Lucca 2015

Anteprima Sempre meglio che lavorare

Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi, in arte The Pills, ci raccontano, in maniera molto goliardica, il loro primo progetto cinematografico, dal significativo titolo Sempre meglio che lavorare...

anteprima Sempre meglio che lavorare
Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

C'è chi li adora già, chi ancora li deve conoscere... ma non tarderà a farlo. Sono i The Pills, un trio di giovani romani che, nei loro sketch su Youtube, raccontano a modo loro la lunga post-adolescenza della generazione dei tardo ventenni e dei trentenni sconsolati e immobilizzati in un mondo senza prospettive. Un po' come il fenomeno ZeroCalcare, ma con molto più senso dell'assurdo. Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi, dunque, dopo il web e la tv, arrivano anche al cinema con un film tutto loro, dapprima conosciuto come Mezzogiorno meno un quarto e ora titolato Sempre meglio che lavorare. Altre stelle di YouTube che arrivano sul grande schermo, insomma, ma siamo lontani da Guglielmo "Willwoosh" Scilla, Frank Matano e i vari Favij, Zoda e Clapis, non si tratta di una commedia scanzonata basata sulla popolarità dei suoi interpreti ma di un progetto personalissimo e, a quanto pare, anche un po' tagliente sul versante della satira e dell'autoironia: ci sembra molto più vicino un progetto come Italiano Medio di Maccio Capatonda, anche se questo nuovo film, nonostante manchino meno di due mesi all'uscita, è ancora un bel mistero.

Los pollos romanos

A svelarci qualcosa (lasciandoci tuttavia più dubbi che certezze) sono gli stessi Corradini, Di Capua e Vecchi, incontrati per la prima presentazione di Sempre meglio che lavorare e che si sono lasciati andare a una sequela interminabile di battute, gag e dichiarazioni fuorvianti impossibili da mettere nero su bianco. Eppure... gli viene chiesto che tipo di film è, del perché del cambio repentino di titolo, e la repentina risposta è che "Il cinema italiano vive tempi duri. Noi non volevamo fare il solito film coi ragazzi del sud che fa ridere, volevamo fare una cosa diversa, e c'eravamo solo noi, poveri sfigati, manco una donna, poi è arrivata la produzione e ci ha imposto dei cambiamenti e una donna nel cast. Ma non una donna qualunque: si chiama Margherita Vicario, che è anche una cantautrice, e ha un ruolo vero, non la classica robetta di altre pellicole. Poi il nostro progetto era per un film triste. Questo farà anche un po' ridere." Naturalmente il tono è sempre semiserio e si capisce che buona parte di quel che esce dalla bocca del trio è da prendere con le pinze, se non palesemente una aperta trollata. Non vengono risparmiate stilettate a certi 'colleghi' (Favij & co., nelle sale con Game Therapy) e sul loro successo effimero, che però li ha portati a guadagnare. Ma con prodotti di altri genere e livello rispetto al loro: "Se proponi fiction non guadagni nulla. Il primo anno abbiamo preso 300 euro con le pubblicità, e abbiamo deciso di toglierle. La rete ci serve come motore di promozione per quello che facciamo al di fuori, quello per cui veniamo pagati davvero. Non ti puoi lamentare se non guadagni con YouTube. Cioè, zì, stai a giocà con la Play, vuoi pure guadagnacce? Ma vai a lavorà davvero piuttosto."
Mentre si rimane sul vago riguardo alla trama del film vengono annunciati attori improbabili (The Rock e Gianni Morandi in un cameo, ad esempio) raccontando anche di come avessero scritto una scena memorabile per Jean-Claude Van Damme, ma "Voleva 200 mila euro per una posa. Tutto compreso, eh, cachet, viaggio, alloggio, prostitute, cocaina... ma noi anche se lo volevamo abbiamo risposto 'Ah zì, te stimiamo 'na cifra ma nun te li potemo dà'". Il clima è sempre più surreale, e quando parte il primo teaser trailer stentiamo a credere a quel che vediamo, pensando a un abile fotomontaggio. Eppure è tutto vero: Giancarlo Esposito in un fitto scambio di battute con la mitica nonna di Luca Vecchi in una bizzarra parodia di Breaking Bad che sa molto di metacinematografico. "È stato un grande. Dopo questa scena era sconvolto però, è dovuto andare a riposare in camper. E non si capiva nulla quando parlava. Inoltre questa scena nel film... non c'è! È fatta apposta come teaser. Le altre scene sue le ha girate tutte di seguito, ma non vi diciamo altro." Sì, ma il film? "Farà ridere ma non sono solo le nostre gag portate al cinema, vogliamo ritrovare anche una certa malinconia. Poi se andrà male sarà solo colpa nostra, ma non è un'operazione commerciale. Vorremmo fare vedere che noi trentenni possiamo fare qualcosa. Poi, ci riposeremo, e a cinquant'anni saremo ancora a fare i video, chissà, YouTube è come il calcetto per noi."