Intervista Apollo 13 - Umberto Guidoni

Movieye intervista l'astronauta Umberto Guidoni, primo astronauta italiano, che ha raccontato al pubblico le proprie esperienze nello spazio, prendendo spunto anche dalla visione del moderno classico Apollo 13.

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Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Martedì 27 marzo, presso la Casa del Cinema di Roma, ha avuto luogo un evento speciale, nell'ambito della retrospettiva dedicata ai Cento anni della Universal, grazie alla quale stanno tornando alla ribalta, in versione rimasterizzata in HD, i grandi classici della storica major. L'evento, questa volta, era dedicato ad uno dei più prestigiosi titoli della storia recente di Universal, Apollo 13, e ha visto la partecipazione di Umberto Guidoni, il primo astronauta italiano, che ha raccontato al pubblico le proprie esperienze nello spazio, prendendo spunto anche dalla visione del moderno classico (candidato a nove premi Oscar e vincitore di due) diretto da Ron Howard nel 1995 con protagonisti Tom Hanks, Kevin Bacon e Bill Paxton e ora nuovamente disponibile in una straordinaria edizione Blu-Ray ricca di contenuti speciali. Noi di Movieye non potevamo mancare all'opportunità di intervistare un'eccellenza italiana come Guidoni, una di quelle personalità che rendono fiera l'Italia nel mondo.

Signor Guidoni, innanzitutto grazie per l'intervista. Per cominciare volevamo chiederle...la missione Apollo 13 è una di quelle più note a tutti, proprio perché ha avuto un valore non solo scientifico ma anche umano, visto che gli astronauti coinvolti hanno seriamente rischiato la vita. Trova che il film di Ron Howard sia stato abbastanza accurato nel descrivere sia l'ambito tecnico che quello umano della vicenda?
Direi proprio di sì, soprattutto rispetto ad altri film di questo genere che magari non sono così accurati: in genere ci sono approssimazioni necessarie, come quella che riguarda l’assenza di peso. Qui invece si usano i veicoli di addestramento degli astronauti, che simulano l’assenza di gravità rimanendo comunque sulla Terra. Il film inoltre offre immagini molto realistiche della vita nello spazio, uno spaccato abbastanza veritiero del mondo degli astronauti, della vita di questa ristretta comunità che ha convenzioni e regole non scritte. Rappresenta in modo realistico anche il rapporto dell’astronauta con la propria famiglia ed il modo di affrontare i rapporti con i colleghi in missione, costretti comunque in uno spazio abbastanza angusto come quello del vettore aerospaziale.

Personalmente ho sempre visto voi astronauti come dei 'veri' supereroi, in quanto siete atleticamente preparati ma anche esperti scienziati ed ingegneri e, inoltre, avete coraggio da vendere. Ha mai avuto paura, partendo per una missione? Come si mantiene il sangue freddo in situazioni delicate come quelle che affrontate nello spazio (e non parlo solo di momenti estremamente drammatici come quelli vissuti dall'equipaggio dell'Apollo 13, ma anche delle operazioni di routine, sempre e comunque delicate)?
La paura è quel sentimento innato che proviamo nel dover affrontare una situazione rischiosa, il primo istinto di fronte al pericolo. Il lungo addestramento prima delle missioni serve proprio a prepararci ad affrontare situazioni pericolose, a conoscerle per poi riconoscerle quando si presentano realmente in modo da fronteggiarle senza farsi prendere dall’ansia: in teoria, il fatto di non essere davanti ad un fenomeno ignoto, ma di fronte a qualcosa che comunque abbiamo previsto, dovrebbe in qualche modo arginare la paura. Ovviamente la realtà supera qualsiasi immaginazione, ma nelle prove si simulano tutte le probabili situazioni di pericolo, che ovviamente (per fortuna!) non si ripropongono poi in tutte le missioni. Io ho avuto momenti di tensione ma mai momenti di vera paura. Sicuramente quando ci sono incidenti come quelli dell’Apollo 13 o dello Shuttle Challenger (quest’ultimo con un esito purtroppo tragico) sicuramente gli astronauti hanno dovuto controllare le emozioni ed in questo l’addestramento aiuta.

Abbiamo parlato di supereroi, che al momento vanno molto di moda al cinema. Sempre restando in tema di trend cinematografici, i viaggi interspaziali e la fantascienza in generale non perdono mai il loro fascino, in film più o meno realistici. Cosa le piace di più nei film con queste tematiche e di cosa, invece, farebbe a meno?
Premesso che sono un fan della fantascienza sin da ragazzo, il bello di questo genere è che ti mette di fronte a situazioni nuove e quindi ti costringe a pensare “what if?”, “cosa accadrebbe se”, affrontando problemi che magari non abbiamo mai neanche immaginato; in questo modo possiamo capire alcune sfumature che non cogliamo nella vita di tutti i giorni, la fantascienza ti dà la possibilità di spaziare a 360 gradi. La cosa negativa è che, essendo spesso considerato un genere di serie b, a volte vengono realizzati prodotti, film o libri, non di qualità, che sconfinano nell’horror o esagerano con gli effetti speciali fini a loro stessi, senza sostanza, che non aggiungono nulla alla storia. Un buon prodotto di fantascienza deve avere entrambi questi aspetti: spettacolarità e la capacità di portarti in situazioni inaspettate. I miei autori preferiti sono Asimov, che affronta anche problemi concreti nelle sue opere, e Clarke, che è poi l’autore di 2001: Odissea nello Spazio, il romanzo da cui è tratto il celebre film. È abbastanza comune che gli scienziati si cimentino con la fantascienza, magari nell’affrontare il tema delle frontiere della ricerca o come essa ci influenza nella vita di tutti i giorni. La cosa importante è che non ci siano solo macchine ma anche uomini. Molta ricerca, quasi al confine con la fantascienza, punta anche a capire se sia possibile il soggiorno su altri pianeti, magari utili in futuro.

E riguardo alla possibile esistenza di altre forme di vita, nello spazio remoto? Siamo soli o no, nell'universo? C'è qualche film che ha stimolato le sue ipotesi?
Questa è una domanda difficile, non ci sono risposte certe. Se per vita intendiamo forme non terrestri di vita forse sì, magari anche su Marte.

Il nostro è un pubblico giovane, e la sua opera di divulgatore scientifico è nota. Cosa vuole dire ai giovani per avvicinarli allo studio e alla ricerca? E a coloro che sono già attirati dalla materia e vogliono diventare scienziati o, perché no, astronauti, che consigli vuole dare?
Secondo me, la cosa principale da fare per diffondere la cultura scientifica è lavorare su un buon sistema di divulgazione, nel quale in Italia siamo un po’ carenti. E poi bisogna investire risorse in scuole ed università. Il problema è che spesso non ci sono sbocchi per assorbire gente con grandi capacità e ottimi livelli di formazione. Lo spazio può aiutare molto nell’ambito della divulgazione perché rispetto ad altre discipline, più difficili da spiegare ai non esperti, si avvale di foto, immagini che sono più dirette ed anche emozionanti. Io vado spesso nelle scuole e ricevo sempre accoglienze calorose, anche chi non si interessa attivamente di scienza di fronte alle immagini delle nostre attività rimane affascinato. Penso quindi che sia un potente mezzo per interessare, motivare i giovani, dare l’idea che l’impegno è importante ma dietro c’è anche un bel sogno. Per quanto riguarda la carriera di astronauta, quando ho iniziato io era ancora una strada da battere, non c’era un percorso definito; oggi, anche se i numeri sono piccolissimi, esiste un gruppo di astronauti europei gestito dall’Esa (European Space Agency) e ci sono concorsi con cadenza di 3-4 anni, prima erano a livello nazionale ora invece a livello europeo. I requisiti di partenza fondamentali sono due: o una laurea in materie scientifiche o in alternativa la qualifica di pilota collaudatore, pilota militare con una notevole esperienza di volo e capacità di gestire macchine volanti complesse. Queste due strade sono parallele e alla fine si intersecano perché le persone che vengono da questi diversi mondi dovranno poi integrarsi nell’equipaggio.

Ringraziamo Universal e il Sig. Umberto Guidoni per disponibilità e la collaborazione.

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