Ghost in the Shell: abbiamo visto i primi minuti del film con Scarlett Johansson

Abbiamo visto in anteprima un footage sull'attesissima trasposizione americana di Ghost In The Shell. Ecco le nostre opinioni.

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Sono stati in tanti a storcere il naso alla notizia che uno dei capisaldi della cultura cyberpunk giapponese (ma anche mondiale), ovvero Ghost In The Shell, sarebbe stato trasposto sul grande schermo da una produzione e un cineasta americano. È Rupert Sanders, infatti, a sedere dietro la macchina da presa del film in arrivo il prossimo 30 marzo nelle sale italiane. Ancor più fastidio ha suscitato la notizia che sarebbe stata Scarlett Johansson (la Vedova Nera dei cinecomic Marvel) la protagonista del film, non tanto - come è facile pensare - perché la splendida attrice ha sembianze palesemente occidentali, ma perché la sua fisicità è davvero molto distante e incoerente rispetto a quella del Maggiore di Masamune Shirow, capace di impressionanti prove di forza fisica e dotata di una corporatura davvero troppo lontana da quella della minuta Johansson. Noi di Everyeye.it abbiamo avuto modo di testare l'efficacia dell'attrice di Match Point, alle prese - dopo Lucy di Luc Besson - con l'ennesimo ruolo action della propria carriera, in uno dei film più attesi e "delicati" dell'anno: Ghost In The Shell .


Sulle orme di Shirow

Bando alle polemiche, almeno per ora. Ciò che più conta è che Ghost In The Shell, almeno dal punto di vista meramente visivo, si palesa come un'autentica bomba. Il footage di oltre 15 minuti a cui abbiamo avuto l'opportunità di assistere in anteprima assoluta ha mostrato una pellicola dall'accuratezza estetica, contraddistinta da una regia raffinata. Con il fondamentale e palese ausilio della computer grafica, infatti, le location immaginate alla fine degli anni '80 da Shirow sono state ricalcate alla perfezione tra spettacolari ologrammi, luci al neon e fedeli ricostruzioni di città del futuro che, purtroppo, per ora abbiamo potuto ammirare soprattutto dai tetti dove la protagonista si muove. Oltre agli ambienti, già dal primo assaggio di uno dei film più discussi dell'anno, è possibile percepire che il live-action Ghost In The Shell ha la volontà di omaggiare tanto i manga originali quanto il lungometraggio animato di Mamoru Oshii con una serie di scene impeccabili - anche dal punto di vista della regia - che strizzano l'occhio ai cultori del franchise e che tentano disperatamente - attraverso più citazioni ad hoc - di chiedere perdono per l'enorme errore di (ri)scrittura che questa trasposizione ha fatto.

Mira e il Ghost

Come si poteva già percepire dai vari trailer finora diramati di Ghost In The Shell, nel live-action di Sanders la storia del Maggiore - che nel film si chiamerà Mira Killian e non Motoko Kusanagi - ha un incipit diverso che purtroppo è destinato a modificare (per non dire rovinare) il tema portante dell'opera di Shirow. Nella pellicola, infatti, la protagonista è stata vittima di un incidente e l'unica parte di lei che si è salvata è il suo cervello intorno al quale la Sezione 9 ha costruito un corpo cibernetico su suo volere e per scopi specifici (o almeno questo è quello traspare dalle scene mostrate), mentre nel manga e nell'anime Motoko sceglie di diventare un cyborg. Questo cambiamento del plot, seppur apparentemente minimo, in realtà modifica nella sostanza tutto in quanto il lavoro di Masamune Shirow che si basa sulla scelta di rinunciare alla propria umanità in virtù della "perfezione" per poi, col tempo, ritrovarsi a cercare di capire cosa resta della propria coscienza (il ghost) in quel corpo meccanico (lo shell). Il rischio è, quindi, che il live-action con protagonista Scarlett Johansson possa risultare orfano di quella filosofia cyberpunk che ha reso grande l'opera originare e limitarsi ad essere un buon action futuristico. Ma, d'altronde, questa è Hollywood!

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