Anteprima Shades of Truth

Presentato in Vaticano, presso l'Istituto di Maria Bambina, il film di Liana Marabini sulla figura di Pio XII

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Il ruolo del Pontefice Pio XII (al secolo Eugenio Pacelli - sovrano dello Stato della Città del Vaticano dal 2 marzo 1939 al 9 ottobre 1958 e dunque per dodici, complessi, anni) all'interno dei libri di storia è da sempre assai controverso. Ottenuto il riconoscimento di Servo di Dio e ancora in attesa della definitiva beatificazione (la causa di canonizzazione è affidata alla Compagnia di Gesù), la figura del 260º papa della Chiesa cattolica è infatti avvolta da una scura aura di dubbio relativa a quello che fu il suo agire durante il periodo più buio della nostra storia contemporanea, osteggiato dalle atrocità dell'Olocausto e dalle persecuzioni e deportazioni di massa degli ebrei. A detta di molti, Pio XII si sarebbe infatti al tempo macchiato della gravissima onta di collaborazionismo, o quanto meno di aver fatto il "Ponzio Pilato" della situazione, non mettendo la sua autorevole voce al servizio di una causa solenne, quella della difesa di un intero popolo falcidiato dal gene malato dell'antisemitismo e perseguitato dalla follia nazista. Un'etichetta assai gravosa quella associata quindi al nome di questo Papa che stando e queste ipotesi non fu minimamente all'altezza del suo ruolo di pacificatore, pastore di anime, chiamato al suo compito con ineludibile urgenza di fronte a barbarie umane come quelle legate agli anni del suo pontificato durante la seconda guerra mondiale.

Questione di sfumature

A fronte delle severissime critiche e accuse, però, c'è anche un altro filone di pensiero, ovvero quello di quanti realmente credono che Eugenio Pacelli si adoperò invece nell'ombra e nel silenzio e con massima determinazione per salvare con i mezzi a propria disposizione tantissimi ebrei altrimenti destinati a morte - quasi - certa. Proprio su questo filo di intento riabilitativo e di riscatto della figura di Pacelli si muove il film Shades of Truth della regista Liliana Marabini. Film che purtroppo si preannuncia sin dal titolo (sfumature di verità che proprio in questo momento cinematografico rimandano ad altri lidi e a un'altra chiacchieratissima opera) una totale cantonata. Totalmente fuori fuoco sia dal punto di vista tecnico che contenutistico, Shades of Truth imbocca subito una totale deriva rispetto a quelle che erano le premesse e aspettative di giornalismo di inchiesta iniziali. Girato in maniera del tutto amatoriale (con immagini e suono assolutamente non all'altezza di un'opera per il grande schermo), strutturato e fotografato come una telenovela e finendo per mettere perfino alla berlina quella che era la risorsa di un buon cast (David Wall, Gedeon Burkhard, Jennifer Mischiati, Roberto Zibetti, Maria Pia Ruspoli, Victoria Zinny, Marie-Christine Barrault, Remo Girone, Giancarlo Giannini e Christopher Lambert), Shades of Truth si risolve infine come la banale quanto improbabile ‘conversione' del giornalista italo-americano David Milano da accusatore a sostenitore di Pio XII, spinto a interrogarsi sull'argomento non tanto dalla sete di verità quanto da una ben più banale pena d'amore. Costruito su uno scheletro narrativo a dir poco elementare, in perenne bilico tra velleità documentaristiche e romanzo d'appendice audiovisivo, in Shades of Truth non c'è nulla dunque che possa destare la minima attenzione, né tantomeno veicolare lo spettatore verso l'altro volto di una verità che a oggi rimane ancora tutta da dimostrare. Sottoscrivendo le parole severe e critiche dell'Osservatore Romano sull'opera è proprio il caso di ribadire: "...quando i mezzi produttivi e artistici non sono all'altezza di un compito di tale spessore, allora è meglio rinunciare". Sacrosante parole.

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