Lucca 2012

Anteprima Django Unchained

Il western secondo Tarantino. L'antipasto di Lucca Movies.

anteprima Django Unchained
Articolo a cura di
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Uno degli eventi migliori di Lucca Movies è stata la presentazione del listino Warner Bros accompagnato da un trailer reel di ben 30 minuti, seguito dall'anteprima di Hotel Transylvania. Inutile dire che non vedevamo l'ora di gustarci il promesso montaggio di alcune scene doppiate in italiano di Django Unchained, il nuovo film di Quentin Tarantino in uscita il 17 Gennaio 2013. Un western all'italiana riletto in chiave pulp, con molti rimandi al precedente Bastardi Senza Gloria.
Gli 8 minuti visionati erano gli stessi presentati a Cannes e al Comic Con di San Diego; come allo show californiano, anche al più modesto cinema Astra di Lucca il pubblico è andato in visibilio, applausi e risate condivano i momenti chiave secondo una riuscita lotteria registica di splatter, citazioni cinefile e umorismo.

Piú sono cattivi, piú mi pagano

La prima scena è in notturna. Una carovana di schiavi sta attraversando il deserto scortata da due uomini armati. In lontananza si avvicina un'ombra, un carro guidato da un solo uomo. Si presenta: è il Dr. King Schulz e il suo cavallo Fritz. Un dottore? Un dentista a essere precisi, come attestato dall'insegna sopra la sua testa raffigurante un molare ciondolante sopra una molla.
E' in cerca di uno schiavo da acquistare, per esempio quello in fondo alla fila il cui nome è Django. "Non è in vendita" gli rispondono minacciosi i due uomini. "Molto bene..." e in men che non si dica si trovano un proiettile conficcato nel petto fuoriuscito dalla pistola del Dr. Schultz. Tarantino opta per un buio improvviso, connesso allo spegnimento di una lanterna da cui dipartono alcuni proiettili, che esplodono in uno spruzzo di sangue.
La scena successiva vede la strana coppia fare il proprio ingresso a cavallo in una città degli Stati del Sud. L'intera cittadinanza lancia ai due una serie di occhiatacce: è inusuale vedere cavalcare un nero a fianco di un bianco. Schultz è in città per riscattare la taglia dei fratelli Brittle, mentre Django ha tutta l'intenzione di abbandonare il dentista per dedicarsi alla ricerca della moglie. Ne risulta un patto reciproco, cui segue un primo addestramento di Django con la pistola: l'ex-schiavo crivella di proiettili un pupazzo di neve con relativa naturalezza. "Bene, ora sappiamo che sei più veloce del pupazzo di neve" esclama divertito Schultz.
L'ultima scena mostrata vede ancora i due fianco a fianco mentre superano a cavallo l'insegna della piantagione di Spencer Gordon Bennet detto "Big Daddy". Il dentista parla al burbero schiavista con modi gentili e lo elogia come business man rivelandogli che ci sono "cinquemila ragioni per un proprietario di schiavi di parlare con lui". Mentre i due discutono d'affari, Django è accompagnato da una schiava a visitare la piantagione. C'è un siparietto comico in cui il primo cerca di convincere l'interlocutrice di essere libero; "quindi sei tu che vuoi vestirti in questo modo?" è il dubbio sollevato dalla schiava una volta constato il vestito da paggetto, un'imbarazzante casacca bluastra e un ridicolo collare.
La discussione si sposta sull'ipotesi che i fratelli Brittle si siano visti nei paraggi. In effetti - risponde lei - uno si trova nella valle limitrofa: Django schizza via e si dirige verso il luogo segnalato. Lo fredda con la pistola proprio mentre è intento a frustare una schiava rea di aver rotto alcune uova. "Mi piace il modo in cui muori, ragazzo".
Il pubblico in sala esplode e copre fragorosamente l'ultimo scambio di battute. Un vero peccato perchè vede al bancone di un bar Franco Nero, il Django del 1966, chiedere al Django del 2012 quale sia il suo nome. Un cameo che ha tutto il sapore di passaggio di consegne!

"Senza gli spaghetti western non esisterebbe parte del cinema italiano"

Siamo veramente estasiati da Django Unchained. Quentin Tarantino continua sulla strada segnata da Bastardi senza gloria, ovvero un western crudo ed estremo anche se non siamo propriamente nel Lontano Ovest; il regista non si fa mancare tocchi umoristici, inserti splatter e finissime citazioni. Un tocco personale capace di ravvivare la sua visione degli spaghetti western.
Se chiamate un cavallo Fritz e questo starnutisce ogni volta che pronunciate il suo nome, cosa vi sovviene? Forse la Frau Blücher di Frankenstein Junior, il cui appellativo scaturiva un nitrito in lontananza. Questa era semplice da riconoscere; forse non guarderete con altrettanto stupore al fotogramma in cui la testa di Django si sovrappone ad un cappio penzolante, autentico topos registico del western all'italiana.
Il film gioca proprio con l'immaginario comune del genere. Si diverte ad mischiare paesaggi già visti in centinaia di pellicole come ad esempio il deserto o la piantagione schiavista con altri inconsueti quali ad esempio una foresta fitta quasi teutonica e una placida cavalcata sulla neve fresca. Di western montani ne sono stati girati veramente pochi, ma uno dei più famosi è Il grande silenzio (1967), il cui regista è guardacaso lo stesso del primo Django, ovvero Sergio Corbucci.
Tarantino non smentisce la sua fama di avido cinefilo e sembra lanciare una sfida all'appassionato subissandolo di ammiccamenti e citazioni dai classici del genere. Ci sono i primi piani estremi alla Sergio Leone (C'era una volta il West), gli orizzonti dilatati di Petroni (...e per tetto un cielo di stelle), l'umorismo sottile di Barboni (Lo chiamavano Trinità). C'è addirittura spazio per un auto-compiacimento estrapolato dallo scontro finale del volume 1 di Kill Bill: nei pressi di una pagoda nipponica il sangue di Oren Nishii imbrattava delicatamente la soffice neve; in Django Unchained è il sangue sporco di un cow boy a macchiare l'illibata bellezza di un mazzo floreale.
E' cosa buona non sottovalutare nemmeno l'elemento umoristico della pellicola. L'accento tedesco del cacciatore di taglie Schultz (Christoph Waltz) ha un che di comico, un probabile strascico del pregresso Hans Landa di Bastardi senza gloria; la sua copertura dentistica suscita immediata ilarità anche a giudicare dal ciondolare del molare esposto sopra il carro. D'altro canto Django (Jamie Foxx) deve ancora guadagnarsi la nostra stima: le sequenze visionate hanno tratteggiato un personaggio acerbo e impacciato, inadatto alla nuova esistenza da uomo libero piuttosto che mosso da un astuto desiderio di vendetta.
La colonna sonora del montaggio presentato veicola sapientemente le due anime di Django Unchained, quella western e quella pulp. Niente Morricone a questo giro (utilizzato impropriamente in Bastardi senza gloria), ma una celebre ballata country in apertura (Ain't No Grave di Johnny Cash) e a seguire la celebre The Payback di John Brown.

Django Unchained Parafrasando la frase già cult pronunciata da Calvin Candie (Leonardo di Caprio), Django Unchained aveva guadagnato la nostra attenzione con i primi trailer, mentre ora ha la nostra più viva curiosità. Gli 8 minuti di montaggio visionati a Lucca Movies ci hanno presentato alcune delle tematiche della pellicola, condendo fugaci sequenze con scene vere e proprie allo stadio di post-produzione. I richiami agli spaghetti western degli anni '60 e '70 sono innumerevoli, il numero di citazioni cinefile si spreca, splatter e pulp condiscono le scene d'azioni e la caratterizzazione dei personaggi sembra discreta. In poche parole ci sono validi motivi per attendere in maniera spasmodica l'uscita nelle sale italiane, fissata per il 17 Gennaio.

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