazione classica. Ero di fronte a due interlocutori competenti in materia! In definitiva, non mi sono accostato a questo progetto con dei preconcetti: volevo sapere con chi avevo a che fare e conoscere il “colore” di questo Asterix. È stato a quel punto che io, Louis e Alexandre abbiamo scoperto di condividere la stessa visione sulle intenzioni e sui tranelli da evitare. Tutti e tre sognavamo musica e ci ritrovavamo su eredità, stili e compositori. Ho potuto apprezzare le prime illustrazioni di Louis, adoravo il tono di Alexandre: l’avventura avrebbe presto avuto inizio!

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